Piccole lampade di Vangelo

Questa seconda domenica di Quaresima ci invita a contemplare la trasfigurazione di Gesù sul monte, davanti a tre dei suoi discepoli (cfr. Mc 9,2-10). Poco prima, Gesù aveva annunciato che, a Gerusalemme, avrebbe sofferto molto, sarebbe stato rifiutato e messo a morte. Possiamo immaginare cosa dev’essere successo allora nel cuore dei suoi amici, di quegli amici intimi, i suoi discepoli: l’immagine di un Messia forte e trionfante viene messa in crisi, i loro sogni vengono infranti, e li assale l’angoscia al pensiero che il Maestro in cui avevano creduto sarebbe stato ucciso come il peggiore dei malfattori. E proprio in quel momento, con quell’angoscia dell’anima, Gesù chiama Pietro, Giacomo e Giovanni e li porta con sé sulla montagna.

Il Vangelo dice: «Li condusse sul monte» (v. 2). Nella Bibbia, sempre il monte ha un significato speciale: è il luogo elevato, dove cielo e terra si toccano, dove Mosè e i profeti hanno fatto l’esperienza straordinaria dell’incontro con Dio. Salire al monte è avvicinarsi un po’ a Dio. Gesù sale verso l’alto insieme ai tre discepoli, e si fermano in cima al monte. Qui, Egli si trasfigura davanti a loro. Il suo volto raggiante e le sue vesti splendenti, che anticipano l’immagine da Risorto, offrono a quegli uomini impauriti la luce, la luce della speranza, la luce per attraversare le tenebre: la morte non sarà la fine di tutto, perché si aprirà alla gloria della risurrezione. Dunque, Gesù annuncia la sua morte, li porta sul monte e fa vedere loro cosa succederà dopo, la risurrezione.

Come esclamò l’apostolo Pietro (cfr. v. 5), è bello sostare con il Signore sul monte, vivere questo “anticipo” di luce nel cuore della Quaresima. È un invito a ricordarci, specialmente quando attraversiamo una prova difficile — e tanti di voi sanno che cos’è attraversare una prova difficile — che il Signore è risorto e non permette al buio di avere l’ultima parola.

A volte capita di attraversare momenti di oscurità nella vita personale, familiare o sociale, e di temere che non ci sia una via d’uscita. Ci sentiamo spauriti di fronte ai grandi enigmi come la malattia, il dolore innocente o il mistero della morte. Nello stesso cammino di fede, spesso inciampiamo incontrando lo scandalo della croce e le esigenze del Vangelo, che ci chiede di spendere la vita nel servizio e di perderla nell’amore, invece di conservarla per noi stessi e difenderla. Abbiamo bisogno, allora, di un altro sguardo, di una luce che illumini in profondità il mistero della vita e ci aiuti ad andare oltre i nostri schemi e oltre i criteri di questo mondo. Anche noi siamo chiamati a salire sul monte, a contemplare la bellezza del Risorto che accende barlumi di luce in ogni frammento della nostra vita e ci aiuta a interpretare la storia a partire dalla vittoria pasquale.Stiamo attenti, però: quel sentire di Pietro che «è bello per noi stare qui» non deve diventare una pigrizia spirituale. Non possiamo restare sul monte e godere da soli la beatitudine di questo incontro. Gesù stesso ci riporta a valle, tra i nostri fratelli e nella vita quotidiana. Dobbiamo guardarci dalla pigrizia spirituale: stiamo bene noi, con le nostre preghiere e liturgie, e ci basta questo. No! Salire sul monte non è dimenticare la realtà; pregare non è mai evadere dalle fatiche della vita; la luce della fede non serve per una bella emozione spirituale. No, questo non è il messaggio di Gesù. Siamo chiamati a fare esperienza dell’incontro con Cristo perché, illuminati della sua luce, possiamo portarla e farla risplendere ovunque. Accendere piccole luci nei cuori delle persone; essere piccole lampade di Vangelo che portano un po’ d’amore e di speranza: questa è la missione del cristiano. Preghiamo Maria Santissima, perché ci aiuti ad accogliere con stupore la luce di Cristo, a custodirla e a condividerla.

