RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’essenzialità nei rapporti interpersonali (5)

«Addio, disse la volpe. Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». (Antoine de Saint Exupéry, “Il piccolo Principe). Ma cos’è così essenziale è così prezioso, e così invisibile, che bisogna avere occhi speciali per cercarlo nei rapporti?
Ad esempio, l’essenzialità nell’amore fra due sposi, sta nel ricercare la sincerità, la sintonìa, il dialogo, l’armonia fra i due; con l’essenzialità, non ci si preoccupa più di ricoprirsi di “cose”, spesso inutili, ma di ricercare insieme ciò che lega i due cuori con legami di fede, di speranza e amore, attraverso i valori da costruire e condividere insieme, attraverso gli obiettivi da raggiungere, anche con tanto e tanto sacrificio.
Tra due sposi, tra amici veri, tra genitori e figli, l’essenzialità nasce e si fonda sulla gratuità, o meglio nasce da ciò che è invisibile agli occhi ma necessario al cuore e alla vita di relazione.
A volte, anche le parole risultano secondarie perché non c’è bisogno di “piazzare” nessun prodotto commerciale al partner; non c’è bisogno di “comprare” nessun affetto con regali o denaro: sì, tutto è fondato sulla gratuità. E proprio la gratuità è così essenziale da divenire il criterio ultimo di verifica per autenticare la verità di un rapporto. “L’essenzialità è muta, come la verità. L’essenzialità è silenzio…” (M. L. Del Zompo), quanto sono vere queste parole…
Anche Gesù ce lo insegna: «Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e comperavano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si portassero cose attraverso il tempio» (Marco 11, 15-16). Il tempio di Dio, e ogni altro luogo santo non può essere il luogo di un commercio, ma dell’adorazione e della lode.
I fidanzati, spesso preoccupati di non perdere l’amato, non si “occupano” di ricercare l’essenziale nei loro rapporti, e trasformano ciò che è più santo e bello, più alto e simbolico in un “rapporto commerciale”, minando così -se non distruggendo- alla radice, ogni relazione che abbia durata nel tempo.
La crisi del Covid-19, accompagnata dalla crisi economica, dalla crisi di senso e di speranza, ci aiutino tutti a sfrondare, spogliare e restituire ai rapporti tra le persone -specie i rapporti tra gli sposi e quelli più santi- ciò che essenziale perché una relazione sia duratura, stabile e fedele. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Ritrovare l’essenzialità cristiana che è la fede (4)
L’essenziale per ogni credente è affidarsi al mistero del Signore e alla Sua Pasqua e vivere la propria esistenza in comunione con Lui. L’esperienza della fede è percorsa dall’esigenza di vedere. Vedere il volto di Dio: è la domanda che dice il bisogno di pienezza che c’è nella vita, nostra e di ogni persona; vedere Gesù, domanda che tanti anche oggi rivolgono a noi credenti, alla nostra testimonianza, alla Chiesa.
Vedere è una promessa: quella che Gesù fa ai suoi, quando promette di mostrarsi in Galilea, cioè in quella terra oscura in cui egli stesso è vissuto nell’anonimato di Nazareth e nel silenzio di trent’anni di vita ordinaria. Siamo convinti che se sapremo nuovamente, con intensità e con gioia, orientare lo sguardo verso il Volto di Gesù potremo trovare pienezza alla nostra vita: questo non significa che troveremo risoluzione ai problemi di questo tempo, ma che avremo una forza nuova per affrontarli e che il contatto con questo tempo difficile avrà rigenerato e risvegliato in noi l’esigenza e il gusto di vivere l’originalità cristiana con nuova convinzione e con nuova motivazione.
Per poter rigenerare la nostra esperienza di fede abbiamo bisogno di un’attenzione costante alla Parola del Signore, per ridare in essa nuova profondità alla vita cristiana.
Forse ci siamo fatti l’idea che essere cristiani significa soprattutto dedicarsi con generosità ad una serie di impegni che, pur buoni, ci fa perdere il gusto della dimensione interiore della fede, soprattutto quella della preghiera e dell’ascolto della Parola. È proprio l’ascolto, insieme alla preghiera, ciò che modella la nostra vita sul pensiero di Dio e la coinvolge nel suo mistero: è nell’ascolto che cresciamo nella consapevolezza che tutto è dono e che si è cristiani perché siamo continuamente rigenerati dalla misericordia; figli in un amore che ci precede e ci salva non per i nostri meriti o per quelli dei nostri impegni; chiamati dalla grandezza di un amore che ci guida, ci consola, ci sorregge, ci indica la strada, ci parla di un Padre pronto ad accoglierci infinite volte.
Il ritmo di questo cammino è quello che la Chiesa scandisce nel suo percorso di fede, quello della liturgia: della domenica e dell’anno liturgico, celebrazione del tempo di Dio che salva le nostre giornate. Ritorniamo all’ “essenziale” per gustare queste dimensioni della vita cristiana e riscoprirle nella loro freschezza e nella loro forza vitale.                                                       dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Ritrovare l’essenzialità della fede cristiana (3)

