RIFLESSIONE DEL PARROCO

La speranza cristiana cambia la vita (4)

Non è difficile rendersi conto che l’esperienza della schiava africana Bakhita è stata agli inizi – e continua ad essere oggi – l’esperienza di molte persone condannate alla schiavitù. Il vangelo non aveva portato a Roma un messaggio sociale-rivoluzionario con lotte sanguinarie; Gesù non era un combattente per una liberazione politica. Anzi, Egli stesso era morto in croce, ma aveva portato qualcosa di totalmente diverso: l’incontro con il Dio vivente e con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù, che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo.

Con il Battesimo, i cristiani accettavano le strutture esterne così come erano, anche quelle corrotte, ma le cambiavano (e le cambiano) dal di dentro. Cambiano il mondo in cui vivono con l’amore, la giustizia e il perdono, vissuti in fraternità, ma camminando verso il Cielo (la patria definitiva).

San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi (1,18-31) ci mostra che una grande parte dei primi cristiani apparteneva ai ceti sociali bassi e, proprio per questo, cercavano una nuova speranza, come Bakhita. Tuttavia, fin dall’inizio, c’erano anche conversioni nei ceti aristocratici e colti. Anche i ricchi vivevano «senza speranza e senza Dio». Infatti, la religione di Stato romana, si era ridotta a semplici cerimonie, ormai solo ad una «religione politica». La filosofia aveva confinato gli dèi nel campo dell’irreale, delle stelle e dei pianeti. Un Dio che si potesse pregare non esisteva. Ecco perché san Paolo contrappone la vita «secondo Cristo» alla vita sotto la signoria degli «elementi del cosmo» (Lettera ai Colossesi 2,8).

In questo senso san Gregorio Nazianzeno, dice che nel momento in cui i re magi guidati dalla stella adorarono Cristo, il nuovo re, giunse la fine dell’astrologia, perché da quel momento, ormai le stelle girano secondo l’orbita determinata da Cristo. Tutto ruota attorno a Cristo.

Di fatto, la concezione del mondo di allora, anche se in modo diverso, è nuovamente presente anche oggi. Quando si dimentica Cristo, si torna ad affidare la propria vita alle “leggi” delle stelle (all’astrologia, alle carte, ai maghi, al caso, …). Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che governano il mondo e l’uomo, ma è il Dio personale che governa le stelle, cioè l’universo; E se conosciamo questa Persona (Dio Padre) e Lei conosce noi, allora veramente non siamo più schiavi del caso, dell’universo, delle sue leggi, ma liberi (come Bakhita), perché il cielo non è vuoto.

Ecco la speranza cristiana: la vita non è un semplice prodotto del caso o delle leggi della materia, ma al di sopra di tutto c’è una volontà personale, c’è lo Spirito Santo che in Gesù ci ha rivelato l’Amore che ama ogni uomo, il Padre, che guida la storia e sta dalla nostra parte per cambiarla.

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Incontri comuni alle 12 parrocchie della COLLABORAZIONE PASTORALE

bimbi_a_messaVita delle comunità parrocchiali “basilianesi”

– GLI INCONTRI DI CATECHISMO SI SVOLGONO PRESSO L’ORATORIO:
-Per le Primarie, il lunedì (ore 17.15-18.15), mercoledì (ore 15.30-16.30) e sabato (ore 10.30-11.30).
-Per le medie, il venerdì (ore 16.45-17.45) e sabato (ore 16.45-17.45).
-Per le superiori (cresima), il sabato (ore 17.00-18.00).

– CONSEGNA DEI COMANDAMENTI DI DIO AI BAMBINI CHE SI PREPARANO ALLA PRIMA CONFESSIONE: Domenica 7 marzo, alle ore 11.15, nel Duomo di Variano.

– PREPARIAMO LA FESTA DEI PAPÀ: S. MESSA CON I BAMBINI DI QUINTA ELEMENTARE: Domenica 7 marzo, alle ore 10.00, chiesa di Basiliano.

