RIFLESSIONE DEL PARROCO

Siamo alla quinta settimana di Quaresima.
Noi sappiamo che Gesù perdona la donna adultera, questa povera donna trovata in flagrante peccato che secondo la legge di Mosè deve essere lapidata. Viene portata davanti a Gesù per esprimere un parere, dato che i farisei volevano incastrarlo, ma lui sembra indifferente al fatto, traccia dei segni nella sabbia. Sollecitato, risponde:”Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Si allontanano tutti, rimane solo la donna, e le dice:”Dove sono coloro che ti hanno accusata? Io non ti condanno, ma ti perdono, però non peccare più”. Come possiamo osservare non è un perdono a buon mercato, anzi viene richiesto di non tornare più nel peccato. Anche certe guarigioni sono frutto del perdono, e infatti aggiunge: “Va e non peccare più, per non ritornare ad una situazione peggiore”.
Il suo cuore misericordioso è grande. Sappiamo che perdona Pietro dopo che l’ha rinnegato per ben tre volte. Nelle drammatiche sequenze del Giovedì Santo Gesù con uno sguardo ha fatto capire tutto a Pietro, il quale scoppia in pianto disperato. Anche quando appare agli apostoli, dopo la resurrezione, nessun rimprovero. Egli vuole solo un atto di fede, la sincerità del pentimento da parte di Pietro prima di confermargli l’affidamento della sua Chiesa, perché Gesù è morto per costituire la Chiesa, è venuto a portare il regno di Dio e la sua salvezza.
Il perdono di Gesù giunge a ridare fiducia, a reintegrare, a restaurare colui che l’ha offeso col peccato.
Dovremmo anche noi gustare questa gioia di dare il perdono, perché poi ci assicuriamo il perdono di Dio.

dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Ogni anno la Chiesa italiana prega e ricorda i suoi martiri. Il 24 marzo celebriamo la 27° Giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri, a 38 anni dall’assassinio di Mons. Oscar Romero, il vescovo ucciso sull’altare e proclamato santo nell’ottobre 2018. Questo speciale evento di preghiera vuole ricordare tutti i testimoni del Vangelo uccisi in varie parti del mondo.
Nel 2018 c’è stato un aumento di persone uccise in odium fidei: circa il doppio rispetto allo scorso anno. Papa Francesco, il 25 gennaio, affermava: “Quanti fratelli oggi subiscono persecuzioni per il nome di Gesù!”. Sì, sono molti coloro che vengono uccisi perché impegnati ad annunciare il vangelo e la giustizia che da esso promana. “Per amore del mio popolo non tacerò”, questa frase è di mons. Romero, che denunciava senza paura le violenze contro la sua gente povera. Secondo i dati ufficiali, nel 2018 sono stati uccisi 40 missionari: 35 sacerdoti, 1 seminarista, 4 laici. Così suddivisi: In Africa 19 sacerdoti, 1 seminarista e 1 laica (21); in America 12 sacerdoti e 3 laici (15); in Asia 3 sacerdoti (3); in Europa è stato ucciso 1 sacerdote (1).
Si usa il termine “missionario” per tutti i battezzati, consapevoli che “in virtù del Battesimo ricevuto, ogni membro del Popolo di Dio è diventato discepolo missionario. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione” (EG 120). “Per amore del mio popolo non tacerò”, significa agire coerentemente alla propria fede. In quanto cristiani, discepoli missionari, portatori della Buona Notizia di Gesù non possiamo tacere difronte al male. Farlo significherebbe tradire il mandato che ci è stato affidato nel Battesimo. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