Dopo la sosta di domenica scorsa, riprendiamo la riflessione sull’essenzialità, poiché in questo tempo di pandemia è davvero un tema importante. Nel terzo millennio, schiacciati da ritmi di vita sempre più stressanti e soprattutto da sovraccarichi che rendono difficile il vivere e il vivere anche la fede, il termine essenzialità può aiutarci a cercare ciò che vale, ciò che importante, per non perdere tempo, energie dietro a ciò che non è essenziale per essere uomini e donne.
Se ne “Il piccolo Principe” di Antoine de Saint Exupéry emerge il tema dell’essenziale come invisibile agli occhi, è perché da sempre noi cristiani abbiamo ricercato, più dell’esteriorità, il profondo rapporto con Dio, invisibile, ma reale, anche se nascosto agli occhi, ma presente nei nostri cuori.
Ma di quale Dio parliamo? È “essenziale” conoscere bene il suo volto, conoscere i tratti della sua divinità; infatti, se sbagli “dio”, sbagli la tua vita. Per dire di essere cristiani, non basta dire: “Credo in un supremo”, o in un vago “essere superiore”; e neppure basta solo affermare “di credere nel Creatore”. Anche ebrei, musulmani, buddisti, ecc… credono in un Dio così. Il Dio nel quale noi cristiani crediamo è molto di più di solo questo. È “essenziale” capire che Gesù ha speso la sua esistenza per farci conoscere il vero volto di Dio-“Padre”, quel volto di Dio che i giudei non conoscevano, perché riponevano la loro fiducia non in Dio-padre, ma nella osservanza scrupolosa della sua Legge.
Gesù ha ripetuto con insistenza che “non la Legge salva”, ma “il Padre salva noi”, con la Sua potenza, il Suo amore, la Sua misericordia. Se non conosci Dio non puoi amarlo, non puoi parlare di Lui ai tuoi figli, perché non lo conosci. La conoscenza di Dio “per sentito dire”, o “in modo generico” non riscalda il nostro cuore, non profuma come una essenza preziosa la nostra vita.
Ecco allora, che è essenziale riprendere in mano le parole di Gesù (Vangelo) per conoscere questo Dio, perché Egli sia davvero il Padre su cui costruire la nostra relazione di fede, nell’amore e nella preghiera, e da cui saper trarre i fondamenti dello stile di vita su cui costruire le nostre scelte di vita morale.

dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’essenzialità per un cristiano (2)
 La frase di riferimento da cui siamo partiti è tratta da “Il piccolo Principe” di A. de Saint Exupéry «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore -disse la volpe-. L’essenziale è invisibile agli occhi». Ma cos’è essenziale o così prezioso, da essere anche così invisibile, da dover avere occhi speciali per cercarlo? Il vocabolo “essenzialità” parla di una “essenza”, cioè di ciò che è profumato. Essa ci rimanda alla necessità di interrogarci a fondo, e scoprire cosa dia profumo alla nostra vita (se ancora abbiamo il naso per odorare i profumi veri dai cattivi odori). In una società che ha perso l’essenziale, perché rincorre l’inutile, riabituarci a cercare l’essenzialità non è semplice, bisogna “riaffinare” il gusto delle cose grandi, reimparare la grammatica dell’invisibile e di ciò che è nascosto.
Ricominciare a tacere, a fare silenzio, a pensare, a interrogarci, ad andare a fondo, a cercare nel pozzo del nostro cuore e delle nostre relazioni. Più autenticamente, per un cristiano, l’essenza delle cose o del vivere, la si trova in Dio – e più precisamente nel cuore di Dio- che possiede l’ “idea iniziale” di tutto, perché tutto Egli ha fatto con sapienza e amore.
Reimparare a stare in silenzio è mestiere non facile per chi è abituato al rumore, al caos delle scelte e delle azioni, e prima ancora al disordine mentale. Siamo figli di una società delle tante chiacchiere vane, inutili e stancanti, piene del nulla che esce dai palati, che non hanno il “profumo dell’essenza”, ma che semplicemente sono pronunciate per riempire il tempo o seppellire gli altri sotto la propria arroganza.
Quando non ci sono i tempi del silenzio nella propria vita, non la si apprezza come valore grande. Dice il Salmo 39: “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giornisaprò quanto è breve la mia vita” (Sl 39,5). Senza il silenzio, non si apprezza l’essenza, il profumo o la gioia del vivere. Senza il silenzio non si scopre neppure l’essenzialità di un rapporto con Dio, che tutto dona e tutto illumina di senso: “Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza, davanti a te (l’uomo) è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive, … un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga” (Sl 39,6-7).
Davvero ci conviene riscoprire il silenzio per riscoprire l’essenza, il valore, il profumo, la grandezza della vita, che è già di per sé così breve. “Sto in silenzio, non apro bocca, perché sei tu che agisci(Sl 39, 10.12).
Certo il silenzio può apparire inutile, perché invisibile; ma «L’essenziale è invisibile agli occhi».                                                                      dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’essenzialità per un cristiano (2)

La frase di riferimento da cui siamo partiti è tratta da “Il piccolo Principe” di A. de Saint Exupéry «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore -disse la volpe-. L’essenziale è invisibile agli occhi». Ma cos’è essenziale o così prezioso, da essere anche così invisibile, da dover avere occhi speciali per cercarlo? Il vocabolo “essenzialità” parla di una “essenza”, cioè di ciò che è profumato. Essa ci rimanda alla necessità di interrogarci a fondo, e scoprire cosa dia profumo alla nostra vita (se ancora abbiamo il naso per odorare i profumi veri dai cattivi odori). In una società che ha perso l’essenziale, perché rincorre l’inutile, riabituarci a cercare l’essenzialità non è semplice, bisogna “riaffinare” il gusto delle cose grandi, reimparare la grammatica dell’invisibile e di ciò che è nascosto.
Ricominciare a tacere, a fare silenzio, a pensare, a interrogarci, ad andare a fondo, a cercare nel pozzo del nostro cuore e delle nostre relazioni. Più autenticamente, per un cristiano, l’essenza delle cose o del vivere, la si trova in Dio – e più precisamente nel cuore di Dio- che possiede l’ “idea iniziale” di tutto, perché tutto Egli ha fatto con sapienza e amore.
Reimparare a stare in silenzio è mestiere non facile per chi è abituato al rumore, al caos delle scelte e delle azioni, e prima ancora al disordine mentale. Siamo figli di una società delle tante chiacchiere vane, inutili e stancanti, piene del nulla che esce dai palati, che non hanno il “profumo dell’essenza”, ma che semplicemente sono pronunciate per riempire il tempo o seppellire gli altri sotto la propria arroganza.
Quando non ci sono i tempi del silenzio nella propria vita, non la si apprezza come valore grande. Dice il Salmo 39: “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giornisaprò quanto è breve la mia vita” (Sl 39,5). Senza il silenzio, non si apprezza l’essenza, il profumo o la gioia del vivere. Senza il silenzio non si scopre neppure l’essenzialità di un rapporto con Dio, che tutto dona e tutto illumina di senso: “Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza, davanti a te (l’uomo) è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive, … un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga” (Sl 39,6-7).
Davvero ci conviene riscoprire il silenzio per riscoprire l’essenza, il valore, il profumo, la grandezza della vita, che è già di per sé così breve. “Sto in silenzio, non apro bocca, perché sei tu che agisci(Sl 39, 10.12).
Certo il silenzio può apparire inutile, perché invisibile; ma «L’essenziale è invisibile agli occhi». dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Il ritorno all’essenzialità (1)