INCONTRI PARROCCHIALI

– ORGNANO: Martedì 27 febbraio, alle ore 20.30, IV^ Incontro con la Parola di Dio.

– MERETO DI TOMBA: Venerdì 1 marzo, alle 20.45, Veglia vocazionale animata dai chierici del Seminario di Castellerio. Siamo invitati a partecipare tutti in particolare i giovani.

– BLESSANO: Martedì 05 marzo, alle ore 20.30, V^ Incontro con la Parola di Dio.

– MERETO DI TOMBA: Lunedì 11 marzo, alle ore 10.30, S. Messa presieduta da mons. Andrea Bruno Mazzocato. Alleore 19.00, S. Messa con l’Unzione degli infermi, presiede don Gabriel.

BASILIANO: Mercoledì 13 marzo, alle ore 20.00, Ritiro quaresimale per i membri del  Consiglio di Collaborazione pastorale di Variano.

INSIEME N°09/2024

S.S. MESSE E CELEBRAZIONI DELLA SETTIMANA
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DOMENICA 25: II di QUARESIMA, viola.
A Basiliano: ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine.
SS. Messe Festive: ore 9.00, a Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15 a Basiliano, Blessano e Villaorba.

LUNEDÌ 26: Messa della feria, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: ore 18.30, Variano.

MARTEDÌ 27: Messa della feria, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: ore 18.30, Basagliapenta.

MERCOLEDÌ 28: Messa della feria, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: ore 18.30, Villaorba.

GIOVEDÌ 29: Messa della feria, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: ore 18.30, Vissandone.

VENERDÌ 01 MARZO: Messa della feria, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: ore 18.30, a Blessano.

SABATO 02: Messa della feria, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Messe Prefestive: ore 17.30, a Orgnano; ore 18.30, a Basiliano.
BASILIANO: dalle ore 15.00 alle ore 16.30, si svolgono le confessioni.

DOMENICA 03: III di QUARESIMA, viola.
A Basiliano: ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine.
SS. Messe Festive: ore 9.00, a Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15 a Basiliano, Blessano e Villaorba.
– ORGNANO: Ore 17.00, Adorazione.