La Quaresima 2019 ci ripropone degli interrogativi antichi e fondamentali: cresce la mia fedeltà a Cristo, il mio desiderio di santità? Cresce il mio amore al Vangelo? Cresce il mio impegno cristiano nella Chiesa? Cresce la mia generosità e il mio apostolato cristiano nella mia vita di ogni giorno, nel mio lavoro, fra i miei colleghi? Ognuno risponda a queste domande e scoprirà che è necessaria una ripresa di slancio nella fede, una nuova trasformazione, perché Cristo viva in noi, e perché la sua immagine si rifletta limpidamente nella nostra condotta di vita.
Chiamiamo Quaresima il periodo di quaranta giorni (Quadragesima) dedicato alla preparazione della Pasqua. Dal IV° secolo è un tempo di penitenza e di rinnovamento per tutta la Chiesa, con la pratica del digiuno e dell’astinenza. In questo modo semplice e concreto, “la Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima” (Catech. Chiesa Catt., 540). Proponendo ai cristiani l’esempio di Cristo nel suo ritiro nel deserto, la Chiesa ci prepara alla celebrazione delle solennità pasquali della Passione, morte e risurrezione del Signore.
Il primo gesto che compiamo in Quaresima è di accettare che la Chiesa, nel primo giorno di questo tempo santo, ci imponga le Ceneri sulla testa e ci richiami la necessità di cambiare (conversione) vita. Le Ceneri benedette sono per noi un forte richiamo alla serietà di vita; richiamo alla nostra fragilità, bisognosa di essere curata dal Medico divino (Gesù); richiamo al nostro essere terra (humus) umile che ci insegna l’umiltà.
Il secondo gesto è la carità, cartina al tornasole del nostro cambiamento interiore. Le nostre Parrocchie organizzano due iniziative importanti:
1) “Domenica del cesto per i poveri(Sabato 9 e Domenica 10 marzo) dove deporre generi alimentari (pasta, latte, olio, pelati, tonno, carne in scatola, biscotti, marmellata, riso, farina, zucchero, ecc…) che saranno distribuiti alle famiglie povere delle nostre comunità attraverso la Caritas.
2) Il sostegno ai “Progetti missionari” da mercoledì delle Ceneri a fine maggio.
Gesti per iniziare bene la Quaresima: un bel cammino di quaranta giorni.
dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

La Quaresima 2019 ci ripropone degli interrogativi antichi e fondamentali: cresce la mia fedeltà a Cristo, il mio desiderio di santità? Cresce il mio amore al Vangelo? Cresce il mio impegno cristiano nella Chiesa? Cresce la mia generosità e il mio apostolato cristiano nella mia vita di ogni giorno, nel mio lavoro, fra i miei colleghi? Ognuno risponda a queste domande e scoprirà che è necessaria una ripresa di slancio nella fede, una nuova trasformazione, perché Cristo viva in noi, e perché la sua immagine si rifletta limpidamente nella nostra condotta di vita.
Chiamiamo Quaresima il periodo di quaranta giorni (Quadragesima) dedicato alla preparazione della Pasqua. Dal IV° secolo è un tempo di penitenza e di rinnovamento per tutta la Chiesa, con la pratica del digiuno e dell’astinenza. In questo modo semplice e concreto, “la Chiesa ogni anno si unisce al mistero di Gesù nel deserto con i quaranta giorni della Quaresima” (Catech. Chiesa Catt., 540). Proponendo ai cristiani l’esempio di Cristo nel suo ritiro nel deserto, la Chiesa ci prepara alla celebrazione delle solennità pasquali della Passione, morte e risurrezione del Signore.
Il primo gesto che compiamo in Quaresima è di accettare che la Chiesa, nel primo giorno di questo tempo santo, ci imponga le Ceneri sulla testa e ci richiami la necessità di cambiare (conversione) vita. Le Ceneri benedette sono per noi un forte richiamo alla serietà di vita; richiamo alla nostra fragilità, bisognosa di essere curata dal Medico divino (Gesù); richiamo al nostro essere terra (humus) umile che ci insegna l’umiltà.
Il secondo gesto è la carità, cartina al tornasole del nostro cambiamento interiore. Le nostre Parrocchie organizzano due iniziative importanti:
1) “Domenica del cesto per i poveri(Sabato 9 e Domenica 10 marzo) dove deporre generi alimentari (pasta, latte, olio, pelati, tonno, carne in scatola, biscotti, marmellata, riso, farina, zucchero, ecc…) che saranno distribuiti alle famiglie povere delle nostre comunità attraverso la Caritas.
2) Il sostegno ai “Progetti missionari” da mercoledì delle Ceneri a fine maggio.
Gesti per iniziare bene la Quaresima: un bel cammino di quaranta giorni.
dD

RIFLESSIONE PARROCO

PERCORSO SPECIALE DI PREPARAZIONE AL SACRAMENTO AL MATRIMONIO a

Stai convivendo da tanti anni, oppure sei sposato civilmente? Pur volendolo, non hai mai deciso di sposarti cristianamente? Hai delle paure? Non hai i soldi per farlo?…
Eccoti una proposta concreta che il parroco offre un PERCORSO PER CHI HA GIà MOLTI ANNI DI VITA DI COPPIA ALLE SPALLE, E FORSE ANCHE QUALCHE FIGLIO. Cinque incontri in canonica a Basiliano (vedi sul sito le date).
Al termine della preparazione, ti propongo la CELEBRAZIONE COMUNITARIA DEL MATRIMONIO tutte le coppie insieme: Sabato 11 maggio 2019. A seguire la festa nella Sala parrocchiale.
Iscrizioni in canonica, entro il 28 febbraio 2019. Tel. 0432.84019.
Con affetto. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Corsi yoga e cristianesimo

