RIFLESSIONE DEL PARROCO

1– Al termine della Settimana Santa e dell’Ottava della Pasqua di risurrezione, momento di particolare grazia per le nostre Comunità cristiane, desidero esprimere un vivo ringraziamento a tutte le persone che si sono impegnate perché le Liturgie fossero un’autentica festa del popolo credente: i cantori, gli organisti e musicisti, i giovani, i chierichetti, le persone che hanno pulito e abbellito le chiese, chi ha curato o regalato i fiori alle nostre chiese, i sagrestani, i lettori, le nostre Suore, e tutti i cristiani che hanno partecipato con viva fede e con il canto.

La nostra vocazione di popolo di Dio è di testimoniare Gesù risorto; è un mandato ricevuto da Lui che non possiamo tradire, specialmente in questo tempo che necessita della speranza cristiana.

Un grazie vivissimo vada pure a chi ha fatto dono di cibi e bevande per le attività comunitarie di questi giorni, per i poveri o per la canonica.

2– In prossimità alla annuale denuncia dei redditi, si ricorda che uno dei canali di sostegno alla Chiesa Cattolica, che lo Stato italiano ha previsto attraverso il Sistema concordatario (nel 1983), prevede la Firma nella Dichiarazione dei Redditi alla voce “Chiesa Cattolica”, in occasione della propria Dichiarazione.

Con questa firma sulla Dichiarazione dei Redditi, non si richiede alcun esborso economico, ma solo la “fatica” di apporre la propria firma in favore della “Chiesa Cattolica”. È una firma importante, perché grazie ad essa, lo Stato italiano restituisce ai cattolici (e non solo) l’8 per mille delle tasse incamerate, e da loro sborsate.

Con l’8 per mille, la Chiesa cattolica realizza tre obiettivi: a) il sostentamento dei sacerdoti; b) il sostegno alle parrocchie italiane per le ristrutturazioni di chiese e locali pastorali, musei, biblioteche e archivi (con la copertura del 70% delle spese previste); c) il sostegno alle emergenze nazionali e internazionali (terremoti, alluvioni, Caritas, ecc…). Lo Stato controlla minuziosamente il modo in cui la Chiesa cattolica spende questi fondi erogati.

Grazie ai fondi dell’8 per mille, anche noi abbiamo avuto l’opportunità di sistemare la chiesa di Blessano, il muro di cinta della chiesa di Orgnano, e speriamo presto, anche il tetto (in pessimo stato) della canonica dove abitano il parroco e le suore.

Per approfondire questi argomenti si possono visitare i siti https://sovvenire.chiesacattolica.it/https://www.8xmille.it/ su cui si possono anche trovare esperienze realizzate nella nostra Arcidiocesi grazie ai fondi 8×1000. Un grazie sincero a chi vorrà sostenere ancora questi obiettivi.

dD

VISITA AI MALATI PER LA S. PASQUA

Il Parroco visita i malati e gli anziani infermi, che non escono di casa e che desiderano ricevere la Confessione e Comunione eucaristica per la S. Pasqua. Si prega coloro che desiderano la visita, di avvisare il parroco o le suore. Ecco il calendario, in cui passerà:

-A Basiliano: martedì 13 aprile
-A Basagliapenta: lunedì 12 aprile
-A Blessano: lunedì 12 aprile
-A Orgnano: mercoledì 14 aprile
-A Variano: giovedì 15 aprile
-A Villaorba: venerdì 16 aprile
-A Vissandone: venerdì 16 aprile

Incontri comuni alle 12 parrocchie della COLLABORAZIONE PASTORALE

bimbi_a_messaVita delle comunità parrocchiali “basilianesi”

– GLI INCONTRI DI CATECHISMO RIPRENDONO LUNEDÌ 12 APRILE, E SI SVOLGONO PRESSO L’ORATORIO:
-Per le Primarie, il lunedì (ore 17.15-18.45), mercoledì (ore 15.30-17.00) e sabato (ore 10.30-12.00).
-Per le medie, il venerdì (ore 16.45-18.00) e sabato (ore 16.45-18.00).
-Per le superiori (cresima), il sabato (ore 17.00-18.00).

 INCONTRO DEI GENITORI E DEI BAMBINI DELLA PRIMA COMUNIONE: DOMENICA 18 APRILE, nel Duomo di Variano, dopo la S. Messa delle ore 11.15.

