RIFLESSIONE DEL PARROCO

L’essenzialità nelle scelte educative

L’essenzialità è un modo di essere e di vivere la vita, prima ancora che un modo di utilizzare le risorse disponibili. Sappiamo, che il vestito o le scarpe firmate escludono o aggregano i gruppi di ragazzi; per questo, i ragazzi temono di esser tagliati fuori dai circuiti relazionali dei loro amici.
Come educare all’essenzialità? Facendo crescere la libertà attraverso la rinuncia. Certo, non è facile proporre rinunce oggi; i nostri bambini, ragazzi e giovani non sono pronti ad affrontarle, anche perché noi stessi adulti non sappiamo rinunciare, e non siamo pronti alle rinunce. Soprattutto, i nostri figli non sono abituati a comprendere il “perché” della rinuncia! Se tutto è disponibile, se tutto posso ottenere, perché dovrei rinunciarvi? Lo voglio, lo pretendo, se non mi viene dato, me lo prendo da me. Proviamo ad applicare questa visione alle risorse vitali, acqua, cibo, “denaro”, pensando che non sono illimitate…
Allora, sforziamoci come adulti, di proporre loro la ricerca di beni ben più durevoli, illimitati, capaci di creare legami: la fede in Dio, l’amore verso tutti, l’amicizia, la solidarietà, l’accoglienza dei più deboli. Per farlo, oggi occorrono il coraggio e la forza dell’esempio: due elementi validi in ogni azione educativa.
L’obiettivo educativo più importante è dunque far comprendere, che si può vivere con dignità senza “possedere tutto”, ma solo ciò che è essenziale per “vivere in modo degno”.
Ma cos’è necessario “per vivere in modo degno”? Qui ritorna la necessità della nostra fede: chi è l’uomo per la Parola di Dio? La Bibbia, insegna che l’uomo è stato creato «ad immagine di Dio» capace di conoscere e di amare il suo Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse (non schiavo delle cose), per governarle e servirsene a gloria di Dio (cfr Concilio Vat. II, GS, 12). Per questo all’uomo non possono bastare le “cose”, fossero a sua disposizione anche tutte e le più belle, perché in lui v’è una sete di Altro e di altro. Se io possedessi tutti i beni della terra, ma non avessi l’interiorità, la fede, la capacità di amare e donare, … a nulla servirebbero le mie ricchezze. Anche se ricco, sarei senza una dignità umana.
Anche le relazioni tra le persone sono vissute nell’ottica del “consumo”, e non della “dignità umana”? Noi educhiamo i nostri figli ad avere una loro dignità, o li educhiamo (o diseduchiamo) a consumare persone e cose?
Viviamo nel benessere più sfrenato, acquistiamo e consumiamo più di quanto ci occorre, anche l’inutile, per il solo gusto di possedere. Così, ci abituiamo a “produrre scarti” buttando il cibo e le cose. Ma non solo, non ci fa più problema se accanto a noi ci sono “vite di scarto”, emarginati da una società che produce persone tagliate fuori da ogni circuito perché impossibilitate a consumare, o perché loro stesse oggetto di consumo da parte di altri. Così una società senza dignità umana, produce uomini scartati e senza dignità. Ma la Parola di Dio ci insegna, che fa parte della nostra dignità umana prenderci cura anche di chi è meno fortunato, alla maniera di Cristo che si è preso cura di ciascuno di noi poveri, deboli e peccatori. Per Cristo, non ci sono scarti.   dD

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