Così come ha dato notizia il Messaggero Veneto di mercoledì 31 gennaio, per venire incontro alla incapacità di concentrazione dei ragazzi, a San Daniele del Friuli le scuole hanno deciso di proporre dei corsi yoga. Così come si può leggere nella circolare del Comune di Basiliano sul “Progetto doposcuola a.s. 2018-2019”, anche nelle scuole primarie del nostro comune si sono attivati questi corsi. Non solo, ma anche a Basagliapenta c’è un centro di spiritualità yoga (in piazza S. Valentino), che fornisce corsi yoga, per adulti e specie per i bimbi (così come si può leggere sulle locandine).
Come pastore di queste comunità cristiane, è mio dovere fare chiarezza sulle conseguenze di queste scelte educative nei confronti dei più piccoli, apparentemente innocue e fatte a “fin di bene”, ma che marchiano per sempre una visione della vita e cambiano radicalmente la prospettiva delle scelte del proprio battesimo cristiano. E in questi tempi di grande disorientamento per i genitori, spesso molto preoccupati per il bene dei loro figli, si rischiano scelte altrettanto confuse se non dannose. Va chiarito subito, che lo yoga non è solo una “tecnica di rilassamento” così come appare, ma una vera e propria spiritualità derivante dall’induismo (guidata da “maestri”), che ha potuto attecchire in Europa, grazie a due problemi, che toccano gli adulti, ma soprattutto le nuove generazioni: lo stress della vita e l’ignoranza di fede dei cristiani. Ci si rivolge oggi a tali metodi per motivi terapeutici, per sanare l’irrequietezza psicologica o il vuoto spirituale di una vita sottoposta al ritmo assillante della società, che spinge a queste scelte sperando di trovare in esse la via della calma interiore e dell’equilibrio psichico.
Le differenze. Esistono delle differenze tra la meditazione cristiana e quella yoga? Esiste una differenza tra il concetto di persona inteso dal cristianesimo e quello inteso dallo yoga? Dio c’entra con lo yoga?
Lo yoga escogita delle tecniche per aiutare l’uomo a non ragionare, a non pensare, a cercare in sè stessi il vuoto liberante. E tutto ciò lo si raggiungerebbe attraverso delle “tecniche” di origine tibetane (Zen) o giapponesi.
Duemila anni di cristianesimo hanno nulla da offrire ai cristiani di oggi? Buttar fuori l’aria mentre si è in una posizione corporea retta a gambe incrociate, può anche far bene, produrre un certo “benessere” fisico. Raggiungere il fine di “non pensare a nulla”, di realizzare il distacco dalle cose può apparire cosa buona. Ma per noi cristiani non è sufficiente, perché non provoca nessun cambiamento di conversione dei costumi o di vita; si tratta solo e sempre di realizzare un processo di autoconcentrazione sul proprio “io”, dove l’individuo è sempre e solo al centro di tutto, e l’altro (anche l’ALTRO che è Dio) viene eliminato dai propri pensieri e dalle proprie scelte di vita perché toglie la pace, la tranquillità. Anche Dio disturba la mia pace. E si può vivere e pregare anche quando è difficile!
Un esempio può servire a comprendere. Se uno sposo è in crisi, e per superare i problemi di coppia sceglie di frequentare i corsi yoga, non sarà certo aiutato a ritornare a casa dal proprio sposo con l’animo di volerlo comprendere e amare, o di realizzare un nuovo tentativo di dialogo con lui; sarà piuttosto aiutato a distaccarsi dal proprio partner e, addirittura dai propri figli, perché essi gli impediscono il raggiungimento del suo benessere individuale, che viene prima e al di sopra di tutto. Da sempre, il cristianesimo propone la cura dell’anima, la cura della propria spiritualità e interiorità.
Il cristianesimo ha i suoi metodi di orazione e di meditazione, che MAI ci allontanano dagli altri o da Dio; MAI vedono l’altro come un ostacolo alla propria realizzazione; MAI considera il mondo come una illusione o una realtà da cui fuggire; MAI il cristianesimo sostituisce l’uomo a Dio e alla sua volontà di amore, pensando che tutto ruoti attorno al proprio ombelico umano; MAI il cristianesimo confonde la persona con il “tutto universale”, ma rispetta la dignità della persona, l’originalità e unicità della propria e altrui persona, senza sovrapposizione o confusione.
Insomma, lo yoga è una tecnica in aperto contrasto con la visione antropologica (visione dell’uomo) e teologica (visione di Dio) del cristianesimo.
La fede cristiana mi chiede di convertire la mia vita riportando la mia attenzione spirituale ai motivi della mia infelicità; mi invita a rimettere ordine nelle mie scelte di amore, mi riporta alla carità. Sì, troppo spesso la mia infelicità nasce dalle mie scelte sbagliate: ho amato più le cose (la mia carriera, i soldi, il potere, l’auto,…) che Dio e le persone affidatemi. Il distacco mentale realizzato attraverso queste tecniche yoga non portano alla conversione, non portano a Dio o all’altro, al massimo cercano un benessere corporeo.
A noi cristiani, Gesù continua a dire: “Amerai il Signore tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tuia mente; e il prossimo come te stesso” (Mt 22, 37-38). A noi, Gesù chiede di curare la nostra relazione con il Padre, con i fratelli, con il creato, riempiendo di una Presenza (Dio) la nostra vita. Per lo yoga, la meditazione è invece pensare al “nulla”. Per noi cristiani, la meditazione è pensare a qualcuno: a Dio, al mio sposo, ai miei figli, ai motivi egoistici della mia infelicità; è pregare per me e per gli altri; la meditazione cristiana produce amore, mai vuoto e distacco dalla realtà.
Lo confesso, anch’io ho alcune tecniche di rilassamento: pregare sul vangelo, pregare il Rosario. In particolare, prego ogni giorno il Rosario per tutti voi e per i vostri problemi, vi affido alla Madonna e a Gesù, e questo mi dà tanta pace. Ve lo consiglio. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Il Signore Gesù, ci fa dono della Sua Parola che illumina il nostro cammino e le nostre scelte. Infatti, la nostra vita di Chiesa e di singoli cristiani, non è guidata dal caso o dagli oroscopi, o da una ineluttabilità ma da Dio, che è nostro Padre, il quale mediante il Figlio Gesù e il Suo Spirito Santo ci orienta e ci invita a fare delle nostre scelte la realizzazione della Sua volontà o del Suo Disegno sul mondo. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Si domandavano se non fosse lui il Cristo. Giovanni rispose dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco»… Gesù, ricevuto il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»” (Luca 3, 15-16.21-22).

