RIFLESSIONE DEL PARROCO

Il valore della sanzione come stimolo

È indispensabile sensibilizzare il bambino e l’adolescente affinché si renda conto che le cattive azioni hanno delle conseguenze. Occorre risvegliare la capacità di porsi nei panni dell’altro e di pentirsi per la sua sofferenza quando gli si è fatto del male. Alcune sanzioni – ai comportamenti antisociali aggressivi – possono conseguire in parte questa finalità. È importante orientare il bambino con fermezza a chiedere perdono e a riparare il danno causato agli altri. Quando il percorso educativo mostra i suoi frutti in una maturazione della libertà personale, il figlio stesso, a un certo punto inizierà a riconoscere con gratitudine che è stato un bene per lui crescere in una famiglia e anche sopportare le esigenze imposte da tutto il processo formativo.

La correzione è uno stimolo quando al tempo stesso si apprezzano,  si riconoscono gli sforzi e quando il figlio scopre che i suoi genitori mantengono viva una paziente fiducia. Un bambino corretto con amore si sente considerato, percepisce che è qualcuno, avverte che i suoi genitori riconoscono le sue potenzialità. Questo non richiede che i genitori siano immacolati, ma che sappiano riconoscere con umiltà i propri limiti e mostrino il loro personale sforzo di essere migliori. Ma una testimonianza di cui i figli hanno bisogno da parte dei genitori è che non si lascino trasportare dall’ira. Il figlio che commette una cattiva azione, deve essere corretto, ma mai come un nemico o come uno su cui si scarica la propria aggressività. Inoltre, un adulto deve riconoscere che alcune azioni cattive sono legate alle fragilità e ai limiti propri dell’età. Per questo sarebbe nocivo un atteggiamento costantemente sanzionatorio, che non aiuterebbe a percepire la differente gravità delle azioni e provocherebbe scoraggiamento e irritazione: «Padri, non esasperate i vostri figli» (Ef 6,4; cfr Col 3,21).

La cosa fondamentale è che la disciplina non si tramuti in una mutilazione del desiderio, ma in uno stimolo per andare sempre oltre. Come integrare disciplina e dinamismo interiore? Come far sì che, la disciplina sia un limite costruttivo del cammino che deve intraprendere un bambino e non un muro che lo annulli, una dimensione dell’educazione che lo inibisca? Bisogna saper trovare un equilibrio tra due estremi ugualmente nocivi: uno sarebbe pretendere di costruire un mondo a misura dei desideri del figlio, che cresce sentendosi soggetto di diritti ma non di responsabilità. L’altro estremo sarebbe portarlo a vivere senza consapevolezza della sua dignità, della sua identità singolare e dei suoi diritti, torturato dai doveri e sottomesso a realizzare i desideri altrui.

Noi, come educhiamo i nostri figli?

Don Gabriel

INCONTRI PASTORALI

– IN TUTTE LE PARROCCHIE: Domenica 25 settembre, celebrazioni dei battesimi. Tutti gli orari delle S. Messe rimarranno sempre allo stesso orario.

– Domenica 25 settembre, 222° Pellegrinaggio a Barbana. Ore 13.30, ritrovo e partenza da Basiliano. 

– BASILIANO : Il Parroco, lunedì 26 settembre, alle ore 20.30, incontra i Ministri straordinari dell’Eucaristia.

– BASILIANO: Il Parroco, mercoledì 28 settembre, alle ore 20.30, incontra gli incaricati all’ambito della Cultura e Comunicazione (tra cui i collaboratori dei nostri bollettini di ogni parrocchia).

– BASILIANO: Il Parroco, venerdì 30 settembre, alle ore 20.30,  incontra i membri del coordinamento per la gestione economica della Collaborazione Pastorale, cioè con i 12 economi della Collaborazione Pastorale di Variano.

IN TUTTE LE PARROCCHIE: Domenica 2 ottobre 2022, ad ogni celebrazione della S. Messa, verrà presentato il gruppo dell’Azione Cattolica.

INSIEME N°39/2022

S.S. Messe e Celebrazioni

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DOMENICA 25: XXVI del Tempo Ordinario, verde

Oggi si celebrano i battesimi!

A Basiliano: Ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine.
Messe Festive: Ore 10.00, a Basagliapenta, Orgnano, Variano e Vissandone. Ore 11.15 a Basiliano, Blessano e Villaorba.

Nel pomeriggio si svolgerà il 222° pelllegrinaggio  a Barbana.

LUNEDÌ 26: Messa della feria, verde.
A Basiliano: Ore 7.00, Lodi mattutine. Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, Variano.

