RIFLESSIONE DEL PARROCO

Figli generati da una famiglia
Bambini che si preparano alla Prima Confessione e alla Prima Comunione… Sono giorni di grande festa per una comunità cristiana. Anch’essi sono stati generati da una famiglia, povera, debole, ma famiglia in cui Dio li ha chiamati alla vita e all’amore. Alle loro famiglie – a quelle che lo sono divenute sacramentalmente, a quelle che non sono riuscite ancora a diventarlo, a quelle che non lo sono più,… a tutte loro, dedico queste riflessioni.
«Come sposi ci sentiamo parte di una Chiesa, missionaria dell’amore e nell’amore, in un mondo che non sa più cos’è l’amore. Alle volte una chiesa gotica può mettere soggezione (anche la famiglia può mettere soggezione!) per la sua imponenza, ma poi percorrendola ti rendi conto che gli spazi sono il respiro stesso dell’edificio, perchè creano l’armonia e la bellezza del luogo in cui ti trovi… E camminando scopri il cuore del tempio: l’altare dove lo Sposo Gesù si fa uno con la Sua Chiesa. Il nostro è un cammino iniziato nel fidanzamento, proseguito nel matrimonio; è un cammino che non ha mai fine perchè cerchiamo continuamente di far crescere il nostro amore. La fedeltà è come l’anello che portiamo al dito, è il segno dell’amore, del rispetto reciproco, del dono di noi, della nostra unione indissolubile. Come vorremmo far comprendere tutto questo alle giovani coppie, alle famiglie in difficoltà…!». Così mi scrivono due amici sposi, preoccupati di testimoniare nella loro comunità la loro esperienza di famiglia – Chiesa domestica a chi, forse, non conosce ancora bene né il concetto di Chiesa, né quello di famiglia, o vive tutte le fragilità possibili, che sono figlie di quest’epoca.
È san Paolo a ricordarcelo: «Questo mistero è grande» (Ef 5,32); sì il matrimonio è un grande mistero perché è avvolto dalla presenza di Dio che lo avvolge e lo santifica. È un Dio che chiama l’uomo ad altezze impensabili: vivere l’amore, nella misura “alta” voluta da Cristo. E Gesù rende possibile questa unione nonostante la fragilità di un uomo e una donna, perchè si unisce a loro facendo nascere l’esperienza originale della Chiesa. La famiglia celebra la presenza del Dio amore, e vive ogni giorno testimoniandolo nella fragilità. Da questa esperienza di fragilità santificata dall’amore di Cristo, nascono bambini, sgorgano uomini e donne, vocazioni all’amore per la Chiesa e il mondo. È nella famiglia che si impara ad amare e servire, ad essere fedeli e a perdonare, non in un altro luogo! Che mistero di fragilità e grandezza è la famiglia pensata da Dio! Sì, se non ci fosse la famiglia, la Chiesa non ci sarebbe, poiché sarebbe priva dell’esperienza originale e tangibile di come Dio ama oggi. Solo la testimonianza della famiglia, rende possibile il passaggio del Signore nella storia concreta di ogni persona. Ogni altro amore umano è superficiale e resta rinchiuso nella schiavitù dell’emotività, o nella grettezza di una relazione stanca e ripetitiva. Dio passa, ama tutti e chiama le famiglie a farsi scuola di amore infinito, e non solo di amore emotivo, instabile, zoppicante. Anche oggi Dio, in Cristo passa e chiama le famiglie ad un sussulto di fedeltà, di fecondità, di donazione. Sì, la famiglia è luogo di vocazione all’amore, perché è il luogo scelto da Dio per dire il suo amore. Per questo, senza famiglie i figli sono fragili e poveri, perché non sanno più dove imparare ad amare.
Signore, donaci sante famiglie che insegnino ad amare.  dD

Incontri comuni alle 12 parrocchie della COLLABORAZIONE PASTORALE

bimbi_a_messa I genitori, devono iscrivere il proprio figlio entro il 17 ottobre, compilando il modulo, scaricabile dal sito della parrocchia, digitando: “Collaborazione pastorale di Variano”, e consegnandolo al Parroco o alle Suore.

