BATTESIMO DEL SIGNORE

Figli amati dal Padre
La liturgia di quest’anno ci propone l’evento del battesimo di Gesù secondo il racconto del Vangelo di Matteo (cfr 3,13-17). L’evangelista descrive il dialogo fra Gesù, che chiede il battesimo, e Giovanni Battista, che vuole ri­fiutarsi e osserva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?» (v. 14). Questa decisione di Gesù sorprende il Battista: infatti, il Messia non ha bi­sogno di essere purificato; è Lui invece che purifica. Ma Dio è il Santo, le sue vie non sono le nostre, e Gesù è la Via di Dio, una via imprevedibile. Ricordiamo che Dio è il Dio delle sorprese.
Giovanni aveva dichiarato che fra lui e Gesù esisteva una distanza abissale, incolmabile. «Non sono degno di portargli i sandali» (Mt 3,11), aveva detto. Ma il Figlio di Dio è venuto proprio per colmare questa distanza fra l’uomo e Dio. Se Gesù è tutto dalla parte di Dio, è anche tutto dalla parte dell’uomo, e riunisce ciò che era diviso. Per questo Egli replica a Giovanni: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia» (v. 15). Il Messia chiede di essere battezzato, perché si compia ogni giustizia, si realizzi il disegno del Padre che passa attraverso la via dell’obbedienza filiale e della solidarietà con l’uomo fragile e peccatore. È la via dell’umiltà e della piena vicinanza di Dio ai suoi figli.
Anche il profeta Isaia annuncia la giustizia del Servo di Dio, che realizza la sua missione nel mondo con uno stile contrario allo spirito mondano: «Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce, non spez­zerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta» (vv. 42,2-3). È l’atteggiamento della mitezza — è questo che ci insegna Gesù con la sua umiltà, la mitezza —, l’atteggiamento della semplicità, del rispetto, della moderazione e del nascondimento, richiesto anche oggi ai discepoli del Signore. Quanti — è triste dirlo —quanti discepoli del Signore si pavoneggiano di essere discepoli del Signore. Non è un buon discepolo quello che si pavoneggia. Il buon discepolo è quello umile, mite, quello che fa il bene senza farsi vedere. Nell’azione missionaria, la comunità cristiana è chiamata ad andare incontro agli altri sempre proponendo e non imponendo, dando testimonianza, condividendo la vita concreta della gente.
Appena Gesù fu battezzato nel fiume Giordano, si aprirono i cieli e scese su di Lui lo Spirito Santo come una colomba, mentre dall’alto risuonò una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento» (Mt 3,17). Nella festa del Battesimo di Gesù riscopriamo il nostro battesimo. Come Gesù è i] Figlio amato del Padre, anche noi rinati dall’acqua e dallo Spirito Santo sappiamo di essere figli amati — il Padre ci ama tutti! —, oggetto del compiacimento di Dio, fratelli di tanti altri fratelli, investiti di una grande missione per testimoniare e annunziare a tutti gli uomini l’amore sconfinato del Padre.
Questa festa del Battesimo di Gesù ci fa ricordare i] nostro battesimo. Anche noi siamo rinati nel battesimo. Nel battesimo è venuto lo Spirito Santo per rimanere in noi. Per questo è importante sapere qual è la data del mio battesimo. Noi sappiamo qual è la data della nostra nasci­ta, ma non sempre sappiamo qual è la data del nostro battesimo. Sicuramente qualcuno di voi non lo sa… Un compito da fare a casa. Quando tornerete domandate: quando sono stata battezzata? Quando sono stato battezzato? E festeggiare nel cuore la data del battesimo ogni anno. Fatelo. È anche un dovere di giustizia verso il Si­gnore che è stato tanto buono con noi.
Maria Santissima ci aiuti a comprendere sempre più il dono del battesimo e a viverlo con coerenza nelle situazioni di ogni giorno.

Papa Francesco

 

INSIEME N°02/2026

Ss. Messe e Celebrazioni
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DOMENICA 11 GENNAIO: BATTESIMO del SIGNORE, Festa, bianco
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
SS. Messe Festive: ore 45, a Blessano e Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15, a Basiliano e Villaorba.
BLESSANO: ore 17.00, Adorazione.