MARTEDÌ 27: S. Vicenzo de Paoli, presbitero, Memoria, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Lodi mattutine. Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30 a Basagliapenta.

MERCOLEDÌ 28: Messa della feria, verde.
A Basiliano: Ore 7.00, Lodi mattutine. Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30 a Villaorba.

GIOVEDÌ 29: SANTI MICHELE, GABRIELE e RAFFAELE, arcangeli, Festa, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Lodi mattutine. Ore 7.30, S. Messa.
VISSANDONE: Festa parrocchiale di San Michele. Ore 18.30, S. Messa.

VENERDÌ 30: S. Girolamo, presbitero e dottore della Chiesa, Memoria, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Lodi mattutine. Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, Blessano.

SABATO 01 OTTOBRE: S. Teresa di Gesù bambino, vergine e dottore della Chiesa, Memoria, verde.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine. Ore 7.30, S. Messa.
Messe prefestive: Ore 17.30, a Orgnano.
BASILIANO: Ore 18.30, S. Messa dedicata all’inizio dell’anno catechistico. →BASILIANO: dalle ore 15.00 alle ore 17.00, confessioni.

DOMENICA 02: XXVII del Tempo Ordinario, verde.
A Basiliano: Ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine.
Messe Festive: Ore 9.00, a Orgnano. Ore 10.00, Vissandone. Ore 11.15 a Basiliano, Blessano e Villaorba.
– Ore 10.00, a Basagliapenta e Variano, S. Messa con festa parrocchiale della Madonna del Rosario e processione.

MESE DI OTTOBRE E DEDICATO ALLA MADONNA DEL ROSARIO

Il merito di aver dato il maggior impulso alla devozione del Rosario è di San Domenico. Si dice che mentre il Santo predicava contro gli Albigesi, gli apparve la Vergine SS. e consegnandogli una corona gli disse che con quell’arma avrebbe vinto l’errore. Il grande predicatore diffuse la pratica del Rosario tra i fedeli e le sue prediche ottennero quel magnifico risultato che la storia registra.

La SS. Vergine confermò più volte con prodigi la eccellenza del Rosario, specialmente apparendo a Lourdes ed a Fatima con la corona in mano.

Il Rosario è senza dubbio la devozione più facile e più cara: è un intreccio delle preghiere che ogni bambino impara sulle ginocchia della mamma: il Pater insegnatoci parola per parola da Gesù; l’Ave Maria composta dalle parole con le quali l’arcangelo Gabriele e S. Elisabetta salutarono Maria SS.; il Gloria, inno di lode e ringraziamento alla SS. Trinità.

Queste soavi preghiere vengono intrecciate con la meditazione dei tratti più notevoli della vita di Gesù e di Maria… Anzi i misteri sono l’anima del Rosario. Infatti lo scopo di questa santa istituzione è appunto quello di ricordarci quei divini misteri che ogni cristiano deve sempre avere dinanzi agli occhi, perché lo incitino alla riconoscenza dei benefici divini e perché possa vedere se la sua vita è conforme ai modelli contemplati.

Per ottenere questi frutti dobbiamo recitare il Rosario adagio, con devozione; e mentre il labbro ripete l’Ave Maria, il pensiero deve meditare i misteri assegnati per ogni decina e trarre da essi i principali insegnamenti pratici.