GLI INCONTRI DI CATECHISMO PER TUTTE LE ELEMENTARI, INIZIANO:
-il lunedì, dal 19 ottobre (dalle ore 17.15 alle ore 18.30),
-il mercoledì, dal 21 ottobre (dalle ore 15.30 alle ore 16.45),
-il sabato, dal 24 ottobre (dalle ore 10.30 alle ore 11.45).

GLI INCONTRI DI CATECHISMO PER LA SOLA QUINTA ELEMENTARE:
-il lunedì, dal 26 ottobre (dalle ore 17.15 alle ore 18.30),
-il mercoledì, dal 28 ottobre (dalle ore 15.30 alle ore 16.45),
-il sabato, dal 31 ottobre (dalle ore 10.30 alle ore 11.45).

GLI INCONTRI DI CATECHISMO PER  LE MEDIE, INIZIANO:
Venerdì 23 ottobre (dalle 16.45 alle 18.00).

GLI INCONTRI  PER  LA S. CRESIMA, INIZIANO:
Sabato 24 ottobre (dalle 17.00 alle 18.00).

VISSANDONE: Festa del PERDON DELLA B.V. DEL ROSARIO. Domenica 25 ottobre, alle ore 10.00: S. Messa solenne a cui segue la Processione con la Venerata immagine.

Festa della Prima Comunione. L’Accoglienza dei bambini dopo la I^ Comunione, nella propria parrocchia di appartenenza sarà Domenica 25 ottobre (nelle S. Messe di orario).

→ Il gruppo di Azione Cattolica ripropone ai bambini il cammino dell’Azione Cattolica dei ragazzi (ACR), dove possono sperimentare le prime amicizie, giocare, fare nuove esperienze che aiutino a crescere e conoscere l’amico più grande, Gesù. Gli incontri sono rivolti ai bimbi tra i 4 e i 8 anni. Si svolgono nella Casa dell’Oratorio di Basiliano, il sabato pomeriggio, ogni 15 giorni dalle 16.00 alle 17.15. I primi appuntamenti: sabato 24 ottobre e sabato 7 novembre. Per ogni altra informazione: mamma Elisa (3395872891) e mamma Marta (3493143682).

→ Lunedì 26 ottobre, nell’oratorio di Codroipo alle ore 20.30: Riunione dell’intero Consiglio pastorale della Collaborazione pastorale di Variano con l’Arcivescovo.

→Giovedì 22 ottobre, alle ore 11.00 nel Duomo di Codroipo, i sacerdoti della nostra Forania (Medio Friuli) fanno festa al Vicario foraneo, don Maurizio Zenarola, che celebra il 50° di sacerdozio. E assieme a lui celebrano il 50° di sacerdozio don Giuseppe Durìa e il 60° di sacerdozio don Nello Pecile.
Chi può partecipi, chi non può, preghi per loro.

INSIEME N°42/2020

S.S. Messe e Celebrazioni
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DOMENICA 18 OTTOBRE: XXIX^ del tempo ordinario, verde
S.Messe Festive: ore 8.30, a Basiliano; ore 9.00, a Orgnano; ore 10.00, a Basagliapenta e Vissandone; ore 11.15, a Blessano e Villaorba.
-A Variano, FESTA DELLA PRIMA COMUNIONE (2° gruppo): Ore 9.30, S. Messa. (3° gruppo): Ore 11.15, S. Messa per bambini e genitori.

LUNEDÌ 19: Liturgia feriale della XXIX settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: Ore 18.30, a Variano.

