RIFLESSIONE DEL PARROCO

La situazione sanitaria della nostra Regione Friuli-Venezia Giulia, causata dalla pandemia di Covid-19 sta evidentemente precipitando. Il Presidente della Regione ha stabilito con sua ordinanza che, da domenica 15 novembre siamo in zona “arancione”.
Questo non ha bloccato l’attività della vita parrocchiale, ma sentiti i collaboratori, PER SOLA PRUDENZA E RISPETTO DI TUTTI abbiamo deciso di sospendere il catechismo delle elementari, delle medie e delle superiori (in preparazione alla Cresima).
Ho assunto questa decisione, nonostante che nelle ultime settimane tutti i gruppi di catechismo erano particolarmente frequentati.
Per il momento, la sospensione di tutti gli incontri di catechismo è valida fino a sabato 5 dicembre compreso. Successivamente, in base alla situazione sanitaria, valuteremo se ricominciare o no gli incontri.
Restano invece aperte le nostre chiese! Restano in vigore le celebrazioni domenicali delle S. Messe ai soliti orari e tutte le altre celebrazioni feriali e festive!
Viste le normative attuali, visti gli ampi spazi delle chiese, vista la durata limitata delle celebrazioni, invito i genitori a partecipare, assieme ai loro figli alle celebrazioni delle S. Messe domenicali. Non potendo fare altro, salviamo almeno le S. Messe e l’incontro con il Signore nella partecipazione all’Eucaristia.
Cari genitori, in questa particolare situazione, vi invito a pregare insieme ogni sera, prima della cena. Ho già proposto ai ragazzi di pregare almeno dieci “Ave Maria” insieme a voi attorno alla tavola, per chiedere alla Madre di Gesù la sua materna protezione, affinchè le nostre famiglie siano protette da mali maggiori, e siano unite e forti nelle presenti traversie.
Colgo l’occasione, per ricordare che noi sacerdoti restiamo al nostro posto per qualsiasi necessità spirituale o materiale. Assieme alle nostre suore, vi sosteniamo ogni giorno con la preghiera e con l’affetto. Se qualche famiglia avesse particolari difficoltà, le manifesti pure al parroco.
Raccomando soprattutto, che gli anziani e i malati non restino privi dei sacramenti, specie nell’ora della fatica e della fase ultima. È dovere del parroco raggiungere le famiglie, che richiedono per i loro cari la S. Comunione o l’Unzione dei malati.                                                                  dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

La situazione sanitaria della nostra Regione Friuli-Venezia Giulia, causata dalla pandemia di Covid-19 sta evidentemente precipitando. Il Presidente della Regione ha stabilito con sua ordinanza che, da domenica 15 novembre siamo in zona “arancione”.
Questo non ha bloccato l’attività della vita parrocchiale, ma sentiti i collaboratori, per sola prudenza e RISPETTO DI TUTTI abbiamo deciso di sospendere il catechismo delle elementari, delle medie e delle superiori (in preparazione alla Cresima).
Ho assunto questa decisione, nonostante che nelle ultime settimane tutti i gruppi di catechismo erano particolarmente frequentati.
Per il momento, la sospensione di tutti gli incontri di catechismo è valida fino a sabato 5 dicembre compreso. Successivamente, in base alla situazione sanitaria, valuteremo se ricominciare o no gli incontri.
Restano invece aperte le nostre chiese! Restano in vigore le celebrazioni domenicali delle S. Messe ai soliti orari e tutte le altre celebrazioni feriali e festive!
Viste le normative attuali, visti gli ampi spazi delle chiese, vista la durata limitata delle celebrazioni, invito i genitori a partecipare, assieme ai loro figli alle celebrazioni delle S. Messe domenicali. Non potendo fare altro, salviamo almeno le S. Messe e l’incontro con il Signore nella partecipazione all’Eucaristia.
Cari genitori, in questa particolare situazione, vi invito a pregare insieme ogni sera, prima della cena. Ho già proposto ai ragazzi di pregare almeno dieci “Ave Maria” insieme a voi attorno alla tavola, per chiedere alla Madre di Gesù la sua materna protezione, affinchè le nostre famiglie siano protette da mali maggiori, e siano unite e forti nelle presenti traversie.