RIFLESSIONE DEL PARROCO

La formazione etica dei figli
Anche se i genitori hanno bisogno della scuola per assicurare un’istruzione di base ai propri figli, non possono mai delegare completamente la loro formazione morale. Lo sviluppo affettivo ed etico di una persona, richiede un’esperienza fondamentale: credere che i propri genitori sono degni di fiducia. Questo costituisce una responsabilità educativa: con l’affetto e la testimonianza generare fiducia nei figli, ispirare in essi un amorevole rispetto. Quando, un figlio non sente più di essere prezioso per i suoi genitori nonostante sia imperfetto o non percepisce che loro nutrono una preoccupazione sincera per lui, questo crea ferite profonde che causano molte difficoltà nella sua maturazione. Questa assenza, questo abbandono affettivo, provoca un dolore più profondo di una eventuale correzione che potrebbe ricevere per una cattiva azione.
Il compito dei genitori comprende un’educazione della volontà, uno sviluppo di buone abitudini e di inclinazioni affettive a favore del bene. Questo implica che si presentino come desiderabili comportamenti da imparare e inclinazioni da far maturare. Ma si tratta sempre di un processo che va dall’imperfezione alla maggiore pienezza. Il desiderio di adattarsi alla società o l’abitudine di rinunciare a una soddisfazione immediata per adattarsi a una norma e assicurarsi una buona convivenza, è già in sé stesso un valore iniziale che crea disposizioni per elevarsi poi verso valori più alti. La formazione morale dovrebbe realizzarsi sempre con metodi attivi e con un dialogo educativo che coinvolga la sensibilità e il linguaggio proprio dei figli. Inoltre, questa formazione si deve attuare in modo induttivo, in modo che il figlio possa arrivare a scoprire da sé l’importanza di determinati valori, principi e norme, invece di imporgliele come verità indiscutibili.
Per agire bene, non basta “giudicare in modo adeguato” o sapere con chiarezza che cosa si deve fare, benché ciò sia prioritario. Molte volte siamo incoerenti con le nostre convinzioni personali, persino quando esse sono solide. Per quanto la coscienza ci detti un determinato giudizio morale, a volte hanno più potere altre cose che ci attraggono, se non abbiamo acquisito che il bene colto dalla mente si radichi in noi come profonda inclinazione affettiva, come gusto per il bene che pesi più di altre attrattive e ci faccia percepire che, quanto abbiamo colto come bene lo è anche “per noi” qui ed ora. Una formazione etica efficace implica il mostrare alla persona fino a che punto convenga a lei stessa agire bene. Oggi è spesso inefficace chiedere qualcosa che esiga sforzo e rinunce, senza mostrare chiaramente il bene che con ciò si potrebbe raggiungere.
È necessario maturare delle abitudini. Anche le consuetudini acquisite da bambini hanno una funzione positiva, permettendo che i grandi valori interiorizzati si traducano in comportamenti esterni sani e stabili. Qualcuno può avere sentimenti socievoli e una buona disposizione verso gli altri, ma se per molto tempo non si è abituato per l’insistenza degli adulti a dire “per favore”, “permesso”, “grazie”, la sua buona disposizione interiore non si tradurrà facilmente in queste espressioni.
Il rafforzamento della volontà e la ripetizione di determinate azioni, costruiscono la condotta morale e senza la ripetizione cosciente, libera e apprezzata di certi comportamenti buoni non si porta a termine l’educazione a tale condotta. Le motivazioni o l’attrazione che proviamo verso un determinato valore, non diventano virtù senza questi atti adeguatamente motivati.
La libertà è qualcosa di grandioso, ma possiamo perderla. L’educazione morale è un coltivare la libertà mediante proposte, motivazioni, applicazioni pratiche, stimoli, premi, esempi, modelli, simboli, riflessioni, esortazioni, revisioni del modo di agire e dialoghi che aiutino le persone a sviluppare quei principi interiori stabili che possono muovere a compiere spontaneamente il bene. La virtù è una convinzione che si è trasformata in un principio interno e stabile dell’agire. La vita virtuosa, pertanto, costruisce la libertà, la fortifica e la educa, evitando che la persona diventi schiava di inclinazioni compulsive disumanizzanti e antisociali. Infatti la dignità umana stessa esige che ognuno agisca secondo scelte consapevoli e libere, mosso cioè e determinato da convinzioni personali.

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Dove sono i figli?

La famiglia non può rinunciare ad essere luogo di sostegno, di accompagnamento, di guida, anche se deve reinventare i suoi metodi e trovare nuove risorse. Ha bisogno di prospettare a che cosa voglia esporre i propri figli. A tale scopo, non deve evitare di domandarsi chi sono quelli che si occupano di dare loro divertimento e intrattenimento, quelli che entrano nelle loro abitazioni attraverso gli schermi, quelli a cui li affidano per guidarli nel loro tempo libero. Soltanto i momenti che passiamo con loro, parlando con semplicità e affetto delle cose importanti e le sane possibilità che creiamo, perché possano occupare il loro tempo permetteranno di evitare una nociva invasione. C’è sempre bisogno di vigilanza. L’abbandono non fa mai bene. I genitori devono orientare e preparare i bambini e gli adolescenti affinché sappiano affrontare situazioni in cui ci possano essere, per esempio, rischi di aggressioni, di abuso o di tossicodipendenza.

Tuttavia l’ossessione non è educativa, e non si può avere un controllo di tutte le situazioni in cui un figlio potrebbe trovarsi a passare. Qui vale il principio per cui il tempo è superiore allo spazio. Vale a dire, si tratta di generare processi più che dominare spazi. Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide. Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia. Solo così quel figlio avrà in sé stesso gli elementi di cui ha bisogno per sapersi difendere, per agire con intelligenza e accortezza in circostanze difficili. Pertanto, il grande interrogativo, non è dove si trova fisicamente il figlio, con chi sta in questo momento, ma dove si trova in un senso esistenziale, dove sta posizionato dal punto di vista delle sue convinzioni, dei suoi obiettivi, dei suoi desideri, del suo progetto di vita. Per questo le domande che faccio ai genitori sono: Cerchiamo di capire “dove” i figli veramente sono nel loro cammino? Dov’è realmente la loro anima, lo sappiamo? E soprattutto: lo vogliamo sapere?

