RIFLESSIONE DEL PARROCO

Venerdì 18 settembre: viviamo insieme la VIA CRUCIS.

In questo tempo sconcertante, in cui abbiamo trascurato la dimensione assembleare, che tanto ci alimenta e ci sostiene; in questi mesi in cui non abbiamo potuto celebrare né la settimana santa, né la morte di Gesù, né la sua Pasqua di risurrezione, noi dodici parrocchie della Collaborazione pastorale di Variano, venerdì prossimo vogliamo fermarci a pregare, ad ascoltare la parola di Dio, e prendere di nuovo la decisione per orientare la nostra vita e accogliere le grazie che il Signore vuole farci. Così, la Via Crucis può essere di nuovo un segno, un invito, un’opportunità a credere a Gesù, che «umiliò se stesso fino alla morte di croce» (Filippesi 2).
La Via Crucis è la strada che percorrono i crocifissi. C’è sempre una folla che assiste alla morte tragica di qualcuno, che commenta, si incuriosisce, insulta, si commuove, distoglie lo sguardo per non vedere il condannato. Ma solo Gesù, tra tutti coloro che sono passati da quella strada della croce, è divenuto il Salvatore,  ed è per questo motivo che cerchiamo l’incontro con lui.
Per questo motivo la Via Crucis non può essere mai uno spettacolo, neanche uno spettacolo sacro. Dobbiamo resistere alla tentazione di fare della vita di Gesù una delle tante storielle tragiche di cui l’umanità si deve vergognare; la passione di Gesù, non può essere trattata come un argomento di conversazione tra gente che, seduta nel suo salotto, disquisisce sulla vicenda, ne parla come di un fatto di cronaca da ricordare, ma capitato anche ad altri, un fatto lontano, forse, istruttivo ma insignificante per me. La Via Crucis e la passione di Gesù non sono un deplorevole fatto di cronaca sono le pagine di sangue scritte da Gesù Cristo per salvarci.
Dobbiamo cercare l’incontro con lui solo, per essere salvati. Del Signore non ci basta il ricordo, l’emozione che ha suscitato una croce o un’immagine che gli artisti hanno prodotto; noi vogliamo incontrarlo di nuovo attraverso la nostra fede!
Ci faremo aiutare da Maria, nostra madre che, sotto la croce aspetta sempre una parola, un gesto da suo figlio, perché vive di fede, e trova solo in Gesù il significato della sua vita, la sua vocazione, la sua missione nella Chiesa. Ritorniamo al Signore con l’aiuto di Maria: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», come si legge nel Vangelo di Giovanni al capitolo 2.  anche a noi, Gesù parlerà e dirà qualche parola importante.
Preghiamo insieme la Via Crucis per ritrovare Gesù, e attraverso di lui, torniamo ad incontrarci con il Padre di misericordia. Vogliamo farci vicini al Signore Gesù, perché tutto il dolore dei crocifissi della storia trovi finalmente speranza e salvezza.
Vi aspetto venerdì 18 settembre, alle 20.30, sulla Collina di Variano.              dD

Incontri comuni alle 12 parrocchie della COLLABORAZIONE PASTORALE

bimbi_a_messa-La celebrazione della S. Cresima, presieduta dall’Arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato, avrà luogo sabato 26 settembre alle ore 18.30, nel Duomo di Variano e sarà riservata esclusivamente ai familiari dei cresimandi.

-Venerdì 25 settembre, alle ore 20.00, nel Duomo di Variano, ci saranno le Confessioni per i Cresimandi, i genitori e padrini dei Cresimandi e di coloro che riceveranno il Battesimo sabato 26 e domenica 27 settembre.

-Dopo il lockdown riprendono gli incontri del GRUPPO ADULTI DI AZIONE CATTOLICA: mercoledì 23 settembre, alle ore 20.30, presso la Casa dell’oratorio di Basiliano.

-BASAGLIAPENTA: In occasione dei 240 anni della Consacrazione della chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Assunta, mercoledì 30 settembre, alle ore 20.30, nella stessa chiesa: Videoproiezione sulla storia della chiesa e della comunità, dal ‘500 fino ai nostri giorni.