Colgo l’occasione, per ricordare che noi sacerdoti restiamo al nostro posto per qualsiasi necessità spirituale o materiale. Assieme alle nostre suore, vi sosteniamo ogni giorno con la preghiera e con l’affetto. Se qualche famiglia avesse particolari difficoltà, le manifesti pure al parroco.
Raccomando soprattutto, che gli anziani e i malati non restino privi dei sacramenti, specie nell’ora della fatica e della fase ultima. È dovere del parroco raggiungere le famiglie, che richiedono per i loro cari la S. Comunione o l’Unzione dei malati.                                                                  dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Siamo alla Solennità di Tutti i Santi (1° novembre), in cui contempliamo i testimoni della fede e dell’amore, che ora godono della gioia celeste nella visione e nell’abbraccio definitivo di Dio: il Paradiso. Guardare ai Santi ci aiuta e ci fa sentire bene, e membri della “Comunione dei Santi”, che è uno dei punti fermi della nostra fede cattolica. In comunione con i Santi, testimoni di Gesù, per i cui meriti noi, possiamo chiedere Loro un aiuto, un’intercessione, una mano per vivere oggi da cristiani, specialmente in questa pandemia, e godere domani come loro del Paradiso.
Aiutiamo i nostri figli a vivere questa festa cristiana, senza trasformarla in un’ennesima carnevalata commerciale.
Viviamo bene anche il 2 novembre (Commemorazione dei Defunti) nel ricordo dei nostri morti. Preghiamo per loro e partecipiamo alle S. Messe per i defunti; non accontentiamoci di fiori e lumini, ma riempiamo di fede e di speranza cristiana le nostre visite ai cimiteri dei nostri paesi.
Nei cimiteri, a tutti raccomando devozione, silenzio e rispetto. Non sono dei centri commerciali, ma luoghi di dolore e di pace…                                                  dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Riprendo alcuni commenti, preparati dai gruppi parrocchiali in occasione della grande Via Crucis, svoltasi sulla Collina di Variano, il 18 settembre scorso. Possono aiutarci a riflettere e a vivere la concretezza della nostra fede…
«Dice il profeta Isaia, che il popolo d’Israele era sperduto come un gregge, che ognuno seguiva la sua strada. Anche noi oggi, ripensando ai pochi mesi trascorsi in una eccezionale situazione di isolamento, ci vediamo soli nelle nostre confortevoli abitazioni, senza poter salutare il nostro vicino di casa, senza poter “partecipare” alla celebrazione della messa domenicale, ma surrogandola con la ‘visione’ della messa alla televisione. Ci siamo rinchiusi nel nostro isolamento, per fortuna in salute, ma spesso dimenticandoci dei nostri compaesani più soli e fragili, delle persone che prima vedevamo ogni domenica e che per mesi non abbiamo visto, ed ai quali magari non siamo neanche riusciti a fare una telefonata.
È stata per noi una dura prova, seppur lontanamente paragonabile alla croce di Gesù, che ci ha fatto provare la solitudine e la sofferenza di quando manca la vicinanza e la comunione tra le persone, di quando manca l’essere “Chiesa”. Chiediamo al Signore una “scossa”, che ci dia la forza per impegnarci a fare crescere la nostra comunità cristiana» (III^ stazione, Blessano).
In passato, abbiamo avuto la nausea di vivere ed abbiamo smesso di apprezzare la vita, la salute, il dono del creato. E Tu, Signore, ci hai costretto a sperimentare la nostra fragilità, costringendoci a desiderare di nuovo la salute, la vita, il creato.
In passato, abbiamo avuto la nausea della comunità e abbiamo creduto che essa non serva a nulla. E tu ci hai fatto stare mesi e mesi senza relazioni, facendocela desiderare di nuovo.
In passato, abbiamo ritenuto del tutto inutile la S. Messa, fino a perdere il valore del Sacrificio di Cristo sulla croce. E Tu, Signore, ci hai fatto fare l’esperienza della sua privazione, e ci hai costretto a desiderarla di nuovo.                                   dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Figli generati da una famiglia
Bambini che si preparano alla Prima Confessione e alla Prima Comunione… Sono giorni di grande festa per una comunità cristiana. Anch’essi sono stati generati da una famiglia, povera, debole, ma famiglia in cui Dio li ha chiamati alla vita e all’amore. Alle loro famiglie – a quelle che lo sono divenute sacramentalmente, a quelle che non sono riuscite ancora a diventarlo, a quelle che non lo sono più,… a tutte loro, dedico queste riflessioni.