MARTEDÌ 20: Liturgia feriale della XXIX settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
A Basiliano: Adorazione Eucaristica, dalle 17.30 alle 18.30.
S.Messa serale: ore 18.30, a Orgnano.

 MERCOLEDÌ 21: Liturgia feriale della XXIX settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: Ore 18.30, a Villaorba e Variano.

GIOVEDÌ 22: Memoria di S. Giovanni Paolo II, papa, bianco
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: Ore 18.30, a Basagliapenta e Vissandone.

VENERDÌ 23: Liturgia feriale della XXIX settimana del Tempo Ordinario, verde
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine; ore 7.30, S. Messa.
S.Messa serale: Ore 18.30, a Blessano.

SABATO 24: Memoria della B.V. delle Grazie, bianco
A Basiliano: ore 7.00, Lodi mattutine.
S.S. Messe Prefestive: ore 17.30, a Orgnano; ore 18.30, a Basiliano.

DOMENICA 25 OTTOBRE: XXX^ del tempo ordinario, verde
S.Messe Festive: ore 9.00, a Orgnano; ore 10.00, Basagliapenta e Variano; ore 11.15, a Basiliano, Blessano e Villaorba.
-A Vissandone, PERDON DELLA B.V. DEL ROSARIO: ore 10.00, S. Messa solenne seguita dalla Processione con la Venerata immagine.

 

 

 

 

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Venerdì 18 settembre: viviamo insieme la VIA CRUCIS.

In questo tempo sconcertante, in cui abbiamo trascurato la dimensione assembleare, che tanto ci alimenta e ci sostiene; in questi mesi in cui non abbiamo potuto celebrare né la settimana santa, né la morte di Gesù, né la sua Pasqua di risurrezione, noi dodici parrocchie della Collaborazione pastorale di Variano, venerdì prossimo vogliamo fermarci a pregare, ad ascoltare la parola di Dio, e prendere di nuovo la decisione per orientare la nostra vita e accogliere le grazie che il Signore vuole farci. Così, la Via Crucis può essere di nuovo un segno, un invito, un’opportunità a credere a Gesù, che «umiliò se stesso fino alla morte di croce» (Filippesi 2).
La Via Crucis è la strada che percorrono i crocifissi. C’è sempre una folla che assiste alla morte tragica di qualcuno, che commenta, si incuriosisce, insulta, si commuove, distoglie lo sguardo per non vedere il condannato. Ma solo Gesù, tra tutti coloro che sono passati da quella strada della croce, è divenuto il Salvatore,  ed è per questo motivo che cerchiamo l’incontro con lui.
Per questo motivo la Via Crucis non può essere mai uno spettacolo, neanche uno spettacolo sacro. Dobbiamo resistere alla tentazione di fare della vita di Gesù una delle tante storielle tragiche di cui l’umanità si deve vergognare; la passione di Gesù, non può essere trattata come un argomento di conversazione tra gente che, seduta nel suo salotto, disquisisce sulla vicenda, ne parla come di un fatto di cronaca da ricordare, ma capitato anche ad altri, un fatto lontano, forse, istruttivo ma insignificante per me. La Via Crucis e la passione di Gesù non sono un deplorevole fatto di cronaca sono le pagine di sangue scritte da Gesù Cristo per salvarci.
Dobbiamo cercare l’incontro con lui solo, per essere salvati. Del Signore non ci basta il ricordo, l’emozione che ha suscitato una croce o un’immagine che gli artisti hanno prodotto; noi vogliamo incontrarlo di nuovo attraverso la nostra fede!
Ci faremo aiutare da Maria, nostra madre che, sotto la croce aspetta sempre una parola, un gesto da suo figlio, perché vive di fede, e trova solo in Gesù il significato della sua vita, la sua vocazione, la sua missione nella Chiesa. Ritorniamo al Signore con l’aiuto di Maria: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela», come si legge nel Vangelo di Giovanni al capitolo 2.  anche a noi, Gesù parlerà e dirà qualche parola importante.
Preghiamo insieme la Via Crucis per ritrovare Gesù, e attraverso di lui, torniamo ad incontrarci con il Padre di misericordia. Vogliamo farci vicini al Signore Gesù, perché tutto il dolore dei crocifissi della storia trovi finalmente speranza e salvezza.
Vi aspetto venerdì 18 settembre, alle 20.30, sulla Collina di Variano.              dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Penitenza, penitenza, penitenza!