INCONTRO DEI GENITORI DEI BAMBINI che si preparano alla PRIMA CONFESSIONE (che hanno iniziato il 31 agosto, e la celebreranno fra qualche settimana): Lunedì 28 settembre, alle ore 20.00, presso la sala parrocchiale di Basiliano.

INCONTRO DEI GENITORI DEI BAMBINI che si preparano alla PRIMA COMUNIONE (che hanno iniziato il 31 agosto, e la celebreranno fra qualche settimana): Mercoledì 23 settembre, alle ore 20.00, presso la sala parrocchiale di Basiliano.

GLI INCONTRI DI CATECHISMO IN PREPARAZIONE ALLA S. CRESIMA (prima, seconda, terza superiore), inizieranno con le iscrizioni al nuovo percorso: Sabato 3 ottobre 2020, alle ore 17.00, presso l’oratorio.

IL NUOVO ANNO DI CATECHISMO 2020-2021

Per le elementari inizierà mercoledì 21 ottobre (o sabato 24 ottobre). Gli incontri di catechismo, dalla prima elementare alla quinta sono il mercoledì (ore 15.30-17.00), oppure il sabato (ore 10.30-12.00).
– Per la Prima, seconda e terza media gli incontri inizieranno venerdì 23 ottobre, ore 16.45-18.00.

–  INCONTRO DEGLI ANIMATORI DELLA LITURGIA (Sagrestani, Animatori di Coro o Cantorìe, Lettori, Ministri della Comunione, Animatori dei chierichetti,…): Venerdì 2 ottobre 2020, ore 20.00, presso la sala parrocchiale di Basiliano: presentazione del Nuovo Messale della Messa.

 

INSIEME N°38/2020

S.S. Messe e Celebrazioni
Clicca qui e scarica Foglietto Insieme n° 38/2020

DOMENICA 20 SETTEMBRE: XXV^ del tempo ordinario, verde
S.Messe Festive: ore 9.00, a Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15, a Basiliano, Blessano e Villaorba.

LUNEDÌ 21: Festa DI SAN MATTEO, apostolo ed evangelista, rosso
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine, ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: Ore 18.30, a Variano.

MARTEDÌ 22: Liturgia feriale della XXV settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine,ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: ore 18.30, a Orgnano.

MERCOLEDÌ 23: Memoria di San Pio da Pietrelcina, sacerdote, bianco
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine, ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: Ore 18.30, a Villaorba e Variano.

GIOVEDÌ 24: Liturgia feriale della XXV settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine, ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: ore 18.30, a Basagliapenta e Vissandone.

VENERDÌ 25: Liturgia feriale della XXV settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine, ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: ore 18.30, a Blessano.
A Variano: ore 20.00, Confessioni per i genitori, padrini e familiari dei Cresimandi e dei Battezzandi.

SABATO 26: Liturgia feriale della XXV settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine.
A Villaorba: ore 11.00, celebrazione di un matrimonio.
S.S. Messe Prefestive: ore 17.30, a Orgnano (con celebrazione di un Battesimo); ore 18.30, a Basiliano.
-A Variano: ore 18.30, S. Cresima, presieduta dall’Arcivescovo. Questa celebrazione è riservata esclusivamente ai familiari dei cresimandi.

DOMENICA 27 SETTEMBRE: XXVI^ del tempo ordinario, verde
S.Messe Festive: ore 9.00, a Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano (con celebrazione di un Battesimo) e Vissandone (con celebrazione di Battesimi); ore 11.15, a Basiliano (con celebrazione di Battesimi), Blessano (con celebrazione di un Battesimo) e Villaorba (con celebrazione di un Battesimo).
-Al Santuario di Barbana: ore 16.30, S. Messa in occasione del 220° Pellegrinaggio votivo annuale.

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Venerdì 18 settembre: viviamo insieme la VIA CRUCIS.