LUNEDÌ 12: Messa della Feria, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Ore 18.30, S. Messa a Variano.

MARTEDÌ 13: Messa della Feria, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Ore 18.30, S. Messa a Basagliapenta.

MERCOLEDÌ 14: Messa della Feria, verde
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
ore 18.30, S. Messa a Orgnano e Villaorba.

GIOVEDÌ 15: Messa della Feria, verde            
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Ore 18.30, S. Messa a Vissandone.

VENERDÌ 16: Messa della Feria, verde            
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Ore 18.30, S. Messa a Blessano.

SABATO 17: S. Antonio, abate, memoria, bianco            
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
S.S. Messe Prefestive: ore 18.30, a Basiliano.

DOMENICA 18: II del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine
SS. Messe Festive: ore 8.45, a Blessano e Orgnano; ore 10.00, a Variano e Vissandone; ore 11.15, a Basagliapenta, Basiliano.
VILLAORBA: ore 10.00, S. Messa e processione e festa della famiglia e dei lustri di matrimonio.
VILLAORBA: ore 15.30, Benedizione degli animali.

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DOMENICA 11: FESTA, BETTESIMO DEL SIGNORE

Ore 8.45: S. Messa a San Marco
Ore 10.00: S. Messa a Tomba
                  S. Messa a Plasencis
Ore 11.15: S. Messa a Mereto
                 S. Messa a Pantianicco
Dalle ore 14.30 alle ore 17.30: Oratorio ragazzi a Tomba

LUNEDÌ 12: Messa della feria
Ore 18.00: S. Messa a Mereto di Tomba
Ore 20.30: Prove del coro interparrocchiale in Oratorio a Tomba

MARTEDÌ 13: Messa della feria
Ore 18.00: S. Messa a Tomba

MERCOLEDÌ 14: Messa della feria
Ore 18.00: S. Messa a San Marco

GIOVEDÌ 15: Messa della feria
Ore 18.00: S. Messa a Plasencis
VENERDÌ 16: Messa della feria
Ore 18.00: S. Messa a Pantianicco

SABATO 17: S. Antonio, abate
Ore 18.30:S. Messa festiva della vigilia a Mereto di Tomba

DOMENICA 18: II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
Ore 8.45: S. Messa a San Marco
Ore 10.00: S. Messa a Tomba
                  S. Messa a Plasencis
Ore 11.15: S. Messa a Mereto
                 S. Messa a Pantianicco

II domenica dopo NATALE

Trasparenza della bontà di Dio
In questa seconda domenica del Tempo di Natale, le Letture bibliche ci aiutano ad allargare lo sguardo, per avere una piena consapevolezza del significato della nascita di Gesù.
Il Vangelo, con il prologo di san Giovanni, ci mostra la novità sconvolgente: il Verbo eterno, il Figlio di Dio, «si fece carne» (v. 14). Non solo è venuto ad abitare tra il popolo, ma si è fatto uno del popolo, uno di noi! Dopo questo avvenimento, per orientare la nostra vita non abbiamo più soltanto una legge, un’istituzione, ma una Persona, una Persona divina, Gesù, che ci orienta la vita, ci fa andare sulla strada perché Lui l’ha fatta prima.
San Paolo benedice Dio per il suo disegno d’amore realizzato in Gesù Cristo (cfr Ef 1,3-6.15-18). In questo disegno ognuno di noi trova la propria vocazione fondamentale. Qual è? Così dice Paolo: siamo predestinati ad essere figli di Dio per opera di Gesù Cristo. Il Figlio di Dio si fece uomo per fare noi, uomini, figli di Dio. Per questo il Figlio eterno si è fatto carne: per introdurci nella sua relazione filiale con il Padre.
Dunque, fratelli e sorelle, mentre continuiamo a contemplare il segno mirabile del presepe, la liturgia odierna ci dice che il Vangelo di Cristo non è una favola, non è un mito, un racconto edificante, no. Il Vangelo di Cristo è la piena rivelazione del disegno di Dio, del disegno di Dio sull’uomo e sul mondo. È un messaggio nello stesso tempo semplice e grandioso, che ci spinge a domandarci: quale progetto concreto ha posto in me il Signore, attualizzando ancora la sua nascita in mezzo a noi?
È l’apostolo Paolo a suggerirci la risposta: «[Dio] ci ha scelti […] per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (v. 4). Ecco il significato del Natale. Se il Signore continua a venire in mezzo a noi, se continua a farci dono della sua Parola, è perché ciascuno di noi possa rispondere a questa chiamata: diventare santi nell’amore. La santità è appartenenza a Dio, è comunione con Lui, trasparenza della sua bontà infinita. La santità è custodire il dono che Dio ci ha dato. Soltanto questo: custodire la gratuità. Questo è essere santo. Perciò, chi accoglie in sé la santità come dono di grazia, non può non tradurla in azione concreta nel quotidiano. Questo dono, questa grazia che Dio mi ha dato, io lo traduco in azioni concrete nel quotidiano, nell’incontro con gli altri. Questa carità, questa misericordia verso il prossimo, riflesso dell’amore di Dio, al tempo stesso purifica il nostro cuore e ci dispone al perdono, rendendoci giorno dopo giorno “immacolati”. Ma immacolati non nel senso che io tolgo una macchia: immacolati nel senso che Dio entra in noi, il dono, la gratuità di Dio entra in noi e noi la custodiamo e la diamo agli altri.