INSIEME N° 15/2021

S.S. Messe e Celebrazioni
Clicca qui e scarica Foglietto Insieme 15/2021

DOMENICA 11 APRILE: SECONDA DI PASQUA, o della Divina Misericordia nell’Ottava di Pasqua, bianco.
A Basiliano: Ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine;
S.S. Messe Festive: Ore 9.00, Orgnano; Ore 10.00, Basiliano, Blessano e Villaorba; Ore 11.15, Basagliapenta, Variano e Vissandone. A Basiliano: Ore 17.30, Canto del Vespero e CORONCINA ALLA DIVINA MISERICORDIA.

LUNEDÌ 12: Liturgia della seconda settimana di Pasqua, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.

MARTEDÌ 13: Liturgia della seconda settimana di Pasqua, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
A Basiliano: ADORAZIONE EUCARISTICA, dalle 17.30 alle 18.30.
Messa serale: Ore 18.30, a Orgnano.

MERCOLEDÌ 14: Liturgia della seconda settimana di Pasqua, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, a Variano e Villaorba.

GIOVEDÌ 15: Liturgia della seconda settimana di Pasqua, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, a Basagliapenta e Vissandone.

VENERDÌ 16: Liturgia della seconda settimana di Pasqua, bianco.
A Basiliano: Ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine; Ore 7.30, S. Messa.
Messa serale: Ore 18.30, a Blessano.

SABATO 17: Liturgia della seconda settimana di Pasqua, bianco.
A Basiliano: ore 7.00, Canto delle Lodi mattutine.
S.S. Messe Prefestive: Ore 17.30, a Orgnano. Ore 18.30, a Basiliano.

DOMENICA 18 APRILE: TERZA DI PASQUA, bianco.
A Basiliano: Ore 7.30, Canto delle Lodi mattutine;
S.S. Messe Festive: Ore 9.00, Orgnano; Ore 10.00, Basiliano, Blessano e Villaorba; Ore 11.15, Basagliapenta, Variano e Vissandone.
A Basiliano: Ore 17.30, Canto del Vespero.

RIFLESSIONE DEL PARROCO

PREPARIAMO LA SETTIMANA SANTA, CONOSCENDO LE SUE CELEBRAZIONI.

Domenica delle Palme

Le croci e le immagini sono già velate. La Settimana Santa si apre con la Domenica delle Palme. In essa si celebra l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, acclamato come Messia e figlio di Davide. Viene letto il racconto della Passione secondo l’Evangelista corrispondente all’Anno Liturgico che si sta vivendo (quest’anno Marco). Si appendono i fascetti di ulivo con i fiocchi rossi alle finestre.

Lunedì, martedì e mercoledì Santi

Il Lunedì, Martedì e Mercoledì Santo la Chiesa contempla in particolare il tradimento di Giuda. La prima lettura della Messa presenta i primi tre canti del Servo del Signore che si trovano nel libro di Isaia (42,1-9, 49,1-6, 50,4-11).

Giovedì santo

Durante la mattinata del Giovedì Santo non si celebra l’Eucarestia nelle parrocchie, perché viene celebrata un’unica Messa, detta Messa del Crisma, in ogni Diocesi, nella Cattedrale. Tale Messa è presieduta dal Vescovo insieme a tutti i suoi preti e diaconi. In questa Messa vengono consacrati gli Olii santi, e i presbiteri rinnovano le promesse emesse al momento della loro ordinazione.

Con la Messa nella Cena del Signore, celebrata nella sera, inizia il solenne Triduo Pasquale. Prima dell’inizio vengono spogliati gli altari: essi restano senza ornamenti, i tabernacoli rimangono vuoti e aperti; le campane rimangono silenti.

IL TRIDUO PASQUALE

Giovedì Santo

Il solenne Triduo Pasquale della Passione, Morte e Risurrezione di Cristo viene aperto con la Messa nella Cena del Signore, nella quale si ricorda l’Ultima Cena di Gesù, la istituzione dell’Eucarestia e del Sacerdozio ministeriale, e si ripete il gesto simbolico della Lavanda dei piedi effettuato da Cristo nell’Ultima Cena. Al termine, l’Eucaristia viene riposta nell’Altare della Reposizione, davanti al quale i fedeli permangono in adorazione.