«Come sposi ci sentiamo parte di una Chiesa, missionaria dell’amore e nell’amore, in un mondo che non sa più cos’è l’amore. Alle volte una chiesa gotica può mettere soggezione (anche la famiglia può mettere soggezione!) per la sua imponenza, ma poi percorrendola ti rendi conto che gli spazi sono il respiro stesso dell’edificio, perchè creano l’armonia e la bellezza del luogo in cui ti trovi… E camminando scopri il cuore del tempio: l’altare dove lo Sposo Gesù si fa uno con la Sua Chiesa. Il nostro è un cammino iniziato nel fidanzamento, proseguito nel matrimonio; è un cammino che non ha mai fine perchè cerchiamo continuamente di far crescere il nostro amore. La fedeltà è come l’anello che portiamo al dito, è il segno dell’amore, del rispetto reciproco, del dono di noi, della nostra unione indissolubile. Come vorremmo far comprendere tutto questo alle giovani coppie, alle famiglie in difficoltà…!». Così mi scrivono due amici sposi, preoccupati di testimoniare nella loro comunità la loro esperienza di famiglia – Chiesa domestica a chi, forse, non conosce ancora bene né il concetto di Chiesa, né quello di famiglia, o vive tutte le fragilità possibili, che sono figlie di quest’epoca.
È san Paolo a ricordarcelo: «Questo mistero è grande» (Ef 5,32); sì il matrimonio è un grande mistero perché è avvolto dalla presenza di Dio che lo avvolge e lo santifica. È un Dio che chiama l’uomo ad altezze impensabili: vivere l’amore, nella misura “alta” voluta da Cristo. E Gesù rende possibile questa unione nonostante la fragilità di un uomo e una donna, perchè si unisce a loro facendo nascere l’esperienza originale della Chiesa. La famiglia celebra la presenza del Dio amore, e vive ogni giorno testimoniandolo nella fragilità. Da questa esperienza di fragilità santificata dall’amore di Cristo, nascono bambini, sgorgano uomini e donne, vocazioni all’amore per la Chiesa e il mondo. È nella famiglia che si impara ad amare e servire, ad essere fedeli e a perdonare, non in un altro luogo! Che mistero di fragilità e grandezza è la famiglia pensata da Dio! Sì, se non ci fosse la famiglia, la Chiesa non ci sarebbe, poiché sarebbe priva dell’esperienza originale e tangibile di come Dio ama oggi. Solo la testimonianza della famiglia, rende possibile il passaggio del Signore nella storia concreta di ogni persona. Ogni altro amore umano è superficiale e resta rinchiuso nella schiavitù dell’emotività, o nella grettezza di una relazione stanca e ripetitiva. Dio passa, ama tutti e chiama le famiglie a farsi scuola di amore infinito, e non solo di amore emotivo, instabile, zoppicante. Anche oggi Dio, in Cristo passa e chiama le famiglie ad un sussulto di fedeltà, di fecondità, di donazione. Sì, la famiglia è luogo di vocazione all’amore, perché è il luogo scelto da Dio per dire il suo amore. Per questo, senza famiglie i figli sono fragili e poveri, perché non sanno più dove imparare ad amare.
Signore, donaci sante famiglie che insegnino ad amare.  dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Figli generati da una famiglia

Bambini che si preparano alla Prima Confessione e alla Prima Comunione… Sono giorni di grande festa per una comunità cristiana. Anch’essi sono stati generati da una famiglia, povera, debole, ma famiglia in cui Dio li ha chiamati alla vita e all’amore. Alle loro famiglie – a quelle che lo sono divenute sacramentalmente, a quelle che non sono riuscite ancora a diventarlo, a quelle che non lo sono più,… a tutte loro, dedico queste riflessioni.