NUTRIRSI SOLO DELLA PAROLA

Oggi, prima domenica di Quaresima, la Parola di Dio ci indica la strada per vivere in maniera fruttuosa i quaranta giorni che conducono alla celebrazione annuale della Pasqua. È la strada percorsa da Gesù, che il Vangelo, con lo stile essenziale di Marco, riassume dicendo che Egli, prima di incominciare la sua predicazione, si ritirò per quaranta giorni nel deserto, dove fu tentato da Satana (cfr. 1,12-15). Lo Spirito Santo, disceso su di Lui subito dopo il Battesimo ricevuto da Giovanni nel fiume Giordano, lo stesso Spirito ora lo spinge ad andare nel deserto, per affrontare il Tentatore. L’intera esistenza di Gesù è posta sotto il segno dello Spirito di Dio, che lo anima, lo ispira, lo guida.
Il deserto è il luogo dove Dio parla al cuore dell’uomo, e dove sgorga la risposta della preghiera, cioè il deserto della solitudine, il cuore staccato da altre cose e solo, in quella solitudine, si apre alla Parola di Dio. Ma è anche il luogo della prova e della tentazione, dove il Tentatore, approfittando della fragilità e dei bisogni umani, insinua la sua voce menzognera, alternativa a quella di Dio, che ti fa vedere un’altra strada, un’altra strada di inganno. Il Tentatore seduce. Infatti, durante i quaranta giorni vissuti da Gesù nel deserto, inizia il “duello” tra Gesù e il diavolo, che si concluderà con la Passione e la Croce. Tutto il ministero di Cristo è una lotta contro il Maligno nelle sue molteplici manifestazioni: guarigioni dalle malattie, esorcismi sugli indemoniati, perdono dei peccati. Dopo la prima fase in cui Gesù dimostra di parlare e agire con la potenza di Dio, sembra che il diavolo abbia la meglio, quando il Figlio di Dio viene rifiutato, abbandonato e, infine, catturato e condannato a morte. Sembra che il vincitore sia il diavolo. In realtà, proprio la morte era l’ultimo “deserto” da attraversare per sconfiggere definitivamente Satana e liberare tutti noi dal suo potere. E così Gesù ha vinto nel deserto della morte per vincere nella risurrezione.
Questo Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto ci ricorda che la vita del cristiano, sulle orme del Signore, è un combattimento contro lo spirito del male. Ci mostra che Gesù ha affrontato volontariamente il Tentatore e lo ha vinto; e al tempo stesso ci rammenta che al diavolo è concessa la possibilità di agire anche su di noi con le tentazioni.
La grazia di Dio ci assicura, con la fede, la preghiera e la penitenza, la vittoria sul nemico. Nelle tentazioni Gesù mai dialoga con il diavolo, mai. O lo scaccia via dagli indemoniati o lo condanna o fa vedere la sua malizia, ma mai un dialogo. E nel deserto sembra che ci sia un dialogo perché il diavolo gli fa tre proposte e Gesù risponde. Ma Gesù non risponde con le sue parole; risponde con la Parola di Dio, con tre passi della Scrittura. E questo dobbiamo fare anche tutti noi. Quando si avvicina il seduttore, incomincia a sedurci: «Ma pensa questo, fa quello…». La tentazione è di dialogare con lui, come ha fatto Eva; e se noi entriamo in dialogo con il diavolo saremo sconfitti. Mettetevi questo nella testa e nel cuore: con il diavolo mai si dialoga, non c’è dialogo possibile. Soltanto la Parola di Dio.
Nel tempo di Quaresima, lo Spirito Santo sospinge anche noi, come Gesù, ad entrare nel deserto. Si tratta di una dimensione esistenziale in cui fare silenzio, metterci in ascolto della Parola di Dio, perché si compia in noi la vera conversione. Non avere paura del deserto, cercare più momenti di preghiera, di silenzio, per entrare in noi stessi. Siamo chiamati a camminare sui sentieri di Dio, rinnovando le promesse del nostro Battesimo: rinunciare a Satana, a tutte le sue opere e a tutte le sue seduzioni. Il nemico è lì accovacciato. Ma mai dialogare con lui. Ci affidiamo alla materna intercessione della Vergine Maria.