Se la maturità fosse solo lo sviluppo di qualcosa che è già contenuto nel codice genetico, non ci sarebbe molto da fare. La prudenza, il buon giudizio e il buon senso non dipendono da fattori puramente quantitativi di crescita, ma da tutta una catena di elementi che si sintetizzano nell’interiorità della persona; per essere più precisi, al centro della sua libertà. È inevitabile che ogni figlio ci sorprenda con i progetti che scaturiscono da tale libertà, che rompa i nostri schemi ed è bene che ciò accada. L’educazione comporta il compito di promuovere libertà responsabili, che nei punti di incrocio sappiano scegliere con buon senso e intelligenza; persone che comprendano senza riserve che la loro vita e quella della loro comunità è nelle loro mani e che questa libertà è un dono immenso. Credo sia importante parlare tra genitori ma anche assieme ai figli. Fatemi sapere. Buona riflessione!      Don Gabriel

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Eccoci al settimo capitolo: RAFFORZARE L’EDUCAZIONE DEI FIGLI
I genitori incidono sempre sullo sviluppo morale dei loro figli, in bene e in male.
Di conseguenza, la cosa migliore è che accettino questa responsabilità inevitabile e la realizzino in maniera cosciente, entusiasta, ragionevole e appropriata.
Poiché questa funzione educativa delle famiglie è così importante ed è diventata molto complessa. Risponderemo ad alcune domande che ci facciamo sempre e non sempre sappiamo valutarle, come: Dove sono i figli? La formazione etica dei figli. Il valore della sanzione come stimolo; Paziente realismo. La vita familiare come contesto educativo; Sì all’educazione sessuale. Trasmettere la fede.
Sarebbe bello leggere il testo in famiglia e parlarsi, dicendo cosa funziona e cosa non funziona e fare anche delle proposte. Mi piacerebbe avere un riscontro da parte vostra dalla settimana prossima, scrivendo un messaggio WhatsApp, una mail, un biglietto che poi lascerete nella buchetta delle lettere in canonica o una telefonata.

Ringrazio della collaborazione!       

Don Gabriel

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Un cuore grande

Oltre il piccolo cerchio formato dai coniugi e dai loro figli, vi è la famiglia allargata che non può essere ignorata. Infatti l’amore tra l’uomo e la donna nel matrimonio e, in forma derivata ed allargata, l’amore tra i membri della stessa famiglia – tra genitori e figli, tra fratelli e sorelle, tra parenti e familiari – è animato e sospinto da un interiore e incessante dinamismo, che conduce la famiglia ad una comunione sempre più profonda ed intensa, fondamento e anima della comunità coniugale e familiare. In tale ambito si inseriscono anche gli amici e le famiglie amiche, ed anche le comunità di famiglie che si sostengono a vicenda nelle difficoltà, nell’impegno sociale e nella fede.
Questa famiglia allargata dovrebbe accogliere con tanto amore le ragazze madri, i bambini senza genitori, le donne sole che devono portare avanti l’educazione dei loro figli, le persone con disabilità che richiedono molto affetto e vicinanza, i giovani che lottano contro una dipendenza, le persone non sposate, quelle separate o vedove che soffrono la solitudine, gli anziani e i malati che non ricevono l’appoggio dei loro figli, fino ad includere nel loro seno persino i più disastrati nelle condotte della loro vita. Può anche aiutare a compensare le fragilità dei genitori, o a scoprire e denunciare in tempo possibili situazioni di violenza o anche di abuso subite dai bambini, dando loro un amore sano e un sostegno familiare quando i loro genitori non possono assicurarlo.
Infine non si può dimenticare che in questa famiglia allargata vi sono anche il suocero, la suocera e tutti i parenti del coniuge. Una delicatezza propria dell’amore consiste nell’evitare di vederli come dei concorrenti, come persone pericolose, come invasori. L’unione coniugale chiede di rispettare le loro tradizioni e i loro costumi, cercare di comprendere il loro linguaggio, limitare le critiche, avere cura di loro e integrarli in qualche modo nel proprio cuore, anche quando si dovrebbe preservare la legittima autonomia e l’intimità della coppia. Questi atteggiamenti sono anche un modo squisito di esprimere la generosità della dedizione amorosa al proprio coniuge.
Questo era l’ultimo messaggio del capitolo quinto. La settimana prossima cominceremo il settimo capitolo: Rafforzare l’educazione dei figli.
Sono convinto che più di qualcuno ha trovato sollievo  nella lettura di questa rubrica e mi auguro che continuerete a fare tesoro di quello che leggete. Il mio desiderio è che le nostre famiglie siano aiutate nel difficile e nobile compito dell’educazione dei figli.