«Come sposi ci sentiamo parte di una Chiesa, missionaria dell’amore e nell’amore, in un mondo che non sa più cos’è l’amore. Alle volte una chiesa gotica può mettere soggezione (anche la famiglia può mettere soggezione!) per la sua imponenza, ma poi percorrendola ti rendi conto che gli spazi sono il respiro stesso dell’edificio, perchè creano l’armonia e la bellezza del luogo in cui ti trovi… E camminando scopri il cuore del tempio: l’altare dove lo Sposo Gesù si fa uno con la Sua Chiesa. Il nostro è un cammino iniziato nel fidanzamento, proseguito nel matrimonio; è un cammino che non ha mai fine perchè cerchiamo continuamente di far crescere il nostro amore. La fedeltà è come l’anello che portiamo al dito, è il segno dell’amore, del rispetto reciproco, del dono di noi, della nostra unione indissolubile. Come vorremmo far comprendere tutto questo alle giovani coppie, alle famiglie in difficoltà…!». Così mi scrivono due amici sposi, preoccupati di testimoniare nella loro comunità la loro esperienza di famiglia – Chiesa domestica a chi, forse, non conosce ancora bene né il concetto di Chiesa, né quello di famiglia, o vive tutte le fragilità possibili, che sono figlie di quest’epoca.
È san Paolo a ricordarcelo: «Questo mistero è grande» (Ef 5,32); sì il matrimonio è un grande mistero perché è avvolto dalla presenza di Dio che lo avvolge e lo santifica. È un Dio che chiama l’uomo ad altezze impensabili: vivere l’amore, nella misura “alta” voluta da Cristo. E Gesù rende possibile questa unione nonostante la fragilità di un uomo e una donna, perchè si unisce a loro facendo nascere l’esperienza originale della Chiesa. La famiglia celebra la presenza del Dio amore, e vive ogni giorno testimoniandolo nella fragilità. Da questa esperienza di fragilità santificata dall’amore di Cristo, nascono bambini, sgorgano uomini e donne, vocazioni all’amore per la Chiesa e il mondo. È nella famiglia che si impara ad amare e servire, ad essere fedeli e a perdonare, non in un altro luogo! Che mistero di fragilità e grandezza è la famiglia pensata da Dio! Sì, se non ci fosse la famiglia, la Chiesa non ci sarebbe, poiché sarebbe priva dell’esperienza originale e tangibile di come Dio ama oggi. Solo la testimonianza della famiglia, rende possibile il passaggio del Signore nella storia concreta di ogni persona. Ogni altro amore umano è superficiale e resta rinchiuso nella schiavitù dell’emotività, o nella grettezza di una relazione stanca e ripetitiva. Dio passa, ama tutti e chiama le famiglie a farsi scuola di amore infinito, e non solo di amore emotivo, instabile, zoppicante. Anche oggi Dio, in Cristo passa e chiama le famiglie ad un sussulto di fedeltà, di fecondità, di donazione. Sì, la famiglia è luogo di vocazione all’amore, perché è il luogo scelto da Dio per dire il suo amore. Per questo, senza famiglie i figli sono fragili e poveri, perché non sanno più dove imparare ad amare.
Signore, donaci sante famiglie che insegnino ad amare.

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RIFLESSIONE DEL PARROCO

Le quattro dimensioni del matrimonio cristiano.

Per scoprire che anche il matrimonio è una grande vocazione in cui Dio chiama perché ama, ovvero un appello ed una risposta ad una persona che si ama per sempre, bisogna entrarvi come si entra in una antica chiesa gotica a più navate. Una vocazione grande e splendida vocazione è il matrimonio – anche se non una speciale vocazione intesa come una consacrazione sacerdotale.
Vi si entra innanzitutto attraverso le porte aperte della libertà; essa è il dono fondamentale e primo del matrimonio cristiano, senza il quale non può esserci amore umano. Nessuno può entrare nell’amore se non attraverso questo primo dono reciproco, perché nessun sacramento è dato dalla Chiesa ai cristiani, sotto il giogo della pressione: né della pressione affettiva della famiglia, né sotto il peso e i sentimenti d’obbligazione, e nemmeno sotto i vincoli dovuti alla situazione sociale, né per motivi di convenzione o di facciata.