VICINANZA, COMPASSIONE E TENEREZZA

Il Vangelo di oggi (cfr. Mc 1,40-45) ci presenta l’incontro fra Gesù e un uomo malato di lebbra. I lebbrosi erano considerati impuri e, secondo le prescrizioni della Legge, dovevano rimanere fuori dal centro abitato. Erano esclusi da ogni relazione umana, sociale e religiosa. Gesù, invece, si lascia avvicinare da quell’uomo, si commuove, addirittura stende la mano e lo tocca. Così, Egli realizza la Buona Notizia che annuncia: Dio si è fatto vicino alla nostra vita, ha compassione per le sorti dell’umanità ferita e viene ad abbattere ogni barriera che ci impedisce di vivere la relazione con Lui, con gli altri e con noi stessi. Ricordatevi bene questa parola, vicinanza. Compassione: il Vangelo dice che Gesù vedendo il lebbroso, ne ebbe compassione. E tenerezza. Tre parole che indicano lo stile di Dio: vicinanza, compassione, tenerezza. In questo episodio possiamo vedere due “trasgressioni” che si incontrano: la trasgressione del lebbroso che si avvicina a Gesù — e non poteva farlo —, e Gesù che, mosso a compassione, lo tocca con tenerezza per guarirlo — e non poteva farlo —. Sono due trasgressioni.
La prima trasgressione è quella del lebbroso: nono­stante le prescrizioni della Legge, egli esce dall’isolamento e viene da Gesù. La sua malattia era considerata un castigo divino, ma, in Gesù, egli può vedere un altro volto di Dio: non il Dio che castiga, ma il Padre della compassione e dell’amore, che ci libera dal peccato e mai ci esclude dalla sua misericordia. Così quell’uomo può uscire dall’isolamento, perché in Gesù trova Dio che condivide il suo dolore. L’atteggiamento di Gesù lo attira, lo spinge a uscire da sé stesso e ad affidare a Lui la sua storia dolorosa.
La seconda trasgressione è quella di Gesù: mentre la Legge proibiva di toccare i lebbrosi, Egli si commuove, stende la mano e lo tocca per guarirlo. Non si limita alle parole, ma lo tocca. E toccare con amore significa stabilire una relazione, entrare in comunione, coinvolgersi nella vita dell’altro fino a condividerne anche le ferite. Con questo gesto Gesù mostra che Dio, che non è indifferente, non si tiene a “distanza di sicurezza”; anzi, si avvicina con compassione e tocca la nostra vita per risanarla con tenerezza. È lo stile di Dio: vicinanza, compassione e tenerezza.
A ciascuno di noi può capitare di sperimentare ferite, fallimenti, sofferenze, egoismi che ci chiudono a Dio e agli altri, perché il peccato ci chiude in noi stessi, per vergogna, per umiliazioni, ma Dio vuole aprire il cuore. Dinanzi a tutto questo, Gesù ci annuncia che Dio non è un’idea o una dottrina astratta, ma Dio è Colui che si “contamina” con la «Ma padre, cosa sta dicendo? Che Dio si contamina?». Non lo dico io, lo ha detto san Paolo: si è fatto peccato (cfr. 2Cor 5,21). Lui che non è peccatore, che non può peccare, si è fatto peccato. Guarda come si è contaminato Dio per avvicinarsi a noi, per avere compassione e per far capire la sua tenerezza. Vicinanza, compassione e tenerezza.
Per rispettare le regole della buona reputazione e delle consuetudini sociali, noi spesso mettiamo a tacere il dolore o indossiamo delle maschere che lo camuffano. Per far quadrare i calcoli dei nostri egoismi o le leggi interiori delle nostre paure, non ci coinvolgiamo troppo nelle sofferenze degli altri. Chiediamo invece al Signore la grazia di vivere queste due “trasgressioni” del Vangelo di oggi. Quella del lebbroso, perché abbiamo il coraggio di uscire dal nostro isolamento e, invece di restare lì a commiserarci o a piangere i nostri fallimenti, le lamentele, e invece di questo andiamo da Gesù così come siamo: «Signore io sono così». Sentiremo quell’abbraccio, quell’abbraccio di Gesù tanto bello. E poi la trasgressione di Gesù: un amore che fa andare oltre le convenzioni, che fa superare i pregiudizi e la paura di mescolarci con la vita dell’altro. Impariamo a essere “trasgressori” come questi due: come il lebbroso e come Gesù.

DURANTE LA QUARESIMA

*Riscopriamo il silenzio, la meditazione, l’adorazione eucaristica!

*Riscopriamo la Passione di Gesù  (la “Via Crucis”, dopo la 1^ di Quaresima)!
-Basiliano: ogni Venerdì alle ore 18.30.
-Basagliapenta: ogni Lunedì alle ore 18.30.
-Blessano: ogni Mercoledì alle ore 18.30.
-Orgnano: ogni Venerdì alle ore 18.30.
-Variano: ogni Venerdì alle ore 18.30.
-Villaorba: ogni Venerdì alle ore 18.00.
-Vissandone: ogni Lunedì alle ore 18.30.

*Riscopriamo la sobrietà della tavola e il digiuno!
Digiuno il Mercoledì delle Ceneri (14 febbraio) e il Venerdì Santo (29 marzo).
Astinenza (la mensa senza la carne), tutti i venerdì di Quaresima.
-Altre rinunce personali.

*Riscopriamo la carità!
Durante la Quaresima, raccogliamo con cuore generoso la nostra carità per i “Progetti missionari” sostenuti dalle nostre parrocchie:

  • “Progetto Kandì” in Benin (per i bambini del catechismo, Basagliapenta, Orgnano, Villaorba);
  • “Progetto SCUOLA MATERNA” (per Variano);
  • “Progetto Talmil Nadu” in India (per Vissandone),
  • “PROGETTO CASA DEL BAMBINO” Missioni Suore Dimesse Brasile (per Basiliano e Blessano).