Sono giorni importanti: L’8 settembre Festa della Natività di Maria; e poi ci prepariamo alla Confessione personale, e alla Grande “Via Crucis” penitenziale del 18 settembre. Per prepararci a questi eventi, vi invito a tornare a Lourdes per farci aiutare dalla Madonna, che ci ha lasciato un messaggio grande, con le 18 Apparizioni.
-L’ 11 febbraio 1858, Bernadette, con sua sorella e un’amica, vanno in cerca di legna. Arrivano alla  Grotta di Massabielle, una discarica, un luogo sporco, oscuro, umido e freddo. Veniva chiamata “grotta dei maiali”, perché era il loro rifugio. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta purezza, segno dell’amore di Dio, e segno di ciò che Lui vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire: un contrasto immenso, che ci ricorda Cristo venuto a cercare ciò che era perduto. Maria è apparsa, per ricordarci che Dio ci raggiunge ovunque, nel pieno dei nostri immondezzai umani, delle nostre miserie, di tutte le nostre cause perse. Dio ci dà un segno per svelarci il suo cuore ed il nostro cuore. Il suo messaggio è chiaro: ci ama così come siamo, con tutti i nostri successi, ma anche con tutte le nostre ferite, le nostre fragilità, i nostri limiti sperimentati in questa pandemia.
-“Non vi prometto di rendervi felice in questo mondo, ma nell’altro” (3^ app.). In questi mesi abbiamo conosciuto ancor più il mondo della violenza, della menzogna, della sensualità, del profitto, della guerra, ma anche il mondo della carità, della solidarietà, della giustizia. Quando Gesù, nel Vangelo, ci invita a scoprire il Regno dei Cieli, ci invita a scoprire, nel mondo così come è, un “altro mondo”. Lì dove c’è l’amore, Dio è presente. E Maria trasmette a Bernadette la certezza di una terra promessa, che non potrà essere raggiunta dalla piena felicità, se non al di là della morte. Sulla terra, con l’amore vissuto tra noi, ci sono solo le premesse per il Cielo.
-Tra l’8^ e la 12^ apparizione il viso di Bernardetta diventa triste e compie gesti incomprensibili: gli vien chiesto di camminare in ginocchio fino in fondo alla Grotta; di baciare la terra; di mangiare erbe amare; di raschiare il suolo e, per tre volte, di  bere acqua fangosa; prendere del fango tra le mani e sfregarselo sulla faccia. E la folla gongolante conclude: “Bernardette è pazza!”. Per quattro apparizioni ripeterà gli stessi gesti. Ma cosa significa tutto questo?
-I gesti che “la Signora” gli ha chiesto di compiere sono gesti biblici. Andare in ginocchio nella Grotta: è il gesto dell’Incarnazione, dell’abbassamento di Dio che si fa uomo. Bernadette bacia la terra per spiegare che così Dio ha fatto per noi. Quando gli ebrei volevano manifestare che Dio aveva preso su di sè tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo, uccidevano un agnello, lo svuotavano, lo riempivano di erbe amare e pronunciavano su di esso la preghiera: “Ecco l’Agnello di Dio che prende su di sé tutte le disgrazie, toglie tutte le amarezze e tutti i peccati del mondo”. Questa preghiera è ripetuta nella Messa: così, Dio si fa uomo per portare l’uomo in Cielo!
-“Andate alla fonte, bevete e lavatevi” (9^ app.). Con questi gesti ci è rivelato il mistero stesso del cuore del Cristo: “Un soldato, con la lancia, trapassa il cuore e, immediatamente, scaturiscono sangue e acqua”. Il cuore dell’uomo, ferito dal peccato è espresso dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a questo cuore c’è la vita stessa di Dio, manifestata dalla fonte della grazia dei sacramenti ai quali vogliamo tornare dopo questa pandemia.
-“La Signora ti ha detto qualcosa?” (9^ app.) E lei: “Sì, Penitenza, penitenza, penitenza”. Per la Chiesa, fare penitenza è convertirci, tornare a volgere il proprio cuore a Dio e ai fratelli, farci entrare nello Spirito di Dio, perché il peccato non fa la felicità dell’uomo, neanche quando si ha la salute. Il peccato è tutto ciò che si oppone a Dio!
Come comunità cristiana, vogliamo allora volgere di nuovo il nostro volto e lasciarci abitare da Dio per “diventare immacolati”, radicalmente perdonati ed essere, anche noi, testimoni di Dio in un mondo povero fragile, che appare ormai più un immondezzaio, che il paradiso di Dio.                                                                                   dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

«Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima?» (Matteo 16,26).
Questi mesi di Covid-19 ci hanno disorientati e sconquassati; ci hanno portato -oltre al timore della malattia- al sospetto reciproco, al timore dell’untore, ci hanno allontanato gli uni dagli altri. Dopo mesi, temiamo non solo di toccarci, di stringerci la mano, ma perfino di guardarci, di farci un sorriso e comunicarci una parola. Ma ciò che è più inquietante, abbiamo timore perfino di Dio e del luogo più caro alla nostra fede: la chiesa. Non entriamo più in chiesa, e temiamo di portarci i nostri figli, come se la chiesa fosse il covo del Covid-19. Magari in spiaggia, nei bar e pizzerie, nei centri commerciali, lì sì li portiamo senza timore… Abbiamo perso il buon senso e la fede? Mi pare di poter dire, che anche la nostra fede è stata sconquassata, rimessa in discussione; abbiamo perso il giusto orientamento di Dio! Anche la nostra fede ha dunque la necessità di essere ripensata, rimotivata, riempita di serenità e speranza.
Perché in chiesa? È il luogo dove si radunano i cristiani, dove si prega e si canta; è il luogo del nutrimento della nostra fede mediante i santi doni che sono i sacramenti e la Parola di Dio. Rientrare in chiesa, significa desiderare Dio, i sacramenti, la Parola Santa; desiderare la Chiesa che sono i miei fratelli e sorelle. Ma entrare in chiesa richiede a noi di lasciare la strada, il luogo del movimento e del transito, spesso, luogo della chiacchiera e dei “luoghi comuni”. La strada, simbolo della frenesia, dalla quale ci lasciamo prendere e che ci provoca superficialità, incapacità a riflettere ed interrogarci. Così, svuotati e senza interiorità diamo tutto per scontato, non sappiamo più stupirci, né chiedere perdono, né lodare, né ringraziare.
Rientrare in chiesa significa desiderare di “rientrare” in sé stessi; rientrare in comunione con Dio e i fratelli di fede; ma pure, rientrare nella “speranza” che la vita continua nonostante si respiri la morte ovunque. Ricorda: Dio ti ama; la tua comunità ti ama. Porta i tuoi figli nel luogo in cui ci si sente amati!          dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Dobbiamo essere attenti alle vocazioni.
Fa problema a qualcuno che siano poche le vocazioni di speciale consacrazione nella nostra Arcidiocesi? È domanda necessaria questa se vogliamo che non manchino coloro che consegnano la fede alle nuove generazioni, e di ciò che la fede porta con sé. La fede nel Signore risorto porta con sé che i discepoli sanno di dovergGli obbedire. Un’obbedienza alla chiamata di Colui che ci chiama e ci ama, e ci chiede una sequela fino alla donazione totale agli altri. Proprio perché ama, Egli chiama i suoi amici ad una vita più intensamente di comunione e di dono totale per l’edificazione del regno.