Lasciamo che lo Spirito Santo, che si è posato su Gesù, alimenti il fuoco della nostra vita e ravvivi il nostro Battesimo, che è immersione in Lui e adesione al Suo Vangelo. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Caro Sant’Andrea, i nostri vecchi ti hanno scelto come patrono della parrocchia di Basiliano e dell’intero Comune. Tu sei un Apostolo di Cristo, ed un giorno hai risposto con generosità alla chiamata di Gesù lungo il lago di Galilea, ti preghiamo di assomigliarti un pochino: rendici disponili ad accogliere il dono della fede in Gesù e intercedi per noi, affinché la nostra fede vacillante sia nutrita dalla Sua Parola di vita eterna e dalla Sua Eucaristia, il pane del cammino per la nostra vita.
Tu Andrea, dopo aver incontrato Gesù, gli conducesti tuo fratello Pietro per farglielo conoscere. Eri rimasto folgorato dalle sue parole e volevi che anche lui fosse arricchito dai doni di Gesù. Ti chiediamo: fa’ che portiamo al Signore i nostri giovani e ragazzi, assieme a tutte le persone senza speranza e senza amore. Fà che non ci vergogniamo di condurli a Gesù, o che rimandiamo questo incontro. Tu lo hai fatto subito, non hai perso tempo a condurre Pietro.
Sai, come parroco di queste Comunità ho un desiderio: rendi disponibili i nostri giovani ad una vita consacrata tutta spesa per il Vangelo e la Chiesa. Tu non hai ritenuto tempo perso o sprecato l’abbandonare il tuo mestiere di pescatore per seguire Gesù. Intercedi anche Tu presso il Padre, affinché non manchino mai i necessari sacerdoti, che regalano alle nostre comunità la Parola di Dio e i sacramenti di Cristo.
Guarda il nostro popolo e benedicilo. Benedici specialmente chi soffre per la mancanza di lavoro e di serenità, di prospettiva e di tranquillità. Sai, i tempi che viviamo non sono proprio il massimo, ci offrono qualche preoccupazione. Ma anche su questo Tu hai da insegnarci, che è meglio non affrontare i problemi da soli, ma con Gesù. Benedici le nostre case, le nostre famiglie, l’amore degli sposi, e i nostri anziani. Sostieni con il dono della prudenza, le pubbliche autorità di questo Comune nel loro servizio alla comunità civile.
Sai Sant’Andrea, l’anno prossimo ci saranno le elezioni comunali qui da noi. È roba che tu non conoscevi ai tuoi tempi, perché non c’era la democrazia sotto i romani… ma il rischio di perdere la democrazia c’è anche oggi.
A te, patrono di questo Comune, oso chiedere: fa’ che la campagna elettorale sia serena, rispettosa tra le persone; che nessuno scenda in piazza per offendere o distruggere l’onorabilità degli altri. Semmai che la campagna elettorale risvegli i programmi per il bene della nostra gente, aiuti a creare confronto e sinergie per organizzare la nostra comunità civile. Sia un’opportunità per tutti di collaborazione, di riflessione pacata, piena di prudenza e sapienza, tutti doni che dovrai invocare con abbondanza, perché di questi tempi non sono di moda.
O Sant’Andrea, tu sei una delle Dodici Colonne della Chiesa, ti supplichiamo prega Gesù per noi, affinché non manchino in queste nostre sette comunità di Basiliano il dialogo, la pace, la concordia e la prosperità. dD