In questo tempo sconcertante, in cui abbiamo trascurato la dimensione assembleare, che tanto ci alimenta e ci sostiene; in questi mesi in cui non abbiamo potuto celebrare né la settimana santa, né la morte di Gesù, né la sua Pasqua di risurrezione, noi dodici parrocchie della Collaborazione pastorale di Variano, venerdì prossimo vogliamo fermarci a pregare, ad ascoltare la parola di Dio, e prendere di nuovo la decisione per orientare la nostra vita e accogliere le grazie che il Signore vuole farci. Così, la Via Crucis può essere di nuovo un segno, un invito, un’opportunità a credere a Gesù, che «umiliò se stesso fino alla morte di croce» (Filippesi 2).
La Via Crucis è la strada che percorrono i crocifissi. C’è sempre una folla che assiste alla morte tragica di qualcuno, che commenta, si incuriosisce, insulta, si commuove, distoglie lo sguardo per non vedere il condannato. Ma solo Gesù, tra tutti coloro che sono passati da quella strada della croce, è divenuto il Salvatore,  ed è per questo motivo che cerchiamo l’incontro con lui.
Per questo motivo la Via Crucis non può essere mai uno spettacolo, neanche uno spettacolo sacro.Dobbiamo resistere alla tentazione di fare della vita di Gesù una delle tante storielle tragiche di cui l’umanità si deve vergognare; la passione di Gesù, non può essere trattata come un argomento di conversazione tra gente che, seduta nel suo salotto, disquisisce sulla vicenda, ne parla come di un fatto di cronaca da ricordare, ma capitato anche ad altri, un fatto lontano, forse, istruttivo ma insignificante per me. La Via Crucis e la passione di Gesù non sono un deplorevole fatto di cronaca sono le pagine di sangue scritte da Gesù Cristo per salvarci.
Dobbiamo cercare l’incontro con lui solo, per essere salvati. Del Signore non ci basta il ricordo, l’emozione che ha suscitato una croce o un’immagine che gli artisti hanno prodotto; noi vogliamo incontrarlo di nuovo attraverso la nostra fede!
Ci faremo aiutare da Maria, nostra madre che, sotto la croce aspetta sempre una parola, un gesto da suo figlio, perché vive di fede, e trova solo in Gesù il significato della sua vita, la sua vocazione, la sua missione nella Chiesa. Ritorniamo al Signore con l’aiuto di Maria: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», come si legge nel Vangelo di Giovanni al capitolo 2.  anche a noi, Gesù parlerà e dirà qualche parola importante.
Preghiamo insieme la Via Crucis per ritrovare Gesù, e attraverso di lui, torniamo ad incontrarci con il Padre di misericordia. Vogliamo farci vicini al Signore Gesù, perché tutto il dolore dei crocifissi della storia trovi finalmente speranza e salvezza.
Vi aspetto venerdì 18 settembre, alle 20.30, sulla Collina di Variano.         dD

Domenica 27 settembre 2020 – 220° Pellegrinaggio votivo e di preghiera all’Isola Santuario della B.V. Maria di Barbana

PROGRAMMA DEL POMERIGGIO

Ore 14.00: Partenza dei pullman solo da Basiliano (in piazza del Municipio).
Arrivo a Grado, imbarco sul vaporetto.
-ore 15.30: Arrivo al Santuario di Barbana
-ore 15.30: Preghiera del S. Rosario e tempo per le confessioni personali
-ore 16.30: Celebrazione della S. Messa solenne e affidamento delle nostre famiglie alla Madonna.
-ore 18.30: Partenza dall’Isola verso l’imbarcadero di Grado e partenza per Basiliano.
-ore 20.00:  arrivo a Basiliano.

→ QUOTA DI PARTECIPAZIONE: Comprensiva di viaggio in pullman e in vaporetto.  Adulti: € 30,00 a persona; Bambini dai 3 ai 12 anni: € 20,00 a persona.

→ PER TUTTE LE PARROCCHIE: le iscrizioni al pellegrinaggio sono aperte da lunedì 14 settembre. Si accettano solo presso la canonica di Basiliano (via Verdi n° 11), e SOLO fino al 24 settembre. All’iscrizione si versa un anticipo di € 20,00.

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Penitenza, penitenza, penitenza!