È venuta meno, oggi, la “consegna” (traditio) semplice ma chiara, delle nostre famiglie cristiane di un tempo alle nuove generazioni. I genitori cristiani sperimentavano la vocazione come benedizione del Signore (“Se Dio chiama un nostro figlio, Egli ama la nostra famiglia”) e atto di amore (“Se Dio ti chiama digli di sì, fidati di Lui, perché ti ama”).
Ma oggi ancora, Dio chiama perché ama? Ama la persona che chiama, ama la famiglia in cui essa è nata, ama la Chiesa perché la feconda di nuove vocazioni. Ma esse vanno riconosciute, perché va riconosciuto l’amore di Dio. “Padre,… dona a coloro che hai scelto per essere interamente tuoi, di manifestarsi alla Chiesa e al mondo come segno visibile del tuo regno (Messale Romano, Messa per le Vocazioni religiose).
La questione “vocazioni” riguarda, dunque, tutti coloro che sono battezzati in  Cristo. È necessario parlare, dibattere, approfondire il tema delle vocazioni perché la fede in Cristo, e la sua trasmissione alle nuove generazioni non si risolva in un’ideologia mistica, ma in scelte di vita cristiana che segnano la storia con la profezia di vite donate agli altri in nome di Colui che mi ama da sempre. La speranza ha un nome preciso: Cristo risorto. Egli non è un’ideologia, né una vaga filosofia, ma è la Persona che ha obbedito alla volontà del Padre e si consegnato a Lui per rispondere alla sua peculiare e originale chiamata di Salvatore del mondo, rivelatrice del disegno trinitario. Egli ha fatto crescere i suoi discepoli nella conoscenza dell’amore del Padre suo, perché solo chi si sente amato può sentirsi chi-amato.
Per le vocazioni ci si comporta un po’ come Vladimiro ed Estregone dell’opera Aspettando Godot. Si spera nel futuro, senza sapere né chi sia Godot, né da dove venga, né quando. In attesa di eventi o anni migliori, Vladimiro ed Estregone si scambiano parole e gesti assurdi e senza senso. Nelle nostre parrocchie si aspetta …qualche leader carismatico che risolva il “problema vocazioni”, qualche generoso giovane dono dall’alto, qualche evento magico che risolva la “cosa”; si crede di risolvere la questione affidandosi in modo mitico a qualche gruppo religioso o attingendo ad altri popoli o razze.
Si tratta piuttosto di riprendere la responsabilità della riflessione e delle scelte di carattere spirituale, pastorale e educativo per una ri-consegna della fede che parli della vocazione come segno dell’amore preferenziale di Dio.     dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