INSIEME N° 9/2021

S.S. Messe e Celebrazioni
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DOMENICA 28 FEBBRAIO: Seconda di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine;
S.S. Messe Festive: Ore 9.00, Orgnano. Ore 10.00, a Basiliano, Blessano e Villaorba. Ore 11.15, a Basagliapenta, Variano e Vissandone.
A Basiliano: Ore 17.30, Canto del Vespero.

LUNEDÌ 1° MARZO: Liturgia feriale della II settimana di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
VIA CRUCIS”: Ore 18.30, a Vissandone.

MARTEDÌ 2: Liturgia feriale della II settimana di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
A Basiliano: ADORAZIONE EUCARISTICA, dalle 17.30 alle 18.30.
Messa serale: Ore 18.30, a Orgnano.
VIA CRUCIS”: Ore 18.30, a Basagliapenta.

MERCOLEDÌ 3: Liturgia feriale della II settimana di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, a Variano e Villaorba.
VIA CRUCIS”: Ore 18.30, a Blessano.

GIOVEDÌ 4: Liturgia feriale della II settimana di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, a Basagliapenta e Vissandone.
VIA CRUCIS”: Ore 18.30, a Orgnano.

VENERDÌ 5: Liturgia feriale della II settimana di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, a Blessano.
VIA CRUCIS”: Ore 18.30, a Basiliano, Variano e Villaorba.

SABATO 6: Liturgia feriale della II settimana di Quaresima, viola.
A Basiliano: ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine.
S.S. Messe Prefestive: Ore 17.30, a Orgnano. Ore 18.30, a Basiliano.

DOMENICA 7 MARZO: Terza di Quaresima, viola.
A Basiliano: Ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine;
S.S. Messe Festive: Ore 9.00, Orgnano. Ore 10.00, a Basiliano, Blessano e Villaorba. Ore 11.15, a Basagliapenta, Variano e Vissandone.
A Basiliano: Ore 17.30, Canto del Vespero.

INCONTRI DI SPIRITUALITÀ
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RIFLESSIONE DEL PARROCO

La speranza è dono che rende liberi, cioè è «redenzione» (3).
San Paolo, nella Lettera agli Efesini, scrive che gli Efesini, prima dell’incontro con Cristo erano senza speranza, perché erano «senza Dio nel mondo». Conoscere Dio – il vero Dio-, significa ricevere speranza. Noi che viviamo da sempre da cristiani, ci siamo assuefatti al concetto del Dio che ci salva e ci libera. Sembra che lo abbiamo dimenticato, non lo percepiamo più così vero e reale.
L’esempio di una santa, può aiutarci a capire che cosa significhi incontrare per la prima volta e realmente questo Dio che ci libera.
Santa Giuseppina Bakhita, canonizzata da San Giovanni Paolo II era nata nel 1869 nel Darfur, in Sudan. All’età di nove anni fu rapita da trafficanti di schiavi, picchiata a sangue e venduta cinque volte sui mercati degli schiavi del Sudan. Da ultimo, come schiava si ritrovò al servizio della madre e della moglie di un generale, e lì ogni giorno veniva fustigata fino al sangue; in conseguenza di ciò le rimasero per tutta la vita 144 cicatrici. Finalmente, nel 1882 fu comprata da un mercante italiano per il console italiano di origini venete, Callisto Legnani che, davanti al nemico che avanzava, tornò in Italia.
Dopo aver conosciuto in Africa dei «padroni» così terribili, di cui fino a quel momento era stata loro proprietà, Bakhita venne a conoscere un «padrone» totalmente diverso – che nel dialetto veneziano, lei chiamava «paron»: era il Dio vivente, il Dio di Gesù Cristo. Fino ad allora, aveva conosciuto solo padroni, che la disprezzavano, la maltrattavano o, nel caso migliore, la consideravano una schiava utile. Ora, sentiva dire che esisteva un «paron» al di sopra di tutti i padroni, Signore di tutti i signori, e che questo Signore era buono, la bontà in persona. Veniva a sapere che questo Signore conosceva anche lei; aveva creato anche lei, anzi la amava. Sì, anche lei era amata, e proprio dal «Paron» supremo, davanti al quale tutti gli altri padroni, sono soltanto miseri servi. Lei era conosciuta, amata e attesa da Dio. Questo Padrone aveva affrontato in prima persona il destino di essere picchiato e crocifisso, e ora la aspettava «alla destra di Dio Padre». Finalmente, Bakhita scopriva cos’era la «speranza» – non solo la piccola speranza di trovare padroni meno crudeli, ma la grande speranza: sono definitivamente amata, e qualunque cosa mi accada – io sono attesa da questo Amore, e così la mia vita è buona. Mediante la conoscenza di questa speranza lei era «redenta», non si sentiva più schiava, ma libera figlia di Dio. Capiva ciò che san Paolo intendeva quando ricordava agli Efesini che prima erano senza speranza perché senza Dio.
Quando le proposero di ritornare nel Sudan, Bakhita si rifiutò; non era disposta a farsi di nuovo separare dal suo «Paron».
Il 9 gennaio 1890, fu battezzata e cresimata e ricevette la prima santa Comunione dalle mani del Patriarca di Venezia. L’8 dicembre 1896, a Verona, pronunciò i voti nella Congregazione delle suore Canossiane, e da allora – accanto ai suoi lavori – in vari viaggi in Italia, cercò di annunciare e sollecitare la liberazione, che lei aveva ricevuto mediante l’incontro con il Dio di Gesù Cristo: sentiva di doverla estendere; doveva essere donata anche ad altri, al maggior numero possibile di persone. La speranza, che l’aveva «redenta», doveva raggiungere molti, raggiungere tutti. Raggiungere anche noi, che abbiamo bisogno di nuovo di riscoprire cos’è la libertà di CristodD