INSIEME N°01/2026

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DOMENICA 04: II dopo Natale, bianco      
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
SS. Messe Festive: ore 8.45, a Blessano e Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15, a Basiliano e Villaorba.
CATTEDRALE UDINE: ore 16.00, solenne concelebrazione con l’ordinazione di quattro diaconi, uno dei quali in vista del presbiterato.

LUNEDÌ 05: Messa della Feria , bianco         
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
– VARIANO: ore 15.30, Benedizione dell’acqua, del sale e degli alimenti.

MARTEDÌ 06: EPIFANIA DEL SIGNORE , bianco
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
SS. Messe Festive: ore 8.45, a Blessano e Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15, a Basiliano e Villaorba.

MERCOLEDÌ 07: Feria dopo l’Epifania, solennità, bianco
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
Ore 18.30, S. Messa a Orgnano e Villaorba.

GIOVEDì 08: Messa della Feria , bianco     
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
– BASAGLIAPENTA: ore 18.30, S. Messa e preghiera di ringraziamento, 80 ^ anniversario del bombardamento.

VENERDÌ 09: Messa della Feria , bianco          
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
Ore 18.30, S. Messa a Blessano.

SABATO 10: Messa della Feria , bianco     
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
S.S. Messe Prefestive: ore 18.30, a Basiliano.

DOMENICA 11 GENNAIO: BATTESIMO del SIGNORE, Festa, bianco
A Basiliano: ore 7.30, Lodi mattutine.
SS. Messe Festive: ore 8.45, a Blessano e Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta, Variano e Vissandone; ore 11.15, a Basiliano e Villaorba.
BLESSANO: ore 17.00, Adorazione.

