RIFLESSIONE DEL PARROCO

Figli generati da una famiglia
Bambini che si preparano alla Prima Confessione e alla Prima Comunione… Sono giorni di grande festa per una comunità cristiana. Anch’essi sono stati generati da una famiglia, povera, debole, ma famiglia in cui Dio li ha chiamati alla vita e all’amore. Alle loro famiglie – a quelle che lo sono divenute sacramentalmente, a quelle che non sono riuscite ancora a diventarlo, a quelle che non lo sono più,… a tutte loro, dedico queste riflessioni.
«Come sposi ci sentiamo parte di una Chiesa, missionaria dell’amore e nell’amore, in un mondo che non sa più cos’è l’amore. Alle volte una chiesa gotica può mettere soggezione (anche la famiglia può mettere soggezione!) per la sua imponenza, ma poi percorrendola ti rendi conto che gli spazi sono il respiro stesso dell’edificio, perchè creano l’armonia e la bellezza del luogo in cui ti trovi… E camminando scopri il cuore del tempio: l’altare dove lo Sposo Gesù si fa uno con la Sua Chiesa. Il nostro è un cammino iniziato nel fidanzamento, proseguito nel matrimonio; è un cammino che non ha mai fine perchè cerchiamo continuamente di far crescere il nostro amore. La fedeltà è come l’anello che portiamo al dito, è il segno dell’amore, del rispetto reciproco, del dono di noi, della nostra unione indissolubile. Come vorremmo far comprendere tutto questo alle giovani coppie, alle famiglie in difficoltà…!». Così mi scrivono due amici sposi, preoccupati di testimoniare nella loro comunità la loro esperienza di famiglia – Chiesa domestica a chi, forse, non conosce ancora bene né il concetto di Chiesa, né quello di famiglia, o vive tutte le fragilità possibili, che sono figlie di quest’epoca.
È san Paolo a ricordarcelo: «Questo mistero è grande» (Ef 5,32); sì il matrimonio è un grande mistero perché è avvolto dalla presenza di Dio che lo avvolge e lo santifica. È un Dio che chiama l’uomo ad altezze impensabili: vivere l’amore, nella misura “alta” voluta da Cristo. E Gesù rende possibile questa unione nonostante la fragilità di un uomo e una donna, perchè si unisce a loro facendo nascere l’esperienza originale della Chiesa. La famiglia celebra la presenza del Dio amore, e vive ogni giorno testimoniandolo nella fragilità. Da questa esperienza di fragilità santificata dall’amore di Cristo, nascono bambini, sgorgano uomini e donne, vocazioni all’amore per la Chiesa e il mondo. È nella famiglia che si impara ad amare e servire, ad essere fedeli e a perdonare, non in un altro luogo! Che mistero di fragilità e grandezza è la famiglia pensata da Dio! Sì, se non ci fosse la famiglia, la Chiesa non ci sarebbe, poiché sarebbe priva dell’esperienza originale e tangibile di come Dio ama oggi. Solo la testimonianza della famiglia, rende possibile il passaggio del Signore nella storia concreta di ogni persona. Ogni altro amore umano è superficiale e resta rinchiuso nella schiavitù dell’emotività, o nella grettezza di una relazione stanca e ripetitiva. Dio passa, ama tutti e chiama le famiglie a farsi scuola di amore infinito, e non solo di amore emotivo, instabile, zoppicante. Anche oggi Dio, in Cristo passa e chiama le famiglie ad un sussulto di fedeltà, di fecondità, di donazione. Sì, la famiglia è luogo di vocazione all’amore, perché è il luogo scelto da Dio per dire il suo amore. Per questo, senza famiglie i figli sono fragili e poveri, perché non sanno più dove imparare ad amare.
Signore, donaci sante famiglie che insegnino ad amare.  dD

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