DURANTE LA QUARESIMA

*Riscopriamo il silenzio, la meditazione, l’adorazione eucaristica!

Ogni martedì: l’Adorazione eucaristica, a Basiliano dalle 17.30 alle 18.30.

*Riscopriamo la Passione di Gesù:
la “Via 
Crucis”!
-Basiliano

: ogni Venerdì alle ore 18.30
-Basagliapenta: ogni Martedì alle ore 18.30
-Blessano: ogni Mercoledì alle ore 18.30
-Orgnano: ogni Giovedì alle ore 18.30
-Variano: ogni Venerdì alle ore 18.30
-Villaorba: ogni Venerdì alle ore 18.30.
-Vissandone: ogni Lunedì alle ore 18.30

*Riscopriamo la sobrietà della tavola e il digiuno!
Digiuno il Mercoledì delle Ceneri (17 febbraio) e il Venerdì Santo (2 aprile)
Astinenza (la mensa senza la carne), tutti i venerdì di Quaresima.
-Con altre rinunce personali.

*Riscopriamo la carità, la condivisione, la fraternità!
Raccogliamo con cuore generoso la nostra carità per i “Progetti missionari” sostenuti dalle nostre parrocchie:

    • “Progetto Kandì” in Benin (parrocchie di Basiliano, Basagliapenta, Blessano, Orgnano, Villaorba);
    • “Progetto Suor Bambina” in Congo (parrocchia di Variano);
    • “Progetto Talmil Nadu” in India (parrocchia di Vissandone).

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’anno scorso non l’abbiamo potuta vivere insieme, ci riproviamo quest’anno. La Quaresima 2021 ci ripropone degli interrogativi antichi e fondamentali: cresce la mia fedeltà a Gesù Cristo? Cresce il mio desiderio di santità? Crescono il mio amore al Vangelo e il mio impegno nella Chiesa? Cresce il mio apostolato cristiano nella vita di ogni giorno, nel mio lavoro, fra i miei colleghi? Ho ancora speranza, e so donarla agli altri?

Ognuno risponda a queste domande, e si renderà conto che è necessaria una ripresa di slancio nella fede, una nuova apertura alo Spirito Santo, perché Cristo viva in noi, e perché la sua immagine si rifletta limpidamente nelle nostre scelte di vita, frequentando di più la Parola di Dio e i Sacramenti.

La Quaresima è il periodo di quaranta giorni (in latino, Quadragesima) dedicato alla preparazione della Pasqua. È un tempo di penitenza e di rinnovamento per tutta la Chiesa, fatto di digiuno, di astinenza e rinunce, di carità. In questo modo semplice e concreto, “la Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto” (Catech. Chiesa Catt., 540). Proponendo ai cristiani l’esempio di Cristo nel suo ritiro nel deserto, la Chiesa ci prepara alla celebrazione delle solennità pasquali della passione, morte e risurrezione.