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Gli anziani
«Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze» (Sal 71,9). È il grido dell’anziano, che teme l’oblio e il disprezzo. Così come Dio ci invita ad essere suoi strumenti per ascoltare la supplica dei poveri, Egli attende anche da noi che ascoltiamo il grido degli anziani. Questo interpella le famiglie e le comunità, perché la Chiesa non può e non vuole conformarsi ad una mentalità di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità. Gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna. Perciò, come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani!
San Giovanni Paolo II ci ha invitato a prestare attenzione al posto dell’anziano nella famiglia, perché vi sono culture che in seguito ad un disordinato sviluppo industriale ed urbanistico, hanno condotto e continuano a condurre gli anziani a forme inaccettabili di emarginazione. Gli anziani aiutano a percepire la continuità delle generazioni, con il carisma di ricucire gli strappi. Molte volte sono i nonni che assicurano la trasmissione dei grandi valori ai loro nipoti e molte persone, possono constatare che proprio ai nonni debbono la loro iniziazione alla vita cristiana. Le loro parole, le loro carezze o la loro sola presenza aiutano i bambini a riconoscere che la storia non inizia con loro, che sono eredi di un lungo cammino e che bisogna rispettare il retroterra che ci precede. Coloro che rompono i legami con la storia avranno difficoltà a tessere relazioni stabili e a riconoscere che non sono i padroni della realtà. Dunque, l’attenzione agli anziani fa la differenza di una civiltà. In una civiltà c’è attenzione all’anziano? C’è posto per l’anziano? Questa civiltà andrà avanti se saprà rispettare la saggezza, la sapienza degli anziani.
La mancanza di memoria storica è un grave difetto della nostra società. È la mentalità immatura dell’“ormai è passato”. Conoscere e poter prendere posizione di fronte agli avvenimenti passati è l’unica possibilità di costruire un futuro che abbia senso. Non si può educare senza memoria: «Richiamate alla memoria quei primi giorni» (Eb 10,32). I racconti degli anziani fanno molto bene ai bambini e ai giovani, poiché li mettono in collegamento con la storia vissuta sia della famiglia sia del quartiere e del Paese.
Una famiglia che non rispetta e non ha cura dei suoi nonni, che sono la sua memoria viva, è una famiglia disintegrata; invece una famiglia che ricorda è una famiglia che ha futuro.
Pertanto, in una civiltà in cui non c’è posto per gli anziani o sono scartati perché creano problemi, questa società porta con sé il virus della morte, dal momento che si strappa dalle proprie radici. Il fenomeno contemporaneo del sentirsi orfani, in termini di discontinuità, sradicamento e caduta delle certezze che danno forma alla vita, ci sfida a fare delle nostre famiglie un luogo in cui i bambini possano radicarsi nel terreno di una storia collettiva.

Essere fratelli
La relazione tra i fratelli si approfondisce con il passare del tempo, il legame di fraternità che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di pace. In famiglia, tra fratelli si impara la convivenza umana. Forse non sempre ne siamo consapevoli, ma è proprio la famiglia che introduce la fraternità nel mondo! A partire da questa prima esperienza di fraternità, nutrita dagli affetti e dall’educazione familiare, lo stile della fraternità si irradia come una promessa sull’intera società.
Crescere tra fratelli offre la bella esperienza di una cura reciproca, di aiutare e di essere aiutati. Perciò la fraternità in famiglia risplende in modo speciale quando vediamo la premura, la pazienza, l’affetto di cui vengono circondati: il fratellino o la sorellina più deboli, malati, o portatori di handicap. Bisogna riconoscere che avere un fratello, una sorella che ti vuole bene è un’esperienza forte, impagabile, insostituibile, però occorre insegnare con pazienza ai figli a trattarsi da fratelli. Tale tirocinio, a volte faticoso, è una vera scuola di socialità. In alcuni Paesi esiste una forte tendenza ad avere un solo figlio, per cui l’esperienza di essere fratello comincia ad essere poco comune. Nel caso in cui non sia stato possibile avere più di un figlio, si dovrà trovare il modo di far sì che il bambino non cresca solo o isolato.