SACRA FAMIGLIA

La santità nell’obbedienza a Dio
Celebriamo oggi la festa della Santa Famiglia di Nazaret. Il termine “santa” inserisce questa famiglia nell’ambito della santità che è dono di Dio ma, al tempo stesso, è libera e responsabile adesione al progetto di Dio.
Come non rimanere stupiti, per esempio, dalla docilità di Maria all’azione dello Spirito Santo che le chiede di diventare la madre del Messia? Perché Maria, come ogni giovane donna del suo tempo, stava per concretizzare il suo progetto di vita, cioè sposarsi con Giuseppe. Ma quando si rende conto che Dio la chiama a una missione particolare, non esita a proclamarsi sua “serva” (cfr Lc 1,38). Di Lei Gesù esalterà la grandezza non tanto per il suo ruolo di madre, ma per la sua obbedienza a Dio. Gesù disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la Parola di Dio e la osservano!» (Lc 11,28), come Maria. E quando non comprende pienamente gli eventi che la coinvolgono, Maria nel silenzio medita, riflette e adora l’iniziativa divina. La sua presenza ai piedi della croce consacra questa totale disponibilità. Poi, per quanto riguarda Giuseppe, il Vangelo non ci riporta una sola parola: egli non parla, ma agisce obbe­dendo. È l’uomo del silenzio, l’uomo dell’obbedienza. L’odierna pagina evangelica (cfr Mt 2,13-15.19-23) richiama per tre volte questa obbedienza del giusto Giuseppe, riferita alla fuga in Egitto e al ritorno nella terra d’Israele. Sotto la guida di Dio, rappresentato dall’angelo, Giuseppe allontana la sua famiglia dalle minacce di Erode, e la salva. La Santa Famiglia solidarizza così con tutte le famiglie del mondo obbligate all’esilio, solidarizza con tutti coloro che sono costretti ad abbandonare la propria terra a causa della repressione, della violenza, della guerra.
Infine, la terza persona della Sacra Famiglia, Gesù. Egli è la volontà del Padre: in Lui, dice san Paolo, non c’è stato “sì” e “no”, ma soltanto “sì” (cfr 2Cor 1,19). E ciò si è manifestato in tanti momenti della sua vita terrena. Per esempio, l’episodio al tempio quando, ai genitori che lo cercavano angosciati, rispose: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?» (Lc 2,49); il suo continuo ripetere: «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato» (Gv 4,34); la sua preghiera nell’orto degli ulivi: «Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà» (Mt 26,42). Tutti questi eventi sono la perfetta realizzazione delle stesse parole del Cristo che dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta […]. Allora ho detto: “Ecco, io vengo […] per fare, o Dio, la tua volontà”» (Eb 10,5-7; Sal 40,7-9).
Maria, Giuseppe, Gesù: la Sacra Famiglia di Nazaret che rappresenta una risposta corale alla volontà del Padre: i tre componenti di questa famiglia si aiutano reciprocamente a scoprire il progetto di Dio. Loro pregavano, lavoravano, comunicavano. E io mi domando: tu, nella tua famiglia, sai comunicare o sei come quei ragazzi a tavola, ognuno con il telefonino, mentre stanno chattando? In quella tavola sembra vi sia un silenzio come se fossero a Messa… Ma non comunicano fra di loro. Dobbiamo riprendere il dialogo in famiglia: padri, genitori, figli, nonni e fratelli devono comunicare tra loro… Questo è un com­pito da fare oggi, proprio nella giornata della Sacra Famiglia. La Santa Famiglia possa essere modello delle nostre famiglie, affinché genitori e figli si sostengano a vicenda nell’adesione al Vangelo, fondamento della santità della famiglia.