-La prima scelta della Quaresima è di accettare che la Chiesa, nel primo giorno di questo tempo santo, ci imponga le CENERI sulla testa e ci richiami la necessità di cambiare (= conversione) vita. Le Ceneri benedette sono per noi un forte richiamo alla serietà e responsabilità della vita; richiamo alla nostra fragilità, bisognosa di essere curata dal Medico divino (Gesù); richiamo al nostro essere terra (humus) umile, maestra di umiltà.

-La seconda scelta è la CARITÀ, che dice la verità sul nostro effettivo cambiamento interiore.

Per questo vi propongo:

1) “DOMENICA DEL CESTO PER I POVERI (Sabato 20 e Domenica 21 febbraio). Generi alimentari (pasta, latte, olio, pelati, tonno, carne in scatola, biscotti, marmellata, riso, farina, zucchero, ecc…) che saranno distribuiti alle famiglie povere delle nostre comunità attraverso la Caritas.

2) IL SOSTEGNO AI “PROGETTI MISSIONARI”, organizzati dalle nostre parrocchie, da mercoledì delle Ceneri a fine maggio.    

Gesti semplici pieni di speranza, per iniziare bene la Quaresima: un cammino di quaranta giorni per ritornare alla freschezza del vangelo vissuto.

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RIFLESSIONE DEL PARROCO

Essere uomini e donne di speranza (1)

In questa stagione di vita molto impegnativa, a causa della pandemia, delle morti e delle conseguenze sociali ed economiche, è molto importante che noi cristiani ci impegniamo a seminare la speranza. Tra speranza ed illusione c’è molta differenza, e noi non vogliamo seminare fumo o ulteriore delusione. Iniziamo allora, ad approfondire cosa sia la speranza, e come divenire uomini e donne di speranza?

E mentre iniziamo a riflettere, facciamo una sorprendente scoperta: anche Dio coltiva una speranza. Sì, la mia, la nostra speranza è preceduta dalla speranza che Dio coltiva nei nostri confronti! Perché Dio ci ama per primo, e proprio per questo ha speranza ed attende che noi torniamo a Lui; che apriamo il cuore al suo amore; che mettiamo la nostra mano nella sua, e ci ricordiamo di essere suoi figli. Questa speranza ed attesa di Dio, precede sempre la nostra speranza, esattamente come il suo amore per noi, precede e ci raggiunge sempre per primo. Dio ha speranza in noi e ci chiede di aprirci a Lui. Come per i genitori terreni, che hanno sempre speranza che i loro figli lontani ritornino!

Per questo la speranza cristiana è detta “teologale”, perché Dio ne è la fonte, il sostegno e il termine. Che grande consolazione è sapere che la mia speranza non ha i confini della mia piccolezza o meschinità, né dei miei piccoli obiettivi umani! La speranza cristiana viene da Dio, è sostenuta da Dio e ha come fine il Cielo: Dio. Egli ha posto nel mio spirito un riflesso del suo desiderio di vita per tutti; Dio vuole che io viva, che io sia pieno di vita, che ami la vita e mi prenda cura della mia vita e di quella degli altri, che non mi senta padrone della vita! Pertanto, la nostra vocazione (chiamata che viene da Dio) è ad essere costruttori di speranza, e ogni uomo è chiamato a coltivare la speranza corrispondendo alle attese di Dio. Il mondo va avanti perché Dio ha fiducia e spera nell’uomo. Dio guarda al cuore dei piccoli, degli umili, guarda a coloro che attraversano le difficoltà e le fatiche e si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere un po’ di bene, che però agli occhi di Dio è tanto: in famiglia, nel lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della società. Noi abbiamo scritta nel cuore la speranza, perché Dio nostro Padre è vita, ama la vita, vuole la vita per noi, e la vuole per la vita eterna e beata.

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RIFLESSIONE DEL PARROCO

VIVERE DA CRISTIANI LA MORTE. NON COME IL MONDO LA VIVE.