Percorrendo la navata di questa antica chiesa, che contiene l’amore di coppia benedetto dal Signore, si arriva fino al centro, il cuore del tempio. Lì s’incontra la parola creatrice di Dio, quella che farà dei due singoli individui una sola realtà di coppia: una sola carne. Il matrimonio è per natura sua indissolubile perché esso non esiste per decisone umana, ma perché Dio lo fa esistere, perché Egli fa nuove le cose attraverso la sua Parola e le parole degli sposi; attraverso di esse agisce in modo definitivo. Così come per il Battesimo e la Cresima che non si possono cancellare dalla propria vita perché in essi si imprime il carattere dell’amore e della fedeltà di Dio, così come per il sacramento della riconciliazione in cui il Padre sancisce che “tutti i tuoi peccati sono perdonati”, senza ripensamenti. Dio non ritira la sua parola, forse l’uomo e la donna sì; Dio mai!
Ma una luce esplosiva giunge dall’alto di questa cattedrale sull’altare dell’offerta di sè. È la fedeltà, che dona luce all’altare di questo tempio maestoso che è il matrimonio. Fedeltà nella coppia che comincia per una fedeltà a se stessa, alla parola data e ricevuta; fedeltà, là dove non sono possibili divagazioni del cuore e dei corpi; fedeltà che è pure rispetto di sé stessi in tutte le dimensioni, ma pure rispetto dell’altro, dell’amore e della fiducia che gli si porta; che passa attraverso il rispetto del patto che si è stabilito insieme. Ma è una fedeltà che si allarga in modo diffusivo, come la luce che si diffonde non solo sull’altare principale di questa grande chiesa, ma che pure si diffonde sulle cappelle laterali. Quando essa è presente tra gli sposi, la fedeltà si diffonde come benedizione sui figli, sugli amici, sulla propria famiglia di origine, su tutti; diviene una fedeltà che riluce, che si tocca, che riempie di gioia.
In molte chiese, attorno alla navata principale vi sono pure delle navate laterali. Esse rappresentano i frutti dell’unione coniugale. Infatti, il quarto fondamento del matrimonio cristiano è la fecondità e l’accoglienza della coppia. Saranno proprio i bambini che si sono accolti e scelti, a dare stabilità ed equilibrio alla coppia, come le navate laterali donano larghezza e stabilità all’intero edificio sacro. Figli propri nati dalla propria carne, ma pure figli nati dall’adozione o dall’accoglienza dell’affido. Fecondità che nasce da un cuore grande, enorme, che sa sempre trovare spazio per accogliere, impegnarsi, donare, servire.
Benedette queste famiglie che appaiono cattedrali dell’amore.

                              dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Venerdì 18 settembre: viviamo insieme la VIA CRUCIS.

In questo tempo sconcertante, in cui abbiamo trascurato la dimensione assembleare, che tanto ci alimenta e ci sostiene; in questi mesi in cui non abbiamo potuto celebrare né la settimana santa, né la morte di Gesù, né la sua Pasqua di risurrezione, noi dodici parrocchie della Collaborazione pastorale di Variano, venerdì prossimo vogliamo fermarci a pregare, ad ascoltare la parola di Dio, e prendere di nuovo la decisione per orientare la nostra vita e accogliere le grazie che il Signore vuole farci. Così, la Via Crucis può essere di nuovo un segno, un invito, un’opportunità a credere a Gesù, che «umiliò se stesso fino alla morte di croce» (Filippesi 2).
La Via Crucis è la strada che percorrono i crocifissi. C’è sempre una folla che assiste alla morte tragica di qualcuno, che commenta, si incuriosisce, insulta, si commuove, distoglie lo sguardo per non vedere il condannato. Ma solo Gesù, tra tutti coloro che sono passati da quella strada della croce, è divenuto il Salvatore,  ed è per questo motivo che cerchiamo l’incontro con lui.
Per questo motivo la Via Crucis non può essere mai uno spettacolo, neanche uno spettacolo sacro. Dobbiamo resistere alla tentazione di fare della vita di Gesù una delle tante storielle tragiche di cui l’umanità si deve vergognare; la passione di Gesù, non può essere trattata come un argomento di conversazione tra gente che, seduta nel suo salotto, disquisisce sulla vicenda, ne parla come di un fatto di cronaca da ricordare, ma capitato anche ad altri, un fatto lontano, forse, istruttivo ma insignificante per me. La Via Crucis e la passione di Gesù non sono un deplorevole fatto di cronaca sono le pagine di sangue scritte da Gesù Cristo per salvarci.