Venerdì santo

Il Venerdì Santo è il giorno della morte di Gesù sulla Croce. La Chiesa celebra nel pomeriggio la solenne celebrazione della Passione, divisa in tre parti:

  1. La Liturgia della Parola, con la lettura del quarto canto del servo del Signore(Is 52,13-53,12), dell’Inno cristologico della lettera ai Filippesi (2,6-11) e della Passione secondo Giovanni.
  2. L’Adorazione della Croce.
  3. La santa Comunione con i presantificati del Giovedì Santo sera.

Il Venerdì Santo è tradizione effettuare la Via Crucis. Si pratica il digiuno e ci si astiene dalle carni come forma di partecipazione alla Passione e Morte del Signore.

Sabato Santo

Il Sabato Santo è tradizionalmente giorno senza liturgia: non si celebra l’Eucaristia, e la Comunione ai malati si porta solamente ai malati in punto di morte.

La Veglia Pasquale

Nella notte si celebra la solenne Veglia Pasquale, che è la celebrazione più importante di tutto l’Anno Liturgico. In essa: Si celebra la Resurrezione di Cristo attraverso la liturgia del fuoco: al fuoco nuovo si accende il cero pasquale, che viene portato processionalmente in chiesa.

La liturgia della Parola ripercorre con sette letture dell’Antico Testamento gli eventi principali della storia della salvezza, dalla Creazione del mondo, passando attraverso la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù d’Egitto, fino alla promessa della Nuova Alleanza. L’Epistola proclama la vita nuova in Cristo risorto, e nel Vangelo si legge il racconto dell’apparizione degli Angeli alle donne la mattina di Pasqua.

Segue la liturgia battesimale, nella quale tutti i fedeli rinnovano le promesse del proprio battesimo, e vengono battezzati, se ce ne sono, i catecumeni che si sono preparati al Sacramento.

Domenica di Resurrezione

La Domenica di Resurrezione torna a riecheggiare la gioia della Veglia Pasquale. Tale domenica è ampliata nell’Ottava di Pasqua: la Chiesa celebra la pienezza di questo evento fondamentale per la durata di otto giorni, concludendo la II domenica di Pasqua, chiamata fin dall’antichità Domenica in Albis, che San Giovanni Paolo II ha voluto dedicare alla celebrazione della Divina Misericordia.

Ovviamente, non basta “conoscere” i riti della Settimana Santa. Essi vanno arricchiti da una preghiera intensa e da un’attenta partecipazione per beneficare dei doni spirituali che da essi sgorgano. Buona settimana Santa.                                                              dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

La speranza di San Giuseppe (5)

Venerdì prossimo, celebriamo la Solennità di San Giuseppe, sposo di Maria, e custode di Gesù. Una festa semplice, ma bella; la festa di un padre per vocazione, che dona coraggio e forza tutti i padri naturali, ma che anch’essi – come Giuseppe – sono chiamati a vivere la vocazione della paternità.

Giuseppe è anche Patrono della Chiesa universale, gli è affidata la custodia sul corpo mistico di Cristo; una custodia non sempre facile, visti i tempi.

Se la speranza è dono di Dio, san Giuseppe possedette questa virtù come la fede, dalla quale essa deriva e alla quale è proporzionata. Sperò in Dio con tutto il fervore della sua anima, come aveva fatto fin dalla sua giovinezza; aveva sperato nell’arrivo del Messia e nel futuro Redentore, crescendo in speranza man mano che cresceva Gesù, sotto la guida dello Spirito Santo e il corso degli avvenimenti.

Sperò da Dio tutti gli aiuti necessari per giungere a possedere Dio stesso in Cielo, superando le tante difficoltà nell’adempimento della missione che doveva svolgere, sapendo quanto questa fosse superiore alle sue forze umane. Con il Salmista, chissà quante volte avrà ripetuto: «In te, o Signore, io spero, tu mi esaudirai mio Dio» (Sal 38,16); «Spero nella tua parola, Signore» (Sal 119,114). Era consapevole che il suo sevizio di padre era superiore alle sue forze deboli.

Come il profeta Geremia, sentiva vere queste parole: «Benedetto l’uomo che confida nel Signore; il Signore è sua fiducia. Egli è come un albero piantato lungo l’acqua…» (Ger 17,5-8).