Per qualche settimana rifletteremo sulla essenzialità. Ho deciso di proporre queste riflessioni alla luce dell’esperienza maturata durante la pandemia, che tutti abbiamo vissuto. Iniziamo da questa domenica.
«Addio, disse la volpe. Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi». Queste poche righe sono tratte da “Il piccolo Principe” del francese Antoine de Saint Exupéry, una fiaba per bimbi, ma anche per i più grandi.
Cos’è? L’essenziale è così prezioso, ma anche così invisibile, che bisogna avere occhi speciali per cercarlo. A volte è perfino difficile riuscire a discernere le cose veramente importanti da quelle superflue.
La parola “essenzialità” dice ciò che è “essenza” (e dunque è profumato come ogni essenza), succo spremuto; è ciò che sta a fondamento, per costruire scelte di vita e trasmettere alle nuove generazioni, ciò che non può, e non deve essere perso. L’essenziale è il “prezioso”, la “perla” del vangelo, da distinguere dal superfluo. Per ottenere la perla si deve vendere tutto (Matteo 13,45), lasciar perdere altro, meno importante. L’essenzialità è la capacità di saper scegliere, di cogliere ciò che è di gran valore, è autentico, da ciò che invece è falso, magari un “falso d’autore”, ma sempre falso.
Il mondo può anche dirti che è preziosa una cosa, ma tu cristiano sai che invece è di maggior valore un’altra cosa, magari invisibile. Un esempio può aiutarci a comprendere: si può vivere senza una bella automobile, ma non senza una famiglia, il cui clima d’amore, è apparentemente invisibile, ma è reale. Certo è più appariscente e brillante agli occhi della mentalità del mondo il possesso dell’automobile. Puoi perfino illuderti di “essere qualcuno” perché possiedi un’automobile; ma senza la famiglia l’essere umano è inconsistente, perché non si umanizza, non diviene uomo-adulto, non conosce il concetto di fratellanza, quindi neppure il concetto di condivisione, rinuncia, rispetto, pazienza, perdono,… Sì è vero: «L’essenziale è invisibile agli occhi».      dD

 

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

                     La Pentecoste ci insegna ad essere liberi.