Dobbiamo cercare l’incontro con lui solo, per essere salvati. Del Signore non ci basta il ricordo, l’emozione che ha suscitato una croce o un’immagine che gli artisti hanno prodotto; noi vogliamo incontrarlo di nuovo attraverso la nostra fede!
Ci faremo aiutare da Maria, nostra madre che, sotto la croce aspetta sempre una parola, un gesto da suo figlio, perché vive di fede, e trova solo in Gesù il significato della sua vita, la sua vocazione, la sua missione nella Chiesa. Ritorniamo al Signore con l’aiuto di Maria: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», come si legge nel Vangelo di Giovanni al capitolo 2.  anche a noi, Gesù parlerà e dirà qualche parola importante.
Preghiamo insieme la Via Crucis per ritrovare Gesù, e attraverso di lui, torniamo ad incontrarci con il Padre di misericordia. Vogliamo farci vicini al Signore Gesù, perché tutto il dolore dei crocifissi della storia trovi finalmente speranza e salvezza.
Vi aspetto venerdì 18 settembre, alle 20.30, sulla Collina di Variano.              dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Venerdì 18 settembre: viviamo insieme la VIA CRUCIS.

In questo tempo sconcertante, in cui abbiamo trascurato la dimensione assembleare, che tanto ci alimenta e ci sostiene; in questi mesi in cui non abbiamo potuto celebrare né la settimana santa, né la morte di Gesù, né la sua Pasqua di risurrezione, noi dodici parrocchie della Collaborazione pastorale di Variano, venerdì prossimo vogliamo fermarci a pregare, ad ascoltare la parola di Dio, e prendere di nuovo la decisione per orientare la nostra vita e accogliere le grazie che il Signore vuole farci. Così, la Via Crucis può essere di nuovo un segno, un invito, un’opportunità a credere a Gesù, che «umiliò se stesso fino alla morte di croce» (Filippesi 2).
La Via Crucis è la strada che percorrono i crocifissi. C’è sempre una folla che assiste alla morte tragica di qualcuno, che commenta, si incuriosisce, insulta, si commuove, distoglie lo sguardo per non vedere il condannato. Ma solo Gesù, tra tutti coloro che sono passati da quella strada della croce, è divenuto il Salvatore,  ed è per questo motivo che cerchiamo l’incontro con lui.
Per questo motivo la Via Crucis non può essere mai uno spettacolo, neanche uno spettacolo sacro.Dobbiamo resistere alla tentazione di fare della vita di Gesù una delle tante storielle tragiche di cui l’umanità si deve vergognare; la passione di Gesù, non può essere trattata come un argomento di conversazione tra gente che, seduta nel suo salotto, disquisisce sulla vicenda, ne parla come di un fatto di cronaca da ricordare, ma capitato anche ad altri, un fatto lontano, forse, istruttivo ma insignificante per me. La Via Crucis e la passione di Gesù non sono un deplorevole fatto di cronaca sono le pagine di sangue scritte da Gesù Cristo per salvarci.
Dobbiamo cercare l’incontro con lui solo, per essere salvati. Del Signore non ci basta il ricordo, l’emozione che ha suscitato una croce o un’immagine che gli artisti hanno prodotto; noi vogliamo incontrarlo di nuovo attraverso la nostra fede!
Ci faremo aiutare da Maria, nostra madre che, sotto la croce aspetta sempre una parola, un gesto da suo figlio, perché vive di fede, e trova solo in Gesù il significato della sua vita, la sua vocazione, la sua missione nella Chiesa. Ritorniamo al Signore con l’aiuto di Maria: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», come si legge nel Vangelo di Giovanni al capitolo 2.  anche a noi, Gesù parlerà e dirà qualche parola importante.
Preghiamo insieme la Via Crucis per ritrovare Gesù, e attraverso di lui, torniamo ad incontrarci con il Padre di misericordia. Vogliamo farci vicini al Signore Gesù, perché tutto il dolore dei crocifissi della storia trovi finalmente speranza e salvezza.
Vi aspetto venerdì 18 settembre, alle 20.30, sulla Collina di Variano.         dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Penitenza, penitenza, penitenza!