Sono giorni importanti: L’8 settembre Festa della Natività di Maria; e poi ci prepariamo alla Confessione personale, e alla Grande “Via Crucis” penitenziale del 18 settembre. Per prepararci a questi eventi, vi invito a tornare a Lourdes per farci aiutare dalla Madonna, che ci ha lasciato un messaggio grande, con le 18 Apparizioni.
-L’ 11 febbraio 1858, Bernadette, con sua sorella e un’amica, vanno in cerca di legna. Arrivano alla  Grotta di Massabielle, una discarica, un luogo sporco, oscuro, umido e freddo. Veniva chiamata “grotta dei maiali”, perché era il loro rifugio. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta purezza, segno dell’amore di Dio, e segno di ciò che Lui vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire: un contrasto immenso, che ci ricorda Cristo venuto a cercare ciò che era perduto. Maria è apparsa, per ricordarci che Dio ci raggiunge ovunque, nel pieno dei nostri immondezzai umani, delle nostre miserie, di tutte le nostre cause perse. Dio ci dà un segno per svelarci il suo cuore ed il nostro cuore. Il suo messaggio è chiaro: ci ama così come siamo, con tutti i nostri successi, ma anche con tutte le nostre ferite, le nostre fragilità, i nostri limiti sperimentati in questa pandemia.
-“Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro” (3^ app.). In questi mesi abbiamo conosciuto ancor più il mondo della violenza, della menzogna, della sensualità, del profitto, della guerra, ma anche il mondo della carità, della solidarietà, della giustizia. Quando Gesù, nel Vangelo, ci invita a scoprire il Regno dei Cieli, ci invita a scoprire, nel mondo così come è, un “altro mondo”. Lì dove c’è l’amore, Dio è presente. E Maria trasmette a Bernadette la certezza di una terra promessa, che non potrà essere raggiunta dalla piena felicità, se non al di là della morte. Sulla terra, con l’amore vissuto tra noi, ci sono solo le premesse per il Cielo.
-Tra l’8^ e la 12^ apparizione il viso di Bernardetta diventa triste e compie gesti incomprensibili: gli vien chiesto di camminare in ginocchio fino in fondo alla Grotta; di baciare la terra; di mangiare erbe amare; di raschiare il suolo e, per tre volte, di  bere acqua fangosa; prendere del fango tra le mani e sfregarselo sulla faccia. E la folla gongolante conclude: “Bernardette è pazza!”. Per quattro apparizioni ripeterà gli stessi gesti. Ma cosa significa tutto questo?
-I gesti che “la Signora” gli ha chiesto di compiere sono gesti biblici. Andare in ginocchio nella Grotta: è il gesto dell’Incarnazione, dell’abbassamento di Dio che si fa uomo. Bernadette bacia la terra per spiegare che così Dio ha fatto per noi. Quando gli ebrei volevano manifestare che Dio aveva preso su di sè tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo, uccidevano un agnello, lo svuotavano, lo riempivano di erbe amare e pronunciavano su di esso la preghiera: “Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé tutte le disgrazie, toglie tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo”. Questa preghiera è ripetuta nella Messa: così, Dio si fa uomo per portare l’uomo in Cielo!
-“Andate alla fonte, bevete e lavatevi” (9^ app.). Con questi gesti ci è rivelato il mistero stesso del cuore del Cristo: “Un soldato, con la lancia, trapassa il cuore e, immediatamente, scaturiscono sangue e acqua”. Il cuore dell’uomo, ferito dal peccato è espresso dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a questo cuore c’è la vita stessa di Dio, manifestata dalla fonte della grazia dei sacramenti ai quali vogliamo tornare dopo questa pandemia.
-“La Signora ti ha detto qualcosa?” (9^ app.) E lei: “Sì, Penitenza, penitenza, penitenza”. Per la Chiesa, fare penitenza è convertirci, tornare a volgere il proprio cuore a Dio e ai fratelli, farci entrare nello Spirito di Dio, perché il peccato non fa la felicità dell’uomo, neanche quando si ha la salute. Il peccato è tutto ciò che si oppone a Dio!
Come comunità cristiana, vogliamo allora volgere di nuovo il nostro volto e lasciarci abitare da Dio per “diventare immacolati”, radicalmente perdonati ed essere, anche noi, testimoni di Dio in un mondo povero fragile, che appare ormai più un immondezzaio, che il paradiso di Dio.                                                                                   dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’essenzialità nelle scelte educative