RIFLESSIONE DEL PARROCO

Domenica 25: Giornata del Seminario

Anche quest’anno la nostra diocesi è chiamata a vivere la “Giornata del Seminario”. Si tratta di un’opportunità per riflettere, dialogare e pregare per le vocazioni al sacerdozio. «Non è, questo, il momento di cedere alla rassegnazione, ma piuttosto di “bussare” senza stancarci invocando “operai per la messe” (Cfr Mt 9,38) che è sempre molta» (Lettera dei Vescovi FVG, 4). Questo invito dei nostri Pastori si fa pressante: «Sono numerose le persone che aspettano la speranza del Vangelo e la consolazione che Gesù ha portato» (id), e noi come Chiesa udinese raccogliamo questo appello all’evangelizzazione che sgorga fluente dal cuore di chi vede ogni giorno un popolo desideroso, o forse solo, bisognoso di salvezza.
La Giornata del Seminario 2018 si colloca in questo contesto di annuncio rinnovato del vangelo di salvezza al popolo friulano. La Parola di Dio che fonda il nostro cammino di fede lo attesta con chiarezza: «Il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo» (1 Gv 4,14); «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1,29). Così Pietro, che giustifica la guarigione dell’uomo storpio, avvenuta nel nome di Gesù (cf. At 3,1-8) ripete a noi oggi: «In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale dobbiamo essere salvati» (At 4,12). Gesù Cristo «è il Signore di tutti»; «è il giudice dei vivi e dei morti costituito da Dio»; per cui «chiunque crede in lui ottiene la remissione dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10,36.42.43).
Celebrare la Giornata del Seminario in occasione della Solennità di Cristo re dell’universo (domenica 25 novembre) significa ribadire questo primato della nostra fede fondata su Gesù; non è dunque solo un proferire alcune parole confuse su chi si prepara al sacerdozio da noi, ma rinnovare la centralità di Cristo Sommo sacerdote dell’umanità.
«Aiutare a scoprire la vocazione è un grande atto di amore» e «Senza sacerdoti la Chiesa non potrebbe vivere» (n.7), perché senza Cristo e senza Eucaristia non possiamo vivere e sperare. Parlare del Seminario è dunque una necessità, perché «Cristo ci è necessario» (san Paolo VI); ci è necessaria la Sua Parola di vita che penetra nel cuore degli uomini «come spada a doppio taglio» (Ebr 4,12), ci sono necessari l’Eucaristia e gli altri sacramenti che il prete condivide con il popolo di Dio, in forza della grazia dello Spirito Santo che lo ha consacrato.
Parlare delle vocazioni al sacerdozio e pregare per esse! Ai giovani e ai ragazzi, bisogna parlare di Seminario e di vocazione al sacerdozio. Parlare del Seminario e della vocazione al sacerdozio nella catechesi di tutte le età, e pregare per esse. È Gesù a chiedercelo di pregare per ottenere la grazia di operai che si dedichino alla crescita del Regno di Dio in mezzo agli uomini.
Non perdiamo quest’occasione.

dD