«Libertà è una parola fondamentale, se non «la» parola fondamentale per ogni lessico civile» (Massimo Recalcati). La vita umana esige libertà e tuttavia, la libertà non è solo un’esperienza di liberazione, di affermazione di sé, ma è anche, paradossalmente, una «condanna». L’uomo, infatti, come affermava il filosofo ateo Jean Paul Sartre, «è condannato a essere libero», perché a differenza del mondo animale dove la legge dell’istinto predomina sui comportamenti, nel mondo degli uomini è necessario che avvenga continuamente una scelta. Questo significa che non possiamo mai liberarci dalla libertà; se siamo liberi non è perché abbiamo scelto la libertà, ma perché siamo gettati nella libertà, forzatamente consegnati, vincolati, incatenati alla libertà. Nessuno infatti può scegliere al nostro posto. Non posso liberarmi dalla responsabilità della scelta, anche se scelgo di non scegliere, questa opzione resterà sempre espressione di una scelta mia.
L’uomo è perfino libero di rifiutare Dio, il suo Creatore, per essere libero da Dio, pensando così di raggiungere la sua piena autonomia. Ma questa «libertà da» in se stessa non è ancora una «libertà di» o una «libertà per». Questo significa che non basta educarci o educare a liberarci dalle costrizioni civili o religiose. Non siamo liberi semplicemente perché non siamo costretti a fare qualche scelta. Siamo veramente liberi quando la nostra vita sa farsi dono a qualcuno, quando facciamo dono della nostra libertà a qualcun altro, per amore, per amare, per servire, per realizzare una causa di bene.
La solennità della Pentecoste ci pone davanti alla libertà che lo Spirito Santo genera in noi attraverso la Parola di Dio e i Sacramenti. Ce lo testimoniano gli apostoli e i martiri: Egli ci rende liberi di amare, fino al martirio, fino a consumarci totalmente per Dio e per i fratelli. Solo così la libertà che sgorga dal Vangelo non sarà più una «condanna», ma una gioia, e una gioia da condividere con altri. Il nome di questa «libertà» è Gesù. Chi lo segue diventa libero di amare come Lui, e la sua vita attira altri non nella trappola di una «condanna», ma in un fiume di gioia. Chi lo segue costruisce Chiesa fondata sulla libertà, non sulla paura, né sulla condanna. Chi segue Cristo diventa una sorgente di libertà.               dD

 

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’Ascensione ci insegna l’arte della testimonianza.

I discepoli sono ritornati in Galilea, su quel monte che conoscevano bene. “Quando lo videro, si prostrarono” (Matteo 28,16-20). Gesù lascia la terra con un bilancio apparentemente fallimentare: Giuda lo ha tradito; gli Undici sono impauriti e confusi; un piccolo nucleo di donne sono più coraggiose e fedeli. Lo hanno seguito per tre anni sulle strade della Palestina, non hanno capito molto, ma lo hanno amato molto. Questa è la sola garanzia di cui Gesù ha bisogno, che i suoi discepoli lo amino molto. Ora può tornare al Padre, rassicurato di essere amato, anche se non del tutto capito. Adesso, sa che nessuno di quegli uomini e di quelle donne lo dimenticherà.
Essi però dubitarono…”. Gesù compie un atto di enorme fiducia in persone che dubitano ancora. Non rimane ancora un po’ per spiegare meglio il suo messaggio, per chiarire i punti oscuri; ma affida il suo messaggio a gente che dubita ancora; sì, non esiste fede vera senza dubbi. Gesù lo sa, ognuno deve camminare con le sue gambe e approfondire la sua relazione con Cristo. Gesù affida il mondo che ha “sognato” alla fragilità degli Undici, e non all’intelligenza dei primi della classe; affida la Verità a uomini e donne pieni di dubbi, chiama gli apostoli impauriti ad andare fino agli estremi confini della terra. Egli ha fede in noi, più di quanto noi abbiamo fede salda in lui.
A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra… Andate dunque”: sono io quello che vive in voi e vi spinge, vi manda, vi sostiene. “Fate discepoli tutti i popoli…” per contagio, per testimonianza; quasi una pandemia di fede in Gesù, di vita nello spirito, di amore versato. “Io sono con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Sì, Gesù è con noi, sempre; non siamo mai soli.
Questa è la festa dell’Ascensione: Gesù non è andato lontano, in qualche angolo del Cielo, ma è ritornato al Padre, e si è fatto più vicino di prima. Se prima era insieme con i discepoli sulla terra, ora sarà dentro di loro, per sempre. Non è andato al di là delle nubi, ma al di là delle apparenze, per entrare nei cuori e nella storia, attraverso una “pandemia della testimonianza cristiana”. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Sono passati quasi 80 giorni da quando è iniziata questa pandemia! 40 prima di Pasqua; circa 40 dopo Pasqua. E già i numeri, presi dal simbolismo biblico, ci dicono molto. Si tratta di un’esperienza che deve insegnarci qualcosa. Dio ci parla, e noi desideriamo ascoltarlo, non sciupiamo questa opportunità!
Ma ora è tempo di celebrare di nuovo insieme la nostra fede. Non bastano la Tv e i social a farci vivere la nostra fede. Ci vuole una comunità, la nostra comunità, bella o brutta che sia. Riprendiamo a frequentare le chiese, non perché esse siano il “tutto” della nostra fede, ma perché come una madre, esse ci raccolgono per farci sentire che siamo una comunità viva. Ora veniamo “autorizzati” a celebrare ancora la nostra fede: bontà del governo e dei tecnici…
Abbiamo rinunciato come Chiesa a poterlo fare, per un bene maggiore: la salute di tutti. Ora forse ci siamo abituati anche a non incontraci e ad accontentarci della nostra privata Messa streaming, fosse anche quella del Papa. Ma la fede cristiana, non è né privata, né in video. La nostra fede si vive in carne ed ossa, in una comunità viva, che celebra, canta, prega, ama e condivide, piange, gioisce, e si interroga. Per questo motivo riapriamo le nostre chiese con un primo atto di pietà cristiana: dobbiamo seppellire i morti, che non abbiamo potuto seppellire insieme. È questo quello che compiremo come primo gesto: celebrare insieme il ricordo dei tredici defunti che se ne sono andati al camposanto con troppa sobrietà, poca preghiera, nessuna nostra partecipazione. C’era solo il pianto dei pochissimi familiari frastornati e impreparati ad una sepoltura fatta così di corsa.
E dopo i morti, riprenderemo a celebrare tutto il resto. Buon cammino a tutti!