Sono giorni importanti: L’8 settembre Festa della Natività di Maria; e poi ci prepariamo alla Confessione personale, e alla Grande “Via Crucis” penitenziale del 18 settembre. Per prepararci a questi eventi, vi invito a tornare a Lourdes per farci aiutare dalla Madonna, che ci ha lasciato un messaggio grande, con le 18 Apparizioni.
-L’ 11 febbraio 1858, Bernadette, con sua sorella e un’amica, vanno in cerca di legna. Arrivano alla  Grotta di Massabielle, una discarica, un luogo sporco, oscuro, umido e freddo. Veniva chiamata “grotta dei maiali”, perché era il loro rifugio. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta purezza, segno dell’amore di Dio, e segno di ciò che Lui vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire: un contrasto immenso, che ci ricorda Cristo venuto a cercare ciò che era perduto. Maria è apparsa, per ricordarci che Dio ci raggiunge ovunque, nel pieno dei nostri immondezzai umani, delle nostre miserie, di tutte le nostre cause perse. Dio ci dà un segno per svelarci il suo cuore ed il nostro cuore. Il suo messaggio è chiaro: ci ama così come siamo, con tutti i nostri successi, ma anche con tutte le nostre ferite, le nostre fragilità, i nostri limiti sperimentati in questa pandemia.
-“Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro” (3^ app.). In questi mesi abbiamo conosciuto ancor più il mondo della violenza, della menzogna, della sensualità, del profitto, della guerra, ma anche il mondo della carità, della solidarietà, della giustizia. Quando Gesù, nel Vangelo, ci invita a scoprire il Regno dei Cieli, ci invita a scoprire, nel mondo così come è, un “altro mondo”. Lì dove c’è l’amore, Dio è presente. E Maria trasmette a Bernadette la certezza di una terra promessa, che non potrà essere raggiunta dalla piena felicità, se non al di là della morte. Sulla terra, con l’amore vissuto tra noi, ci sono solo le premesse per il Cielo.
-Tra l’8^ e la 12^ apparizione il viso di Bernardetta diventa triste e compie gesti incomprensibili: gli vien chiesto di camminare in ginocchio fino in fondo alla Grotta; di baciare la terra; di mangiare erbe amare; di raschiare il suolo e, per tre volte, di  bere acqua fangosa; prendere del fango tra le mani e sfregarselo sulla faccia. E la folla gongolante conclude: “Bernardette è pazza!”. Per quattro apparizioni ripeterà gli stessi gesti. Ma cosa significa tutto questo?
-I gesti che “la Signora” gli ha chiesto di compiere sono gesti biblici. Andare in ginocchio nella Grotta: è il gesto dell’Incarnazione, dell’abbassamento di Dio che si fa uomo. Bernadette bacia la terra per spiegare che così Dio ha fatto per noi. Quando gli ebrei volevano manifestare che Dio aveva preso su di sè tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo, uccidevano un agnello, lo svuotavano, lo riempivano di erbe amare e pronunciavano su di esso la preghiera: “Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé tutte le disgrazie, toglie tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo”. Questa preghiera è ripetuta nella Messa: così, Dio si fa uomo per portare l’uomo in Cielo!
-“Andate alla fonte, bevete e lavatevi” (9^ app.). Con questi gesti ci è rivelato il mistero stesso del cuore del Cristo: “Un soldato, con la lancia, trapassa il cuore e, immediatamente, scaturiscono sangue e acqua”. Il cuore dell’uomo, ferito dal peccato è espresso dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a questo cuore c’è la vita stessa di Dio, manifestata dalla fonte della grazia dei sacramenti ai quali vogliamo tornare dopo questa pandemia.
-“La Signora ti ha detto qualcosa?” (9^ app.) E lei: “Sì, Penitenza, penitenza, penitenza”. Per la Chiesa, fare penitenza è convertirci, tornare a volgere il proprio cuore a Dio e ai fratelli, farci entrare nello Spirito di Dio, perché il peccato non fa la felicità dell’uomo, neanche quando si ha la salute. Il peccato è tutto ciò che si oppone a Dio!
Come comunità cristiana, vogliamo allora volgere di nuovo il nostro volto e lasciarci abitare da Dio per “diventare immacolati”, radicalmente perdonati ed essere, anche noi, testimoni di Dio in un mondo povero fragile, che appare ormai più un immondezzaio, che il paradiso di Dio.                                                                                   dD