L’essenzialità è un modo di essere e di vivere la vita, prima ancora che un modo di utilizzare le risorse disponibili. Sappiamo, che il vestito o le scarpe firmate escludono o aggregano i gruppi di ragazzi; per questo, i ragazzi temono di esser tagliati fuori dai circuiti relazionali dei loro amici.
Come educare all’essenzialità? Facendo crescere la libertà attraverso la rinuncia. Certo, non è facile proporre rinunce oggi; i nostri bambini, ragazzi e giovani non sono pronti ad affrontarle, anche perché noi stessi adulti non sappiamo rinunciare, e non siamo pronti alle rinunce. Soprattutto, i nostri figli non sono abituati a comprendere il “perché” della rinuncia! Se tutto è disponibile, se tutto posso ottenere, perché dovrei rinunciarvi? Lo voglio, lo pretendo, se non mi viene dato, me lo prendo da me. Proviamo ad applicare questa visione alle risorse vitali, acqua, cibo, “denaro”, pensando che non sono illimitate…
Allora, sforziamoci come adulti, di proporre loro la ricerca di beni ben più durevoli, illimitati, capaci di creare legami: la fede in Dio, l’amore verso tutti, l’amicizia, la solidarietà, l’accoglienza dei più deboli. Per farlo, oggi occorrono il coraggio e la forza dell’esempio: due elementi validi in ogni azione educativa.
L’obiettivo educativo più importante è dunque far comprendere, che si può vivere con dignità senza “possedere tutto”, ma solo ciò che è essenziale per “vivere in modo degno”.
Ma cos’è necessario “per vivere in modo degno”? Qui ritorna la necessità della nostra fede: chi è l’uomo per la Parola di Dio? La Bibbia, insegna che l’uomo è stato creato «ad immagine di Dio» capace di conoscere e di amare il suo Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse (non schiavo delle cose), per governarle e servirsene a gloria di Dio (cfr Concilio Vat. II, GS, 12). Per questo all’uomo non possono bastare le “cose”, fossero a sua disposizione anche tutte e le più belle, perché in lui v’è una sete di Altro e di altro. Se io possedessi tutti i beni della terra, ma non avessi l’interiorità, la fede, la capacità di amare e donare, … a nulla servirebbero le mie ricchezze. Anche se ricco, sarei senza una dignità umana.
Anche le relazioni tra le persone sono vissute nell’ottica del “consumo”, e non della “dignità umana”? Noi educhiamo i nostri figli ad avere una loro dignità, o li educhiamo (o diseduchiamo) a consumare persone e cose?
Viviamo nel benessere più sfrenato, acquistiamo e consumiamo più di quanto ci occorre, anche l’inutile, per il solo gusto di possedere. Così, ci abituiamo a “produrre scarti” buttando il cibo e le cose. Ma non solo, non ci fa più problema se accanto a noi ci sono “vite di scarto”, emarginati da una società che produce persone tagliate fuori da ogni circuito perché impossibilitate a consumare, o perché loro stesse oggetto di consumo da parte di altri. Così una società senza dignità umana, produce uomini scartati e senza dignità. Ma la Parola di Dio ci insegna, che fa parte della nostra dignità umana prenderci cura anche di chi è meno fortunato, alla maniera di Cristo che si è preso cura di ciascuno di noi poveri, deboli e peccatori. Per Cristo, non ci sono scarti.   dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

«Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?» (Matteo 16,26).
Questi mesi di Covid-19 ci hanno disorientati e sconquassati; ci hanno portato -oltre al timore della malattia- al sospetto reciproco, al timore dell’untore, ci hanno allontanato gli uni dagli altri. Dopo mesi, temiamo non solo di toccarci, di stringerci la mano, ma perfino di guardarci, di farci un sorriso e comunicarci una parola. Ma ciò che è più inquietante, abbiamo timore perfino di Dio e del luogo più caro alla nostra fede: la chiesa. Non entriamo più in chiesa, e temiamo di portarci i nostri figli, come se la chiesa fosse il covo del Covid-19. Magari in spiaggia, nei bar e pizzerie, nei centri commerciali, lì sì li portiamo senza timore… Abbiamo perso il buon senso e la fede? Mi pare di poter dire, che anche la nostra fede è stata sconquassata, rimessa in discussione; abbiamo perso il giusto orientamento di Dio! Anche la nostra fede ha dunque la necessità di essere ripensata, rimotivata, riempita di serenità e speranza.
Perché in chiesa? È il luogo dove si radunano i cristiani, dove si prega e si canta; è il luogo del nutrimento della nostra fede mediante i santi doni che sono i sacramenti e la Parola di Dio. Rientrare in chiesa, significa desiderare Dio, i sacramenti, la Parola Santa; desiderare la Chiesa che sono i miei fratelli e sorelle. Ma entrare in chiesa richiede a noi di lasciare la strada, il luogo del movimento e del transito, spesso, luogo della chiacchiera e dei “luoghi comuni”. La strada, simbolo della frenesia, dalla quale ci lasciamo prendere e che ci provoca superficialità, incapacità a riflettere ed interrogarci. Così, svuotati e senza interiorità diamo tutto per scontato, non sappiamo più stupirci, né chiedere perdono, né lodare, né ringraziare.
Rientrare in chiesa significa desiderare di “rientrare” in sé stessi; rientrare in comunione con Dio e i fratelli di fede; ma pure, rientrare nella “speranza” che la vita continua nonostante si respiri la morte ovunque. Ricorda: Dio ti ama; la tua comunità ti ama. Porta i tuoi figli nel luogo in cui ci si sente amati!          dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Dobbiamo essere attenti alle vocazioni.