OMELIA DELL’ARCIVESCOVO NELLA FESTA DEI PATRONI DELLA ARCIDIOCESI I S.S. ERMACORA E FORTUNATO.    

Tutta l’Arcidiocesi e, in particolare, la città di Udine celebrano la festa dei Santi Patroni, Ermacora e Fortunato. Il titolo di “Patroni” indica che essi sono coloro che ci difendono e che intercedono per noi. Quest’anno, segnato dall’emergenza epidemiologica creata dal corona virus, abbiamo un motivo particolare per rivolgere a loro una comune preghiera. La prima preghiera è di ringraziamento perché, pur attraversando momenti difficili, il Friuli e la città di Udine sono stati abbastanza salvaguardati dal contagio.
Oltre al Covid-19, desidero dedicare un po’ di attenzione ad altri virus, non meno subdoli e pericolosi, che ci vengono inoculati…
Perché i nostri Patroni sono stati condannati a morte? Non avevano commesso alcun crimine; anzi, predicavano una dottrina basata sull’amore e contribuivano, in modo esemplare, al bene della città di Aquileia. L’unico reato di cui furono accusati fu quello di rivendicare la libertà di pensiero e la libertà di coscienza. L’imperatore romano imponeva, con leggi ingiuste, una schiavitù alle menti e alle coscienze costringendo tutti a rendere culto alla sua persona e alla sua statua, come se fosse un essere divino…
Per usare un’espressione cara sia a Papa Benedetto XVI che a Papa Francesco, essi si opposero alla “dittatura del pensiero unico” in nome della loro dignità di persone umane che hanno l’intangibile diritto di professare la propria fede e di avere la libertà di pensiero. Si opposero in modo benevolo e inerme, senza alcuna violenza né fisica, né verbale; come testimoniano i racconti delle loro “Passioni”. Eppure l’esito fu il martirio. … Il tentativo di imporre la dittatura del pensiero unico è un virus che ancora serpeggia nella nostra società. Esso si insinua subdolamente anche nella legislazione degli Stati. Un esempio è la Proposta di legge “in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere” allo studio del Parlamento italiano.
Apparentemente i firmatari sono mossi da nobili intenti di salvaguardare il rispetto di ogni persona, qualunque sia il suo orientamento sessuale. Di fatto, molti studiosi di diritto hanno dimostrato che questo rispetto è già garantito delle leggi in vigore. Questa Proposta di legge, invece, mira a condizionare, sotto pena di reato, la libertà di pensiero e di espressione sul tema dell’identità sessuale della persona. Leggendola, essa suscita un non infondato timore che potrebbe diventare passibile di denuncia chi esprime alcune verità affermate dalla Rivelazione cristiana; come, ad esempio, che Dio creò l’uomo “maschio e femmina” e che consegnò loro la grande vocazione di generare figli nati dal grembo della propria mamma con il concorso fisico e affettivo del papà, uniti tra loro da un amore fedele per sempre. … Forse nuovi imperatori, con mezzi più raffinati di quelli antichi, cercano di soffocare la libertà di pensiero e di coscienza? Hanno di mira specialmente la dottrina cristiana perché, come in passato, è la più scomoda? Non è difficile notare analogie con la situazione in cui si trovarono a vivere i Santi Ermacora e Fortunato che pagarono col martirio la libertà di coscienza ricevuta da Gesù Cristo nel battesimo.