Giuseppe fu pieno di speranza quando fu mandato dall’Angelo in Egitto, senza neanche sapere quanto tempo sarebbe dovuto rimanere là, tra le difficoltà del dubbio, dell’incomprensione e dell’indigenza. Fu pieno di speranza a Nazareth sperando in Dio e tutto attendendo da Lui, e non si risparmiò in nessuna fatica per sopperire ai bisogni di Maria e Gesù.

Anche noi speriamo in Dio, quanto più siamo certi di compiere la sua volontà, nonostante l’attuale situazione pandemica. Non ci fanno paura i pericoli e le difficoltà, quando si è impegnati in qualche impresa difficile per eseguire la volontà di Dio, come in quella di essere un “padre come Dio vuole”. Le sofferenze passano, il premio per le fatiche rimane per sempre, il buon esempio edifica, la gioia prende il sopravvento.

Senza Dio invece, o peggio, andando contro Dio, non ci può essere che disperazione, anche nel servizio di padri. Per quanto possiamo, noi cerchiamo di lottare contro il peccato che va contro Dio e il suo disegno d’amore! San Giuseppe ci aiuti a comprenderlo: non basta nutrire la pancia, bisogna anche dare Dio alla nostra famiglia!           

dD

 

RIFLESSIONE DEL PARROCO

La speranza cristiana cambia la vita (4)

Non è difficile rendersi conto che l’esperienza della schiava africana Bakhita è stata agli inizi – e continua ad essere oggi – l’esperienza di molte persone condannate alla schiavitù. Il vangelo non aveva portato a Roma un messaggio sociale-rivoluzionario con lotte sanguinarie; Gesù non era un combattente per una liberazione politica. Anzi, Egli stesso era morto in croce, ma aveva portato qualcosa di totalmente diverso: l’incontro con il Dio vivente e con una speranza che era più forte delle sofferenze della schiavitù, che per questo trasformava dal di dentro la vita e il mondo.

Con il Battesimo, i cristiani accettavano le strutture esterne così come erano, anche quelle corrotte, ma le cambiavano (e le cambiano) dal di dentro. Cambiano il mondo in cui vivono con l’amore, la giustizia e il perdono, vissuti in fraternità, ma camminando verso il Cielo (la patria definitiva).

San Paolo, nella Prima Lettera ai Corinzi (1,18-31) ci mostra che una grande parte dei primi cristiani apparteneva ai ceti sociali bassi e, proprio per questo, cercavano una nuova speranza, come Bakhita. Tuttavia, fin dall’inizio, c’erano anche conversioni nei ceti aristocratici e colti. Anche i ricchi vivevano «senza speranza e senza Dio». Infatti, la religione di Stato romana, si era ridotta a semplici cerimonie, ormai solo ad una «religione politica». La filosofia aveva confinato gli dèi nel campo dell’irreale, delle stelle e dei pianeti. Un Dio che si potesse pregare non esisteva. Ecco perché san Paolo contrappone la vita «secondo Cristo» alla vita sotto la signoria degli «elementi del cosmo» (Lettera ai Colossesi 2,8).

In questo senso san Gregorio Nazianzeno, dice che nel momento in cui i re magi guidati dalla stella adorarono Cristo, il nuovo re, giunse la fine dell’astrologia, perché da quel momento, ormai le stelle girano secondo l’orbita determinata da Cristo. Tutto ruota attorno a Cristo.

Di fatto, la concezione del mondo di allora, anche se in modo diverso, è nuovamente presente anche oggi. Quando si dimentica Cristo, si torna ad affidare la propria vita alle “leggi” delle stelle (all’astrologia, alle carte, ai maghi, al caso, …). Non sono gli elementi del cosmo, le leggi della materia che governano il mondo e l’uomo, ma è il Dio personale che governa le stelle, cioè l’universo; E se conosciamo questa Persona (Dio Padre) e Lei conosce noi, allora veramente non siamo più schiavi del caso, dell’universo, delle sue leggi, ma liberi (come Bakhita), perché il cielo non è vuoto.

Ecco la speranza cristiana: la vita non è un semplice prodotto del caso o delle leggi della materia, ma al di sopra di tutto c’è una volontà personale, c’è lo Spirito Santo che in Gesù ci ha rivelato l’Amore che ama ogni uomo, il Padre, che guida la storia e sta dalla nostra parte per cambiarla.

dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’anno scorso non l’abbiamo potuta vivere insieme, ci riproviamo quest’anno. La Quaresima 2021 ci ripropone degli interrogativi antichi e fondamentali: cresce la mia fedeltà a Gesù Cristo? Cresce il mio desiderio di santità? Crescono il mio amore al Vangelo e il mio impegno nella Chiesa? Cresce il mio apostolato cristiano nella vita di ogni giorno, nel mio lavoro, fra i miei colleghi? Ho ancora speranza, e so donarla agli altri?