Fa problema a qualcuno che siano poche le vocazioni di speciale consacrazione nella nostra Arcidiocesi? È domanda necessaria questa se vogliamo che non manchino coloro che consegnano la fede alle nuove generazioni, e di ciò che la fede porta con sé. La fede nel Signore risorto porta con sé che i discepoli sanno di dovergGli obbedire. Un’obbedienza alla chiamata di Colui che ci chiama e ci ama, e ci chiede una sequela fino alla donazione totale agli altri. Proprio perché ama, Egli chiama i suoi amici ad una vita più intensamente di comunione e di dono totale per l’edificazione del regno.
È venuta meno, oggi, la “consegna” (traditio) semplice ma chiara, delle nostre famiglie cristiane di un tempo alle nuove generazioni. I genitori cristiani sperimentavano la vocazione come benedizione del Signore (“Se Dio chiama un nostro figlio, Egli ama la nostra famiglia”) e atto di amore (“Se Dio ti chiama digli di sì, fidati di Lui, perché ti ama”).
Ma oggi ancora, Dio chiama perché ama? Ama la persona che chiama, ama la famiglia in cui essa è nata, ama la Chiesa perché la feconda di nuove vocazioni. Ma esse vanno riconosciute, perché va riconosciuto l’amore di Dio. “Padre,… dona a coloro che hai scelto per essere interamente tuoi, di manifestarsi alla Chiesa e al mondo come segno visibile del tuo regno (Messale Romano, Messa per le Vocazioni religiose).
La questione “vocazioni” riguarda, dunque, tutti coloro che sono battezzati in  Cristo. È necessario parlare, dibattere, approfondire il tema delle vocazioni perché la fede in Cristo, e la sua trasmissione alle nuove generazioni non si risolva in un’ideologia mistica, ma in scelte di vita cristiana che segnano la storia con la profezia di vite donate agli altri in nome di Colui che mi ama da sempre. La speranza ha un nome preciso: Cristo risorto. Egli non è un’ideologia, né una vaga filosofia, ma è la Persona che ha obbedito alla volontà del Padre e si consegnato a Lui per rispondere alla sua peculiare e originale chiamata di Salvatore del mondo, rivelatrice del disegno trinitario. Egli ha fatto crescere i suoi discepoli nella conoscenza dell’amore del Padre suo, perché solo chi si sente amato può sentirsi chi-amato.
Per le vocazioni ci si comporta un po’ come Vladimiro ed Estregone dell’opera Aspettando Godot. Si spera nel futuro, senza sapere né chi sia Godot, né da dove venga, né quando. In attesa di eventi o anni migliori, Vladimiro ed Estregone si scambiano parole e gesti assurdi e senza senso. Nelle nostre parrocchie si aspetta …qualche leader carismatico che risolva il “problema vocazioni”, qualche generoso giovane dono dall’alto, qualche evento magico che risolva la “cosa”; si crede di risolvere la questione affidandosi in modo mitico a qualche gruppo religioso o attingendo ad altri popoli o razze.
Si tratta piuttosto di riprendere la responsabilità della riflessione e delle scelte di carattere spirituale, pastorale e educativo per una ri-consegna della fede che parli della vocazione come segno dell’amore preferenziale di Dio.     dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Dobbiamo essere attenti alle vocazioni.
Fa problema a qualcuno che siano poche le vocazioni di speciale consacrazione nella nostra Arcidiocesi? È domanda necessaria questa se vogliamo che non manchino coloro che consegnano la fede alle nuove generazioni, e di ciò che la fede porta con sé. La fede nel Signore risorto porta con sé che i discepoli sanno di dovergGli obbedire. Un’obbedienza alla chiamata di Colui che ci chiama e ci ama, e ci chiede una sequela fino alla donazione totale agli altri. Proprio perché ama, Egli chiama i suoi amici ad una vita più intensamente di comunione e di dono totale per l’edificazione del regno.
È venuta meno, oggi, la “consegna” (traditio) semplice ma chiara, delle nostre famiglie cristiane di un tempo alle nuove generazioni. I genitori cristiani sperimentavano la vocazione come benedizione del Signore (“Se Dio chiama un nostro figlio, Egli ama la nostra famiglia”) e atto di amore (“Se Dio ti chiama digli di sì, fidati di Lui, perché ti ama”).
Ma oggi ancora, Dio chiama perché ama? Ama la persona che chiama, ama la famiglia in cui essa è nata, ama la Chiesa perché la feconda di nuove vocazioni. Ma esse vanno riconosciute, perché va riconosciuto l’amore di Dio. “Padre,… dona a coloro che hai scelto per essere interamente tuoi, di manifestarsi alla Chiesa e al mondo come segno visibile del tuo regno (Messale Romano, Messa per le Vocazioni religiose).
La questione “vocazioni” riguarda, dunque, tutti coloro che sono battezzati in  Cristo. È necessario parlare, dibattere, approfondire il tema delle vocazioni perché la fede in Cristo, e la sua trasmissione alle nuove generazioni non si risolva in un’ideologia mistica, ma in scelte di vita cristiana che segnano la storia con la profezia di vite donate agli altri in nome di Colui che mi ama da sempre. La speranza ha un nome preciso: Cristo risorto. Egli non è un’ideologia, né una vaga filosofia, ma è la Persona che ha obbedito alla volontà del Padre e si consegnato a Lui per rispondere alla sua peculiare e originale chiamata di Salvatore del mondo, rivelatrice del disegno trinitario. Egli ha fatto crescere i suoi discepoli nella conoscenza dell’amore del Padre suo, perché solo chi si sente amato può sentirsi chi-amato.
Per le vocazioni ci si comporta un po’ come Vladimiro ed Estregone dell’opera Aspettando Godot. Si spera nel futuro, senza sapere né chi sia Godot, né da dove venga, né quando. In attesa di eventi o anni migliori, Vladimiro ed Estregone si scambiano parole e gesti assurdi e senza senso. Nelle nostre parrocchie si aspetta …qualche leader carismatico che risolva il “problema vocazioni”, qualche generoso giovane dono dall’alto, qualche evento magico che risolva la “cosa”; si crede di risolvere la questione affidandosi in modo mitico a qualche gruppo religioso o attingendo ad altri popoli o razze.
Si tratta piuttosto di riprendere la responsabilità della riflessione e delle scelte di carattere spirituale, pastorale e educativo per una ri-consegna della fede che parli della vocazione come segno dell’amore preferenziale di Dio.     dD