Davanti alla morte di una persona giovane, o di qualsiasi altra morte, quali sono le domande e lo stile, che un cristiano deve assumere, per potersi dire veramente cristiano? Certo, non come il mondo lo vive, ma da cristiani. Ci sono delle differenze?
1.La curiosità non appartiene allo stile cristiano. Domande inutili, fatte ai familiari, non per un reale dolore di partecipazione, ma per morbosità. «Perché ha fatto questo? Perché ha scelto quest’altro? Perché si veste così? Perché ha assunto quella decisione?» Non si può curiosare su tutto; dobbiamo di nuovo rispettare e accettare il mistero che c’è in ognuno di noi, in particolare, davanti al mistero del dolore. Non possiamo usare lo stile giornalistico o dei gossip nell’affrontare la sofferenza. La malattia, la morte, la vita, gli altri, Dio stesso, non possono essere accostati con il prurito della morbosità. Dobbiamo invece riscoprire l’umiltà, la prudenza davanti al mistero della persona e delle sue esperienze.
2.Non vivere la sofferenza e la morte solo in termini emotivi. L’emotività fa brutti scherzi… Quando accadono eventi di morte in una famiglia, c’è il rischio che si sviluppino grandi interessi e partecipazione; ma finito il funerale tutto finisca. Se viviamo la morte solo in modo emotivo, la nostra partecipazione al dolore dura tre giorni; ma se la viviamo con l’amore, la partecipazione dura molto di più. Prima i grandi slanci … telefonate, parole, messaggini, propositi, abbracci, lacrime, tanti fiori, …  Poi improvvisamente, neppure un saluto o un coinvolgimento. Lo stile cristiano è quello della fratellanza con chi soffre: prendere per mano, accompagnare rispettosamente, stare accanto a chi soffre. Più che vivere il dolore emotivamente, dobbiamo imparare a vivere da fratelli che si aiutano, e si prendono cura gli uni degli altri.
3.Vivere nella fede l’esperienza della sofferenza e della morte, così come si vivono nella fede anche le altre esperienze della vita. Vivere con fede la morte, significa sapersi porre le domande che ci cambiano dentro. «Cosa devo imparare da questa sofferenza e morte; cosa devo cambiare nel mio stile di vita; io, che sono ancora vivo e sano, cosa devo imparare da questo lutto? Cosa devo cambiare nella mia relazione con Dio e gli altri?» Vivere con fede, significa riscoprire che Dio è nostro Padre, anche nella morte; un Padre onnipotente, che ci abbraccia e non ci lascia soli, e condivide con noi, mediante Gesù suo figlio, le esperienze della nostra vita. Egli ci aiuta con la sua tenerezza, la sua vicinanza e il suo calore. Gesù piange con noi quando soffriamo; ci aiuta a vivere le esperienze del nascere e crescere, del soffrire e del morire. Cristo ha pianto stando accanto, e ora piange con chi è nel lutto: «Forza, il tuo caro non sparisce nel nulla; ora egli è con Me, per sempre. Perché Io ho dato a voi uno spirito immortale, eterno, l’anima. L’anima rimane per sempre, non muore. Io l’ho data a voi nel giorno in cui -dall’eternità- vi ho pensato e vi ho dato la vita».
Il corpo dei defunti rimane fra noi, perché possiamo godere ancora un po’ della loro vicinanza terrena. Ma la vera vicinanza, non è sapere che essi sono nel cimitero, sulla terra, ma che sono in Dio. E quando un cristiano ritorna a Dio, la sua anima e il suo spirito sono in Dio, e ci fa sentire vicina quest’anima; ce la ridona perché ci sentiamo amati anche dai nostri cari: essi non ci hanno abbandonati, anche se fisicamente non ci sono più. «Padre, aiutaci a diventare compagni di viaggio di chi soffre, come Cristo, e assieme a Cristo, che è venuto per soffrire con noi, e per riaprirci una porta, la porta del Cielo, l’unica che ci dona speranza. Quel Cielo che non è un nemico, ma il luogo in cui Dio abita e accoglie i nostri cari. Quel Cielo, in cui Dio ci fa sentire la sua vicinanza e ci dona la sua forza e il suo amore.                                    dD