CHINARSI A RIALZARE L’ALTRO

Il Vangelo di oggi (cfr. Mc1,29-39), presenta la guarigione, da parte di Gesù, della suocera di Pietro e poi di tanti altri malati e sofferenti che si stringono a Lui. Quella della suocera di Pietro è la prima guarigione di ordine fisico raccontata da Marco: la donna si trovava a letto con la febbre; nei suoi confronti, l’atteggiamento e il gesto di Gesù sono emblematici: «Si avvicinò, la fece alzare pren­dendola per mano» (v. 31). C’è tanta dolcezza in questo semplice atto, che sembra quasi naturale: «La febbre la lasciò ed ella li serviva» (ibid.). Il potere risanante di Gesù non incontra alcuna resistenza; e la persona guarita riprende la sua vita normale, pensando subito agli altri e non a sé stessa: e questo è significativo, è segno di vera “salute”!
Quel giorno era un sabato. La gente del villaggio aspetta il tramonto e poi, finito l’obbligo del riposo, esce e porta da Gesù tutti i malati e gli indemoniati. E Lui li guarisce, ma vieta ai demoni di rivelare che Lui è il Cristo (cfr. vv. 32-34). Fin dall’inizio, dunque, Gesù mostra la sua predilezione per le persone sofferenti nel corpo e nello spirito: è una predilezione di Gesù avvicinarsi alle persone che soffrono sia nel corpo sia nello spirito. È la predilezione del Padre, che Lui incarna e manifesta con opere e parole. I suoi discepoli ne sono stati testimoni oculari, hanno visto questo e poi lo hanno testimoniato. Ma Gesù non li ha voluti solo spettatori della sua missione: li ha coinvolti, li ha inviati, ha dato anche a loro il potere di guarire i malati e scacciare i demoni (cfr. Mt 10,1; Mc 6,7). E questo è proseguito senza interruzione nella vita della Chiesa, fino ad oggi. E questo è importante. Prendersi cura dei malati di ogni genere non è per la Chiesa un’attività opzionale”, no! Non è qualcosa di accessorio, no! Prendersi cura dei malati di ogni genere fa parte integrante della missione della Chiesa, come lo era di quella di Gesù. E questa missione è portare la tenerezza di Dio all’umanità sofferente. […]
La voce di Giobbe, che risuona nella liturgia odierna, ancora una volta si fa interprete della nostra condizione umana, così alta nella dignità — la nostra condizione umana, altissima nella dignità — e nello stesso tempo così fragile. Di fronte a questa realtà, sempre sorge nel cuore la domanda: «Perché?».
E a questo interrogativo Gesù, Verbo Incarnato, risponde non con una spiegazione — a questo perché siamo così alti nella dignità e così fragili nella condizione, Gesù non risponde a questo perché con una spiegazione —, ma con una presenza d’amore che si china, che prende per mano e fa rialzare, come ha fatto con la suocera di Pietro. Chinarsi per far rialzare l’altro. Non dimentichiamo che l’unico modo lecito di guardare una persona dall’alto in basso è quando tu tendi la mano per aiutarla a sollevarsi. L’unica. E questa è la missione che Gesù ha affidato alla Chiesa.
Il Figlio di Dio manifesta la sua signoria non “dall’alto in basso”, non a distanza, ma chinandosi, tendendo la mano; manifesta la sua signoria nella vicinanza, nella tenerezza e nella compassione. Vicinanza, tenerezza, compassione sono lo stile di Dio. Dio si fa vicino e si fa vicino con tenerezza e con compassione.
Quante volte nel Vangelo leggiamo, davanti a un problema di salute o qualsiasi problema, «ne ebbe compassione». La compassione di Gesù, la vicinanza di Dio in Gesù è lo stile di Dio. Il Vangelo di oggi ci ricorda anche che questa compassione affonda le radici nell’intima relazione con il Padre. Perché? Prima dell’alba e dopo il tramonto, Gesù si appartava e rimaneva da solo a pregare (cfr. v. 35). Da lì attingeva la forza per compiere il suo ministero, predicando e operando guarigioni.
La Vergine Santa ci aiuti a lasciarci guarire da Gesù – ne abbiamo sempre bisogno, tutti – per poter essere a nostra volta testimoni della tenerezza risanatrice di Dio.