Ognuno risponda a queste domande, e si renderà conto che è necessaria una ripresa di slancio nella fede, una nuova apertura alo Spirito Santo, perché Cristo viva in noi, e perché la sua immagine si rifletta limpidamente nelle nostre scelte di vita, frequentando di più la Parola di Dio e i Sacramenti.

La Quaresima è il periodo di quaranta giorni (in latino, Quadragesima) dedicato alla preparazione della Pasqua. È un tempo di penitenza e di rinnovamento per tutta la Chiesa, fatto di digiuno, di astinenza e rinunce, di carità. In questo modo semplice e concreto, “la Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto” (Catech. Chiesa Catt., 540). Proponendo ai cristiani l’esempio di Cristo nel suo ritiro nel deserto, la Chiesa ci prepara alla celebrazione delle solennità pasquali della passione, morte e risurrezione.

-La prima scelta della Quaresima è di accettare che la Chiesa, nel primo giorno di questo tempo santo, ci imponga le CENERI sulla testa e ci richiami la necessità di cambiare (= conversione) vita. Le Ceneri benedette sono per noi un forte richiamo alla serietà e responsabilità della vita; richiamo alla nostra fragilità, bisognosa di essere curata dal Medico divino (Gesù); richiamo al nostro essere terra (humus) umile, maestra di umiltà.

-La seconda scelta è la CARITÀ, che dice la verità sul nostro effettivo cambiamento interiore.

Per questo vi propongo:

1) “DOMENICA DEL CESTO PER I POVERI (Sabato 20 e Domenica 21 febbraio). Generi alimentari (pasta, latte, olio, pelati, tonno, carne in scatola, biscotti, marmellata, riso, farina, zucchero, ecc…) che saranno distribuiti alle famiglie povere delle nostre comunità attraverso la Caritas.

2) IL SOSTEGNO AI “PROGETTI MISSIONARI”, organizzati dalle nostre parrocchie, da mercoledì delle Ceneri a fine maggio.    

Gesti semplici pieni di speranza, per iniziare bene la Quaresima: un cammino di quaranta giorni per ritornare alla freschezza del vangelo vissuto.

dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Essere uomini e donne di speranza (1)

In questa stagione di vita molto impegnativa, a causa della pandemia, delle morti e delle conseguenze sociali ed economiche, è molto importante che noi cristiani ci impegniamo a seminare la speranza. Tra speranza ed illusione c’è molta differenza, e noi non vogliamo seminare fumo o ulteriore delusione. Iniziamo allora, ad approfondire cosa sia la speranza, e come divenire uomini e donne di speranza?

E mentre iniziamo a riflettere, facciamo una sorprendente scoperta: anche Dio coltiva una speranza. Sì, la mia, la nostra speranza è preceduta dalla speranza che Dio coltiva nei nostri confronti! Perché Dio ci ama per primo, e proprio per questo ha speranza ed attende che noi torniamo a Lui; che apriamo il cuore al suo amore; che mettiamo la nostra mano nella sua, e ci ricordiamo di essere suoi figli. Questa speranza ed attesa di Dio, precede sempre la nostra speranza, esattamente come il suo amore per noi, precede e ci raggiunge sempre per primo. Dio ha speranza in noi e ci chiede di aprirci a Lui. Come per i genitori terreni, che hanno sempre speranza che i loro figli lontani ritornino!

Per questo la speranza cristiana è detta “teologale”, perché Dio ne è la fonte, il sostegno e il termine. Che grande consolazione è sapere che la mia speranza non ha i confini della mia piccolezza o meschinità, né dei miei piccoli obiettivi umani! La speranza cristiana viene da Dio, è sostenuta da Dio e ha come fine il Cielo: Dio. Egli ha posto nel mio spirito un riflesso del suo desiderio di vita per tutti; Dio vuole che io viva, che io sia pieno di vita, che ami la vita e mi prenda cura della mia vita e di quella degli altri, che non mi senta padrone della vita! Pertanto, la nostra vocazione (chiamata che viene da Dio) è ad essere costruttori di speranza, e ogni uomo è chiamato a coltivare la speranza corrispondendo alle attese di Dio. Il mondo va avanti perché Dio ha fiducia e spera nell’uomo. Dio guarda al cuore dei piccoli, degli umili, guarda a coloro che attraversano le difficoltà e le fatiche e si impegnano ogni giorno a fare del loro meglio, a compiere un po’ di bene, che però agli occhi di Dio è tanto: in famiglia, nel lavoro, a scuola, nei diversi ambiti della società. Noi abbiamo scritta nel cuore la speranza, perché Dio nostro Padre è vita, ama la vita, vuole la vita per noi, e la vuole per la vita eterna e beata.

dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO(omelia per il “Te Deum” del 31.12.2020)

ESPRIMIAMO A DIO LA NOSTRA GRATITUDINE ANCHE IN TEMPO DI PANDEMIA

A conclusione di questo anno 2020, apparentemente orribile, ma che interpretiamo con il dono della fede, siamo davanti a Te Signore Gesù, presente in questo Santo Sacramento, e desideriamo ringraziare la Santa Trinità, perché ci aiuti a comprendere il senso degli avvenimenti, al di là delle apparenze buie e prive di speranza.

Ti ringraziamo perché siamo vivi, in salute, o guariti dal virus, mentre altri fratelli e sorelle non ci sono più. Ti vogliamo ringraziare per i 75.000 fratelli e sorelle, che sono ritornati al Padre, perché ognuno è stato un dono per i suoi familiari, per la Chiesa e per la società.

Ti ringraziamo, perché a causa di questo virus letale, hai ridimensionato il nostro delirio di onnipotenza, costringendoci a fermarci, a riflettere su ciò che è essenziale, a sentirci più deboli, fragili, vulnerabili. Ti ringraziamo, perché ci hai fatto riscoprire bisognosi e dipendenti dagli altri, e da Te che sei il Signore e Datore della vita e di ogni respiro.

Ti ringraziamo, perché in questi mesi di chiusura, agli sposi hai ridato il tempo di guardarsi, confrontarsi ed ascoltarsi, costretti a rimanere in casa. Ti ringraziamo, perché hai ridato ai genitori il tempo di stare con i loro figli, e ai figli la gioia di non sentirsi orfani di genitori sempre assenti ed altrove, e impossibilitati a dialogare sul loro presente e sul loro futuro.

Ti ringraziamo, per l’impegno profuso da coloro che hanno pubbliche responsabilità politiche, amministrative, di pubblica sicurezza, e quelle sanitarie, che si sono particolarmente dedicate ai fratelli.

Ti ringraziamo, per i malati che, assieme a Te Gesù, hanno saputo offrire la loro sofferenza per le necessità del mondo, della Chiesa, di queste nostre parrocchie. Ti ringraziamo per i loro familiari che li hanno curati, come attenti e fedeli samaritani.

Ti ringraziamo, per il Cielo stellato, che da decenni non vedevamo così pulito e limpido, a causa della nostra perniciosa ostinazione ad accumulare, sciupare e rovinare il Creato. Per i nostri amici animali, che hanno di nuovo invaso le nostre città silenziose e prive di rumori.

Ti ringraziamo, perché anche se in maniera diversa dal solito, ci hai fatto sentire parte di una Comunità parrocchiale, di una Chiesa diocesana e universale. Ti ringraziamo perché ogni giorno di questo anno abbiamo potuto offrire su questo altare il Divin Sacrificio. Ti lodiamo perché anche in questo anno non ci è mancato il dono della Tua Parola santa, che ha illuminato il nostro cammino, e per i sacramenti della fede che hanno irrobustito il nostro passo incerto.

Grazie anche per il nostro arcivescovo Andrea Bruno e per il Papa, che ti affidiamo, che ci hanno incoraggiato a credere, sperare e amare, nonostante la molta sofferenza.

Ti ringraziamo, o Altissimo Amore, perché termina una pagina della storia umana. Gesù, il Tuo Sangue ha scritto a caratteri di fuoco, parole d’amore, di speranza, di comunione, di gratitudine. Ci uniamo a Te in questa lode. Si uniscono a noi, la Vergine Maria, gli Apostoli, i Martiri, i nostri Patroni e tutti i Santi che hanno dato la loro vita per la diffusione del Vangelo e la costruzione del Tuo Regno, e che ci consentono di essere qui, una Comunità che loda il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.

dD