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Ritrovare l’essenzialità cristiana che è la fede (4)
L’essenziale per ogni credente è affidarsi al mistero del Signore e alla Sua Pasqua e vivere la propria esistenza in comunione con Lui. L’esperienza della fede è percorsa dall’esigenza di vedere. Vedere il volto di Dio: è la domanda che dice il bisogno di pienezza che c’è nella vita, nostra e di ogni persona; vedere Gesù, domanda che tanti anche oggi rivolgono a noi credenti, alla nostra testimonianza, alla Chiesa.
Vedere è una promessa: quella che Gesù fa ai suoi, quando promette di mostrarsi in Galilea, cioè in quella terra oscura in cui egli stesso è vissuto nell’anonimato di Nazareth e nel silenzio di trent’anni di vita ordinaria. Siamo convinti che se sapremo nuovamente, con intensità e con gioia, orientare lo sguardo verso il Volto di Gesù potremo trovare pienezza alla nostra vita: questo non significa che troveremo risoluzione ai problemi di questo tempo, ma che avremo una forza nuova per affrontarli e che il contatto con questo tempo difficile avrà rigenerato e risvegliato in noi l’esigenza e il gusto di vivere l’originalità cristiana con nuova convinzione e con nuova motivazione.
Per poter rigenerare la nostra esperienza di fede abbiamo bisogno di un’attenzione costante alla Parola del Signore, per ridare in essa nuova profondità alla vita cristiana.
Forse ci siamo fatti l’idea che essere cristiani significa soprattutto dedicarsi con generosità ad una serie di impegni che, pur buoni, ci fa perdere il gusto della dimensione interiore della fede, soprattutto quella della preghiera e dell’ascolto della Parola. È proprio l’ascolto, insieme alla preghiera, ciò che modella la nostra vita sul pensiero di Dio e la coinvolge nel suo mistero: è nell’ascolto che cresciamo nella consapevolezza che tutto è dono e che si è cristiani perché siamo continuamente rigenerati dalla misericordia; figli in un amore che ci precede e ci salva non per i nostri meriti o per quelli dei nostri impegni; chiamati dalla grandezza di un amore che ci guida, ci consola, ci sorregge, ci indica la strada, ci parla di un Padre pronto ad accoglierci infinite volte.
Il ritmo di questo cammino è quello che la Chiesa scandisce nel suo percorso di fede, quello della liturgia: della domenica e dell’anno liturgico, celebrazione del tempo di Dio che salva le nostre giornate. Ritorniamo all’ “essenziale” per gustare queste dimensioni della vita cristiana e riscoprirle nella loro freschezza e nella loro forza vitale.                                                       dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’essenzialità per un cristiano (2)
 La frase di riferimento da cui siamo partiti è tratta da “Il piccolo Principe” di A. de Saint Exupéry «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore -disse la volpe-. L’essenziale è invisibile agli occhi». Ma cos’è essenziale o così prezioso, da essere anche così invisibile, da dover avere occhi speciali per cercarlo? Il vocabolo “essenzialità” parla di una “essenza”, cioè di ciò che è profumato. Essa ci rimanda alla necessità di interrogarci a fondo, e scoprire cosa dia profumo alla nostra vita (se ancora abbiamo il naso per odorare i profumi veri dai cattivi odori). In una società che ha perso l’essenziale, perché rincorre l’inutile, riabituarci a cercare l’essenzialità non è semplice, bisogna “riaffinare” il gusto delle cose grandi, reimparare la grammatica dell’invisibile e di ciò che è nascosto.
Ricominciare a tacere, a fare silenzio, a pensare, a interrogarci, ad andare a fondo, a cercare nel pozzo del nostro cuore e delle nostre relazioni. Più autenticamente, per un cristiano, l’essenza delle cose o del vivere, la si trova in Dio – e più precisamente nel cuore di Dio- che possiede l’ “idea iniziale” di tutto, perché tutto Egli ha fatto con sapienza e amore.
Reimparare a stare in silenzio è mestiere non facile per chi è abituato al rumore, al caos delle scelte e delle azioni, e prima ancora al disordine mentale. Siamo figli di una società delle tante chiacchiere vane, inutili e stancanti, piene del nulla che esce dai palati, che non hanno il “profumo dell’essenza”, ma che semplicemente sono pronunciate per riempire il tempo o seppellire gli altri sotto la propria arroganza.
Quando non ci sono i tempi del silenzio nella propria vita, non la si apprezza come valore grande. Dice il Salmo 39: “Rivelami, Signore, la mia fine; quale sia la misura dei miei giornisaprò quanto è breve la mia vita” (Sl 39,5). Senza il silenzio, non si apprezza l’essenza, il profumo o la gioia del vivere. Senza il silenzio non si scopre neppure l’essenzialità di un rapporto con Dio, che tutto dona e tutto illumina di senso: “Vedi, in pochi palmi hai misurato i miei giorni e la mia esistenza, davanti a te (l’uomo) è un nulla. Solo un soffio è ogni uomo che vive, … un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga” (Sl 39,6-7).
Davvero ci conviene riscoprire il silenzio per riscoprire l’essenza, il valore, il profumo, la grandezza della vita, che è già di per sé così breve. “Sto in silenzio, non apro bocca, perché sei tu che agisci(Sl 39, 10.12).
Certo il silenzio può apparire inutile, perché invisibile; ma «L’essenziale è invisibile agli occhi».                                                                      dD