SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI A

Testimoni autorevoli della speranza cristiana
In questa solenne festa di Tutti i Santi, la Chiesa ci in­vita a riflettere sulla grande speranza, che si fonda sulla ri­surrezione di Cristo: Cristo è risorto e anche noi saremo con Lui. I santi e i beati sono i testimoni più autorevoli della speranza cristiana, perché l’hanno vissuta in pienezza nella loro esistenza, tra gioie e sofferenze, attuando le Bea­titudini che Gesù ha predicato e che oggi risuonano nella liturgia (cfr Mt 5,1-12a). Le Beatitudini evangeliche, infatti, sono la via della santità.
La seconda è questa: Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati (v. 4). Sembrano parole contraddittorie, perché il pianto non è segno di gioia e felicità. Motivi di pianto e di sofferenza sono la morte, la malattia, le avver­sità morali, il peccato e gli errori: semplicemente la vita di ogni giorno, fragile, debole e segnata da difficoltà. Una vi­ta a volte ferita e provata da ingratitudini e incomprensio­ni. Gesù proclama beati coloro che piangono per queste realtà e, nonostante tutto, confidano nel Signore e si pon­gono sotto la sua ombra. Non sono indifferenti, e nemmeno induriscono il cuore nel dolore, ma sperano con pa­zienza nella consolazione di Dio. E questa consolazione la sperimentano già in questa vita.
Nella terza Beatitudine Gesù afferma: Beati i miti, perché avranno in eredità la terra (v. 5). Fratelli e sorelle, la mitezza! La mitezza è caratteristica di Gesù, che dice di sé: «Impa­rate da me che sono mite e umile di cuore» (Mt 11,29). Miti sono coloro che sanno dominare sé stessi, che lasciano spazio all’altro, lo ascoltano e lo rispettano nel suo modo di vivere, nei suoi bisogni e nelle sue richieste. Non inten­dono sopraffarlo né sminuirlo, non vogliono sovrastare e dominare su tutto, né imporre le proprie idee e i propri in­teressi a danno degli altri. Queste persone, che la mentalità mondana non apprezza, sono invece preziose agli occhi di Dio, il quale dà loro in eredità la terra promessa, cioè la vita eterna. Anche questa beatitudine comincia quaggiù e si compirà in cielo, in Cristo. La mitezza. In questo mo­mento della vita anche mondiale, dove c’è tanta aggressi­vità… e anche nella vita di ogni giorno, la prima cosa che esce da noi è l’aggressione, la difesa… Abbiamo bisogno di mitezza per andare avanti nel cammino della santità. Ascoltare, rispettare, non aggredire: mitezza.
Cari fratelli e sorelle, scegliere la purezza, la mitezza e la misericordia; scegliere di affidarsi al Signore nella po­vertà di spirito e nell’afflizione; impegnarsi per la giustizia e per la pace, tutto questo significa andare controcorrente rispetto alla mentalità di questo mondo, rispetto alla cul­tura del possesso, del divertimento senza senso, dell’arro­ganza verso i più deboli. Questa strada evangelica è stata percorsa dai santi e dai beati. La solennità di oggi, che ce­lebra Tutti i Santi, ci ricorda la personale e universale vo­cazione alla santità, e ci propone i modelli sicuri per questo cammino, che ciascuno percorre in maniera unica, in maniera irripetibile. Basta pensare all’inesauribile varietà di doni e di storie concrete che c’è tra i santi e le sante: non sono uguali, ognuno ha la propria personalità e ha sviluppato la sua vita nella santità secondo la propria per­sonalità. Ognuno di noi può farlo, andare su quella strada. Mitezza, mitezza per favore e andremo verso la santità.

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