NATALE DEL SIGNORE

Un Figlio ci è stato dato
Ci è stato dato un figlio. Si sente spesso dire che la gioia più grande della vita è la nascita di un bambino. È qualcosa di straordinario, che cambia tutto, mette in moto energie impensate e fa superare fatiche, disagi e veglie insonni, perché porta una grande felicità. Così è il Natale: la nascita di Gesù è la novità che ci permette ogni anno di rinascere dentro, di trovare in Lui la forza per affrontare ogni prova. Sì, perché la sua nascita è per noi: per me, per te, per tutti noi. Per è la parola che ritorna in questa notte santa: «Un bambino è nato per noi», ha profetato Isaia; «Oggi è nato per noi il Salvatore», abbiamo ripetuto al Salmo; Gesù «ha dato sé stesso per noi» (Tt 2,14), ha proclamato san Paolo; e l’angelo nel Vangelo ha annunciato: «Oggi è nato per voi un Salvatore» (Lc 2,11).
Ma che cosa vuole dirci questo per noi? Che il Figlio di Dio, il benedetto per natura, viene a farci figli benedetti per grazia. Sì, Dio viene al mondo come figlio per renderci figli di Dio. Che dono stupendo! Oggi Dio ci meraviglia e dice a ciascuno di noi: «Tu sei una meraviglia”. Sorella, fratello, non perderti d’animo. Hai la sensazione di non farcela, il timore di essere inadeguato, la paura di non uscire dal tunnel della prova? Dio ti dice: «Coraggio, sono con te». Non te lo dice a parole, ma facendosi figlio come te e per te, per ricordarti il punto di partenza di ogni tua rinascita: riconoscerti figlio di Dio, figlia di Dio. È questo il cuore indistruttibile della nostra speranza, il nucleo incandescente che sorregge l’esistenza: al di sotto delle nostre qualità e dei nostri difetti, più forte delle ferite e dei fallimenti del passato, delle paure e dell’inquietudine per il futuro, c’è questa verità: siamo figli amati. E l’amore di Dio per noi non dipende e non dipenderà mai da noi: è amore gratuito. Questa notte non trova spiegazione in qualcos’altro: soltanto, la grazia. Tutto è grazia. Il dono è gratuito, senza merito di ognuno di noi, pura grazia. Stanotte, ci ha detto san Paolo, «è apparsa infatti la grazia di Dio» (Tt 2,11). Niente è più prezioso.
Ci è stato dato un figlio. Il Padre non ci ha dato qualcosa, ma il suo stesso Figlio unigenito. Eppure, se guardiamo all’ingratitudine dell’uomo verso Dio e all’ingiustizia verso tanti nostri fratelli, viene un dubbio: il Signore ha fatto bene a donarci così tanto, fa bene a nutrire ancora fiducia in noi? Non ci sopravvaluta? Sì, ci sopravvaluta, e lo fa perché ci ama da morire. Non riesce a non amarci. È fatto così, è tanto diverso da noi.
È il suo segreto per entrare nel nostro cuore. Dio sa che l’unico modo per salvarci, per risanarci dentro, è amarci. Sa che noi miglioriamo solo accogliendo il suo amore instancabile, ma ci cambia. Solo l’amore di Gesù trasforma la vita, guarisce le ferite più profonde, libera dai circoli viziosi dell’insoddisfazione, della rabbia e della lamentela.
Ci è stato dato un figlio. Nella povera mangiatoia di una buia stalla c’è proprio il Figlio di Dio. Sorge un’altra domanda: perché è venuto alla luce nella notte, senza un alloggio degno, nella povertà e nel rifiuto, quando meritava di nascere come il più grande re nel più bello dei palazzi? Per farci capire fino a dove ama la nostra condizione umana: fino a toccare con il suo amore concreto la nostra peggiore miseria. Il Figlio di Dio è nato scartato per dirci che ogni scartato è figlio di Dio. È venuto al mondo come viene al mondo un bimbo, debole e fragile, perché noi possiamo accogliere con tenerezza le nostre fragilità. E scoprire una cosa importante: come a Betlemme, così anche con noi Dio ama fare grandi cose attraverso le nostre povertà. Ha messo tutta la nostra salvezza nella mangiatoia di una stalla e non teme le nostre povertà: lasciamo che la sua misericordia trasformi le nostre miserie!
Ma c’è ancora un per, che l’angelo dice ai pastori: «Questo per voi il segno: un bambino […] adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12). Questo segno, il Bambino nella mangiatoia, è anche per noi. A Betlemme, che significa “Casa del pane”, Dio sta in una mangiatoia, come a ricordarci che per vivere abbiamo bisogno di Lui come del pane da mangiare. Abbiamo bisogno di lasciarci attraversare dal suo amore gratuito, instancabile, concreto. Quante volte invece, affamati di divertimento, successo e mondanità, alimentiamo la vita con cibi che non sfamano e lasciano il vuoto dentro! Il Signore, per bocca del profeta Isaia, si lamentava che, mentre il bue e l’asino conoscono la loro mangiatoia, noi, suo popolo, non conosciamo Lui, fonte della nostra vita (cfr Is- 1,2-3). È vero: insaziabili di avere, ci buttiamo in tante mangiatoie di vanità, scordando la mangiatoia di Betlemme. Quella mangiatoia, povera di tutto e ricca di amore, insegna che il nutrimento della vita è lasciarci amare da Dio e amare gli altri. Gesù ci dà l’esempio: Lui, il Verbo di Dio, è infante; non parla, ma offre la vita. Noi invece parliamo molto, ma siamo spesso analfabeti di bontà.
Ci è stato dato un figlio. Chi ha un bimbo piccolo sa quanto amore e quanta pazienza ci vogliono. Occorre nutrirlo, accudirlo, pulirlo, prendersi cura della sua fragilità e dei suoi bisogni, spesso difficili da comprendere. Un figlio fa sentire amati, ma insegna anche ad amare. Dio è nato bambino per spingerci ad avere cura degli altri. Il suo tenero pianto ci fa capire quanto sono inutili tanti nostri capricci; e ne abbiamo tanti! Il suo amore disarmato e disarmante ci ricorda che il tempo che abbiamo non serve a piangerci addosso, ma a consolare le lacrime di chi soffre. Dio prende dimora vicino a noi, povero e bisognoso, per dirci che servendo i poveri ameremo Lui. Da stanotte, come scrisse una poetessa, «La residenza di Dio è accanto alla mia. L’arredo è l’amore» (E. Dickinson, Poems, XVII).
Ci è stato dato un figlio. Sei Tu, Gesù, il Figlio che mi rende figlio. Tu mi ami come sono, non come mi sogno di essere; io lo so! Abbracciando Te, Bambino della mangiatoia, riabbraccio la mia vita. Accogliendo Te, Pane di vita, anch’io voglio donare la mia vita. Tu che mi salvi, insegnami a servire. Tu che non mi lasci solo, aiutami a consolare i tuoi fratelli, perché Tu sai che da stanotte sono tutti miei fratelli.