                                                                                                               dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Indicazioni dell’Arcivescovo per tutti, valide fino al 3 aprile 2020: 1-In tutte le parrocchie NELLE CHIESE si possono celebrare le S.S. Messe e vivere gli altri momenti di preghiera per ogni età, tipici della Quaresima (Adorazione e Via Crucis comunitarie, Confessioni e momenti di preghiera personali), purché siano seguite le indicazioni igieniche dettate dal Governo, riguardo la protezione delle persone, in particolare il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale (di almeno un metro).
2-Le persone anziane o affette da determinate patologie, indicate dal Decreto, possono santificare il Giorno del Signore, secondo il precetto domenicale, con un momento di preghiera e assistendo alla S. Messa attraverso i mezzi di comunicazione.
3- Rimangano sospesi gli incontri IN ORATORIO (catechismo o altre attività formative per ragazzi e giovani) fino alla ripresa dell’attività scolastica.
4- Sono sospesi tutti gli altri incontri previsti per genitori o per adulti. 5- Si curi particolarmente la pulizia delle chiese, delle suppellettili e oggetti di uso liturgico.

Inoltre, per la parrocchia di Blessano: Non avendo la chiesa a disposizione, siamo costretti a queste decisioni:
1- Non è possibile celebrare la S. Messa festiva (le domeniche) nella Gleseute di Blessano. Questa decisione vale fino a domenica 29 marzo (compresa).
2- Le intenzioni di S.S. Messe per vivi e defunti, previste per le domeniche 8,15, 22 e 29 marzo saranno celebrate nella chiesa di Vissandone, durante la S. Messa delle ore 10.00.
3- Ogni cristiano in queste domeniche, sceglierà di partecipare alle S. Messe nelle altre parrocchie (secondo il calendario scritto su INSIEME).
4- Le “Via Crucis” (il mercoledì alle ore 18.30) e le S. Messe feriali del venerdì (ore 18.30), vista la modesta affluenza, saranno comunque celebrate nella Gleseute.
5-I funerali saranno celebrati a Variano.
6- Sosteniamo la “Lotteria” il cui ricavato serve per il restauro della chiesa parrocchiale.
Continuiamo a rivolgere a Dio la nostra preghiera personale e comunitaria, per intercessione della Vergine Maria, chiedendo la guarigione dei malati, forza e generosità di cuore per coloro che si dedicano a loro e liberazione dal male per le nostre comunità e per tutta la nostra Italia. dD