 

INCONTRI CON I NONNI

Siamo felici di invitarvi in ORATORIO a Basiliano, per stare assieme, chiacchierando, giocando e pregando:
Domenica 4 febbraio       dalle ore 15 alle ore 17
Domenica 18 febbraio  dalle ore 15 alle ore 17
Domenica 3 marzo          dalle ore 15 alle ore 17
Domenica 17 marzo        dalle ore 15 alle ore 17
(a seguire altre date)
Vi aspettiamo!

Le suore e don Gabriel

CELEBRAZIONI BATTESIMI

In tutte le parrocchie: Domenica 07 aprile 2024
Incontri di preparazione Genitori al Battesimo:
Giovedì 07 marzo; Giovedì 14 marzo;
Mercoledì 20 marzo e Giovedì 04 aprile.
(l’ultimo, anche con la presenza dei padrini).

Gli incontri si svolgono nella sala parrocchiale
di Basiliano, dalle 20.00 alle 21.00.

Iscrizioni mediante colloquio con il Parroco.

IL TEMPO E LA CONVERSIONE

Il brano evangelico di questa domenica ci mostra, per così dire, il “passaggio del testimone” da Giovanni Battista a Gesù. Giovanni è stato il precursore, Gli ha preparato il terreno e Gli ha preparato la strada: ora Gesù può iniziare la sua missione e annunciare la salvezza ormai presente; era Lui la salvezza. La sua predicazione è sintetizzata in queste parole: “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo”. E’ un messaggio che ci invita a riflettere su due temi essenziali: il tempo e la conversione.
Il tempo va inteso qui come la durata della storia della salvezza operata da Dio; quindi, il tempo “compiuto” è quello in cui questa azione salvifica arriva al suo culmine, alla piena attuazione: è il momento storico in cui Dio ha mandato il Figlio nel mondo e il suo regno si è fatto più che mai “vicino”. La salvezza non è automatica; la salvezza è un dono d’amore e come tale offerto alla libertà umana. Essendo libero l’amore richiede una risposta libera: richiede la nostra conversione.. Si tratta cioè di cambiare mentalità e di cambiare vita: non seguire più i modelli del mondo, ma quello di Dio, che è Gesù. E’ un cambiamento decisivo di visione e di atteggiamento. Infatti, il peccato, soprattutto il peccato della mondanità che è come l’aria, pervade tutto, ha portato una mentalità che tende all’affermazione di sé stessi contro gli altri e anche contro Dio. E’ difficile esprimere la propria identità nello spirito del mondo in termini positivi e di salvezza: è contro sé stessi, contro gli altri e contro Dio. E per questo scopo non esita—la mentalità del peccato, la mentalità del mondo—a usare l’inganno e la violenza. Vediamo cosa succede con l’inganno e la violenza: cupidigia, voglia di potere e non di servizio, guerre, sfruttamento della gente… Certamente ha la sua origine nel padre del inganno, il grande bugiardo, il diavolo.
A tutto ciò si oppone il messaggio di Gesù, che invita a riconoscersi bisognosi di Dio e della sua grazia; ad avere un atteggiamento equilibrato nei confronti dei beni terreni; a essere accoglienti e umili verso tutti; a conoscere e realizzare sé stessi nell’incontro e nel servizio agli altri. Per ciascuno di noi il tempo in cui poter accogliere la redenzione è breve: è la durata della nostra vita in questo mondo.
La vita è un dono dell’infinito amore di Dio, ma è anche tempo di verifica del nostro amore verso di Lui. Perciò ogni momento è tempo prezioso per amare Dio e per amare il prossimo, e così entrare nella vita eterna.
La storia della nostra vita ha due ritmi: uno misurabile, fatto di ore, di giorni, di anni; l’altro, composto dalle stagioni del nostro sviluppo: nascita, infanzia, adolescenza, maturità, vecchiaia, morte.
Ogni tempo, ogni fase, ha un valore proprio, e può essere momento privilegiato di incontro con il Signore. La fede ci aiuta a scoprire il significato spirituale di questi tempi: ognuno contiene una particolare chiamata del Signore, alla quale possiamo dare una risposta positiva o negativa.
Cari fratelli e sorelle, stiamo attenti e non lasciamo passare Gesù senza riceverlo. Sant’Agostino diceva: “Ho paura di Dio quando passa”. Paura di non riconoscerlo, di non vederlo, di non accoglierlo.  ù

Papa Francesco