III DOMENICA DI AVVENTO

Gioia e consolazione per gli smarriti di cuore
In questa terza domenica di Avvento, detta domenica “della gioia”, la Parola di Dio ci invita da una parte alla gioia, e dall’altra alla consapevolezza che l’esistenza include anche momenti di dubbio, nei quali si fa fatica a credere. Gioia e dubbio sono entrambe esperienze che fanno parte della nostra vita.
All’esplicito invito alla gioia del profeta Isaia: «Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa» (v. 35,1), si contrappone nel Vangelo il dubbio di Giovanni Battista: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mt 11,3). In effetti, il profeta vede al di là della situazione: egli ha davanti a sé gente scoraggiata, mani fiacche, ginocchia vacillanti, cuori smarriti (cfr vv. 35,3-4). È la stessa realtà che in ogni tempo mette alla prova la fede. Ma l’uomo di Dio guarda oltre, perché lo Spirito Santo fa sentire al suo cuore la potenza della sua promessa, ed egli annuncia la salvezza: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio […] Egli viene a salvarvi» (v. 4). E allora tutto si trasforma: il deserto fiorisce, la consolazione e la gioia si impadroniscono degli smarriti di cuore, lo zoppo, il cieco, il muto sono risanati (cfr vv. 5-6). È ciò che si realizza con Gesù: «I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mi 11,5).
Tale descrizione ci mostra che la salvezza avvolge tutto l’uomo e lo rigenera. Ma questa nuova nascita, con la gioia che l’accompagna, sempre presuppone un morire a noi stessi e al peccato che è in noi. Da qui deriva il richiamo alla conversione, che è alla base della predicazione sia del Battista sia di Gesù; in particolare, si tratta di convertire l’idea che abbiamo di Dio. E il tempo dell’Avvento ci stimola a questo proprio con l’interrogativo che Giovanni Battista pone a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?» (Mi 11,3). Pensiamo: per tutta la vita Giovanni ha atteso il Messia; il suo stile di vita, il suo stesso corpo è plasmato da questa attesa. Anche per questo Gesù lo elogia con quelle parole: nessuno è più grande di lui tra i nati di donna (cfr Mi 11,11). Eppure, anche lui ha dovuto convertirsi a Gesù. Come Giovanni, anche noi siamo chiamati a riconoscere il volto che Dio ha scelto di as­sumere in Gesù Cristo, umile e misericordioso.
L’Avvento è tempo di grazia. Ci dice che non basta credere in Dio: è necessario ogni giorno purificare la nostra fede. Si tratta di prepararsi ad accogliere non un personaggio da fiaba, ma il Dio che ci interpella, ci coinvolge e davanti al quale si impone una scelta. Il Bambino che giace nel presepe ha il volto dei nostri fratelli e sorelle più bisognosi, dei poveri che «sono i privilegiati di questo mistero e, spesso, coloro che maggiormente riescono a riconoscere la presenza di Dio in mezzo a noi» (Lett. Ap. Admirabile signum, 6).